l’intelligenza degli elettricisti

Post da Aprile 2008

La prevalenza del cretino ( omaggio a Maurizio Gasparri)

Aprile 30, 2008 · 1 Commento

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Scrive Filippo Facci sul Giornale di oggi:

Se Maurizio Gasparri resistesse dallo sciorinare opinioni non fondamentali su tutto, prolifico come un Pecoraro Scanio della destra, più di tanto non soffriremmo. Il suo promettere, come prima battuta a caldo, che «parlerò degli stili di vita di Bettini», e che «potremmo mandare Veltroni in Africa e Bettini in Thailandia», ecco, ci rendiamo conto: sono battute davvero irresistibili. Ma ci saremmo sforzati di resistere.Gasparri non resisterà alla tentazione.

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Non condivido quasi mai quello che scrive Filippo Facci, ma su Gasparri non ho difficoltà a dargli ragione.

Di Gasparri mia moglie dice: questo è un disonesto o un cretino.

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Io le rispondo: sull’onestà di Gasparri metterei la mano sul fuoco.

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Sono i leghisti i nuovi maestri di pensiero?

Aprile 22, 2008 · Lascia un Commento

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Sorprendente il cambiamento avvenuto in pochi giorni nella comunicazione politica italiana: mai gli uomini della lega avevano ricevuto tanta considerazione e rispetto.

Da parte degli altri uomini politici, naturalmente.

Perchè che la Lega fosse seguita con attenzione dagli elettori era chiaro da un pezzo.

Lo ha constatato con sorpresa a “Porta a Porta” uno dei leghisti più combattivi, Roberto Castelli :

Fino a poco tempo fa, quando aprivamo la bocca, ci guardavate come
trogloditi, adesso sembra che siamo diventati maestri di pensiero.
Eppure siamo quelli di sempre. Solo persone di buon senso

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Dilagava nelle trasmissioni di ieri sera anche Niki Vendola, presente sia ad “8 e mezzo” che a “Primo Piano“.

Parlava del disagio dei ceti deboli.

Ma ,invece di dire, con il linguaggio terra terra che ha fatto la fortuna di molti politici, che ci sono molti che stentano a campare se ne è uscito con una frase inutilmente elegante e complicata:

Troppa gente ormai ha preso a frequentare l’immaginario della povertà“.

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Un altro suo compagno di partito, Diliberto, si illude di ricominciare a recuperare consensi, tirando fuori dalle soffitte dove era finito il simbolo della falce e martello, come se fosse stata l’eliminazione di quel simbolo ad allontanare l’elettorato.

Ecco in sintesi la dinamica di queste elezioni: c’e chi ha messo sul “mercato” buonsenso e soluzioni concrete e chi ha preferito aggrapparsi a frasi vuote e inutilmente complicate.

C’è chi ha ascoltato l’elettorato, ha capito che in momenti come questi vuole risposte di pancia e ha saputo darle.

E c’è chi ha parlato da intellettuale che vuole fare bella figuara con altri intellettuali, sfoggiando cultura e dominio della sintassi.

Com’è andata s’è visto.

“Le parole sono importanti” direbbe Nanni Moretti


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Silvio: lo conosciamo, ma non sappiamo come evitarlo

Aprile 21, 2008 · Lascia un Commento

Flickr imageAlcuni credono in se stessi

Lui pensa a se stesso come alla Madonna e disprezza tutti quelli che non fanno altrettanto

Flickr imageAlcuni hanno poche idee e spesso non sanno trovare la strada giusta per difenderle.

Lui ha molti interessi e sa sempre come tutelarli.

Flickr imageAltri si aggregano secondo le circostanze e le convenienze.

Lui fa sempre il polo di aggregazione: sa sempre che saranno gli altri a tornare a Canossa.

Flickr imageAlcuni riescono a governare, ma quando perdono le elezioni, perdono visibilità e influenza.

Lui, che sia il vincitore o sconfitto, occupa sempre il centro della scena.

Flickr imageMetà degli italiani lo ammira e lo segue.

L’altra metà lo conosce, ma non ha ancora capito come evitarlo.

Flickr imageAltri si usurano e gettano la spugna.

Lui è fatto per durare a lungo.

Flickr imageLa sua frase preferita in questi giorni è quella di Terminator:

I’m Back ( sono tornato).

Flickr imageAnche noi, in questi giorni, citiamo un film famoso:

“Non ci resta che piangere”.

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I’m back, sono tornato, disse Silvio Terminator

Aprile 21, 2008 · 1 Commento

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Anch’io, come tutti, mi aspetto che i politici si comportino coerentemente con le cose che hanno detto o le promesse che hanno fatto.

Esempio: se hanno parlato di cordata italiana per Alitalia, vorrei vederla venir fuori ( mentre mi sembra rispuntare Air France); se hanno detto che Bossi non poteva diventare ministro per motivi di salute, vorrei vedere quest’ultimo limitarsi a fare il Padre Nobile della coalizione ( mentre appare evidente che andrà a giurare fedeltà ad una Costituzione che disprezza all’ombra di una bandiera che vorrebbe utilizzare come carta igienica).

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Sconcertante appare poi l’atteggiamento di chi si appresta a ridiventare il nuovo padrone d’Italia: non ha ancora ricevuto alcun incarico, ma riceve privatamente il leader di un paese straniero dando alla cosa l’efficacia e il risalto mediatico di una visita di Stato.

Impone a tutti di non fare anticipazioni sulla composizione del nuovo governo per rispetto al Presidente della Repubblica, ma poi non si cura di evitare che le trattative e i nomi stiano su tutti i giornali .

Formalità da vecchia Repubblica? Forse.

Ma riparliamone a parti rovesciate. Proviamo ad immaginare ( e a sperare!) che , tra qualche anno, ci fosse un incontro privato con Zapatero, con queste caratteristiche e questo clamore, di un Veltroni fresco vincitore di elezioni con Silvio ancora in carica per l’ordinaria amministrazione. Immagino già gli alti lài per l’arroganza del nuovo leader di Giordano, Facci and Company . Gli stessi che adesso esaltano la vitalità e l’esuberanza di Silvio che comincia a fare il premier 20 giorni prima di insediarsi ufficialmente.

La forma, in certi casi, è anche sostanza, direbbero indignati, esattamente come noi adesso.

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Unico segno positivo, per il momento, sembra essere la scelta di Maroni al Viminale:molto meglio degli ex democristiani di cui si ventilava il nome. La lotta alla mafia è importante almeno quanto quella all’immigrazione clandestina: anche in questo campo vanno date risposte fermissime, per non lasciare adito ad alcun sospetto di connivenza o addirittura di fiancheggiamento.

Non dimentichiamo che in campagna elettorale, mentre un candidato lanciava un clamoroso guanto di sfida alla mafia, l’altro si soffermava ad onorarne uno dei caduti.

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La lezione che viene dalla sconfitta.

Aprile 20, 2008 · Lascia un Commento

Scrive Antonio Padellaro sull’Unità di oggi:

Lo choc elettorale è comprensibile ma sarebbe ora che gli sconfitti mettessero da parte rabbia e scoraggiamento per ricavare una qualche lezione utile dagli errori commessi invece di continuare a scaricarli altrove.
A cosa serve, per esempio, dare la colpa della propria sconfitta a un altro partito, ovvero al Pd di Veltroni ?
Ciò che non abbiamo ancora letto e sentito da nessuna parte è piuttosto un’analisi completa dell’occasione storica persa prima e durante il governo Prodi.

Interrogarsi sui circa quattro milioni di voti che mancano complessivamente al centrosinistra significa soprattutto riflettere sul destino di un tesoro dilapidato.

Dovremmo tutti rammentare infatti che dal 2001 in poi, nel quinquennio cioé del Berlusconi II, i partiti dell’allora opposizione inanellarono una brillante serie di successi consecutivi sbaragliando l’allora Cdl in ogni elezione comunale, regionale o europea che fosse.
Fu così che nella primavera del 2006 all’Unione appena costituita tutti i sondaggi attribuirono un vantaggio pressoché incolmabile sull’armata allo sbando del centrodestra.
Come fu che in poche settimane quella enorme distanza si ridusse ai famosi ventiquattromila voti non è un mistero doloroso.
Eppure alla fine andò bene, il Porcellum di Calderoli giocò incredibilmente a nostro favore e nella indimenticabile notte del 10 aprile 2006 Romano Prodi potè annunciare una vittoria risicatissima

A quel punto il rischio sventato in extremis avrebbe dovuto suggerire a tutti gli otto o nove partiti una strategia d’emergenza.

Trincerarsi, fare quadrato, prepararsi a resistere cinque anni e a qualunque costo.
Per il bene del paese ma anche per quel naturale istinto di autodifesa che è l’abc della politica.
Fin dall’inizio era chiaro a tutti che una anticipata fine del governo avrebbe trascinato nel baratro partiti e partitini. Su quei pochi voti di vantaggio reinvestiti con intelligenza e tenacia si sarebbe potuto cambiare a favore del centrosinistra il baricentro politico del paese.
Poiché era chiaro che, da Mastella a Bertinotti ne avrebbero guadagnato tutti, a tutti ragionevolmente sarebbe convenuto concorrere ad aiutare Prodi.
Il calvario a cui è stato sottoposto il Professore dai suoi alleati veri e presunti, giorno dopo giorno, resta, lo sappiamo, un capolavoro di autolesionismo e di stupidità politica.

Quel piccolo margine di maggioranza al Senato invece di essere difeso con le unghie e con i denti è stato continuamente giocato ai dadi per lucrarne, nel migliore dei casi, qualche straccio di visibilità sui giornali o in tv.

Il possibile che Rifondazione, Comunisti italiani e Verdi dicono di aver fatto per tenere in piedi la baracca non poteva bastare. Ci siamo forse dimenticati dei Rossi e dei Turigliatto? Dei ricatti sulla politica estera? Dei ministri di lotta in piazza a manifestare contro il governo di cui facevano parte?

E adesso, se tutti i responsabili di tanto insensato sperpero, a cominciare proprio da Mastella, non rientrano in Parlamento chi lo ha deciso? Il perfido Veltroni. O una massa di elettori furiosi dopo aver visto finire in fumo (e nell’immondizia) le proprie speranze? Via, siamo seri.

* * *

Il secondo pericolo che la sconfitta elettorale rischia di produrre nel campo a noi vicino è quello di una quasi resa morale.

L’idea cioè che dal 14 aprile scorso la destra ha sempre ragione.

Che gli italiani amano Berlusconi.

Che la Lega è l’unica forza autenticamente popolare, mentre il resto è solo casta approfittatrice.

Calma però. È vero, hanno vinto ma non hanno vinto tutto. I voti della destra (compreso Storace) sono 17 milioni e 800mila. Quelli del centrosinistra 15 milioni, di cui 12 milioni del solo Pd. Due milioni ne ha l’Udc. Ovvero: nel paese reale maggioranza e opposizione quasi pari sono. Le principali città italiane sono ancora governate dal Pd e dalla Sinistra. E così la maggior parte delle regioni. Checché ne dica Luca Cordero, c’è ancora un’organizzazione democratica di massa (11 milioni e 700mila tesserati) che si chiama sindacato.

I leghisti, sicuramente, hanno raccolto i frutti di un lavoro capillare sul territorio. Pd e sinistra devono prenderne atto e tornare a parlare con la gente. Le cittadine linde e pulite piacciono anche a noi. Se poi però il sindaco col manganello non toglie le panchine per non farci sedere gli immigrati. Del resto, di radiose comunità con i gerani sul balcone, e con l’orrore dietro l’uscio è piena la storia del Novecento.

A Veltroni diciamo quindi tenga la barra dritta. Con la sinistra, soprattutto con il popolo della sinistra, occorre ricostruire un rapporto perché siamo convinti che ciò può giovare molto al Pd e allargare la sua base di consenso. Bene l’opposizione senza sconti in Parlamento ma occorre sferrare una grande offensiva sui valori democratici. Quando ha detto alle mafie non vogliamo i vostri voti, è stato il momento più bello della sua campagna elettorale. Lo hanno preso in parola. Ne valeva la pena. Ma adesso ricordiamolo a tutti.

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La sinistra dei mausolei e la pancia degli elettori

Aprile 19, 2008 · Lascia un Commento

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Ancora una volta Silvio ci ha stupito: non solo ha vinto, ma è più forte di sempre.

Ma qual’è il segreto del suo successo ?

Silvio piace perchè è un buon comunicatore, pieno di difetti tipicamente italiani, con il quale quindi è facile identificarsi.

Silvio ha vinto perchè sa intercettare come pochi i desideri e le paure di una grossa fetta di popolazione.

Esattamente il contrario di quelli che sono finiti fuori del parlamento, come Bertinotti, Diliberto, Pecoraro Scanio, Giordano, Migliore, Russo Spena.

Di mestiere questi signori, diventati fantasmi della politica, facevano gli alfieri del popolo.

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Per mestiere questi signori erano quelli che il popolo avrebbero dovuto capirlo meglio di chiunque altro.

Adesso parlano di ritornare ai cancelli delle fabbriche.

Sarebbe ora che lo facessero sul serio, lasciando finalmente da parte i salotti, dove hanno brillato, i Mausolei di Lenin, dove hanno sostato commossi dicendo sciocchezze sulle salme, i subcomandanti che hanno ammirato.

Ma se devono tornare in fabbrica è bene che lo facciano con umiltà, disponibili a farsi spiegare quali sono i veri problemi: se vanno lì con la pretesa spocchiosa di spiegare alla gente come va il mondo, se vanno lì con pose leaderistiche invece che con la volontà di mettersi a disposizione dei bisogni veri della popolazione, tanto vale che se ne restino nei salotti.

Il tema chiave di questa campagna elettorale era l’immigrazione.

Parliamoci chiaro: sulla casa, sui salari, sul precariato, sulla rivalutazione delle pensioni chi non è in sintonia con il Paese?

Nessuno. Trovatene uno che dica che non sono problemi di prima grandezza. Magari le ricette sono diverse, ma tutti i partiti avevano in agenda questi temi.

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Ma sull’immigrazione e sulla sicurezza i signori dei salotti e dei Mausolei hanno taciuto, pensavano di poter imporre a chi vive nelle periferie degradate di questo paese la regola aurea e astratta della Solidarietà.

Che, intendiamoci, è un valore da tutelare e preservare, ma che non può essere l’unica risposta in un momento come questo.

Eppure le colpe di Berlusconi su questo tema sono evidenti e andavano indicate con chiarezza agli italiani.

Perchè gli immigrati onesti, se possono, scelgono di andare in altri paesi europei per andare a lavorare, mentre quelli disonesti non schiodano di qui ?

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Soprattutto grazie a Berlusconi , che ha accorciato i tempi di prescrizione dei reati, ma non ha dato risorse alla magistratura per consentirle di accorciare i tempi di realizzazione dei processi, questo paese è diventato il Bengodi della delinquenza., il tempio dell’Immunità.

Ma i signori dei salotti e dei mausolei su questo tema hanno preferito glissare, dimostrando di non aver capito niente della pancia dell’ elettorato.

Quella pancia che invece Silvio conosce così bene…fino al punto di sapersi fare paladino della soluzione di un problema che ha contribuito a creare.

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La bufala degli eletti per… caso ( Pannella, non sarebbe meglio chiedere scusa?)

Aprile 17, 2008 · Lascia un Commento

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Credo sia la prima volta in vita mia che mi trovo d’accordo con Renato Farina, giornalista di Libero, agente Betulla al servizio del Sismi, per il momento ancora escluso da Montecitorio ( è il primo dei “trombati” per il Pdl nel collegio di Lombardia 2).
Riporto qui le sue parole sul tema dello sciopero della fame di Pannella.
Sciopero iniziato per il rispetto della parola data ( che Pannella sosteneva fosse stata tradita assegnando i posti in lista ai radicali).

Il tono è duro, lo stile è quello che è, ( in fondo è come il coraggio, uno non se lo può dare) ma sui contenuti ci siamo.

Sul tema ci si aspettava una lettera di scuse di Pannella a Veltroni .

Ma il Grande Digiunatore sostiene che l’elezione di tutti e nove i radicali previsti è frutto del…caso. Ma per favore!

lettere di Farina

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Caro Marco Pannella, ci sono cascato ancora.

Ti avevo preso un po’ in giro, ma ti avevo creduto, quando avevi annunciato uno sciopero délla fame e della sete per protesta contro Veltroni: aveva promesso nove posti per i radicali in Parlamento, invece ti aveva truffato. Zamparutti e Meccacci non ce l’avrebbero mai fatta. Orrore. Povero Meccacci. Sciopero. Come può l’Italia andare avanti senza Zamparutti? Fedifraghi, menzogneri. Pacta sunt servanda.

Ho scritto: giusta ira, ma spreco di digiuni. Eri partito facendoti pelle e ossa per salvare due milioni di bambini dalla fame, ora eri pronto a lanciare in mortale disfida Il tuo corpo con medici al seguito per la fame di cadreghe di Z&M, tuoi amici. Però avevo bevuto la notizia del tradimento come oro colato. Ci ho creduto. Ci casco sempre con te. Hai fornito due motivi per intraprendere non un semplice digiuno, ma addirittura uno sciopero della sete universale, un «satyagraha mondiale a difesa della parola data». 1- altissimo – Al rispetto della parola è un fondamento della stessa legge. Vale la pena dare corpo alla sete di questa esigenza». Insomma un’arsura sacra che da te, Marco, si sarebbe dovuta trasferire per ogni plaga del globo in una splendida guerra di civiltà. 2 – più terra terra – «Gli accordi prevedevano 9 (nove) eletti radicali sicuri. Ma la parola data dalla politica italiana non vale un bene amato cazzo». Perfetto.

CINQUANTA GIORNI

Il digiuno si è protratto per cinquanta giorni, credo, ha coinvolto gente nei cinque continenti. I tibetani e il Dalai Lama coinvolti e inorriditi per l’atroce beffa riservata da Veltroni a Pannella e a Meccacci.

Ecco le elezioni. Il Partito democratico subisce una tranvata pazzesca: sotto dieci punti dal PdL. Ho pensato: sarà un’ecatombe di radicali truffati da Veltroni e poi schiacciati dal Berlusca. Invece. Agenzia Radicale: «I nove radicali candidati nelle liste del Partito democratico sarebbero stati eletti tutti al Parlamento. Otto di essi (Emma Bonino, Maurizio Turco, Rita Bernardini, Donatella Poretti, Marco Perduca, Matteo Meccaccí, Marco Beltrandi ed Elisabetta Zamparutti) sono risultati eletti direttamente, mentre Maria Antonietta Farina Coscioni, che era nella lista Pd del Friuli, deve attendere l’opzione dell’ex ministro del Lavoro Cesare Damiano, che come da accordi dovrebbe optare per il seggio conquistato in Piemonte».

Avevo creduto dicessi la verità, Marco Pannella. Invece forse rispetterai la parola data, ma dici anche un sacco di balle da impunito. Non pensi che anche le tue parole «non valgono un bene amato cazzo»? Chiedere scusa, fare uno sciopero della fame, un satyagraha mondiale contro chi mente alla gente calunniando il prossimo, no eh?

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Berlusconi è una fede, beato chi ci crede.

Aprile 14, 2008 · 1 Commento

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Leggo i giornali di tutto il mondo e mi accorgo che prevale lo stupore per il seguito che, almeno stando ai sondaggi, ancora riscuote Berlusconi in questo paese.

I commenti sono prevalentemente del tipo: e’ possibile che ci siano ancora tanti italiani che non hanno capito di che pasta è fatto?
Devo confessare che questa cosa lascia sbalordito anche me.

E’ come quando vai al cinema e vedi un bugiardo all’opera.

Il regista del film ci coinvolge, ci strizza l’occhio, racconta la storia in modo che gli spettatori sappiano che il protagonista è un bugiardo.

E’ una convenzione narrativa usata spesso.

In base ad essa assistiamo al film dotati della stessa consapevolezza del creatore della storia. Ogni tanto ci chiediamo: ma quand’è che la vittima dell’imbroglio si accorgerà di essere presa per i fondelli?

Pensiamo a volte, forti della nostra onniscienza, che la vittima dell’imbroglio sia uno stupido.

Ma siamo ingenerosi, perchè il regista a noi ha dato un sacco di indizi in più: ha inquadrato il truffatore mentre ghignava dopo aver detto una panzana, ce lo ha fatto sentire al telefono mentre tramava con un complice, ce lo ha fatto vedere mentre corteggiava una poco di buono dopo aver giurato eterna fedeltà alla moglie. Sappiamo anche che ha non ha pagato le tasse, che ha corrotto la magistratura o la polizia per non essere arrestato.
Insomma abbiamo un sacco di informazioni in più.

Con Berlusconi assistiamo ad uno strano film.
Alcuni spettatori recepiscono gli indizi, hanno sentito le sue telefonate ai complici, hanno assistito ai suoi processi, hanno visto i suoi sorrisi diabolici, si sono vergoganati delle sue battute.Sanno benissimo con chi hanno a che fare.
Altri spettatori invece che assistere al film sembra che stiano nel film, in mezzo ai personaggi presi per i fondelli dal protagonista.
Credono, quasi sempre in buona fede, di assistere alle gesta di un Cavaliere senza macchia e senza paura, di un Salvatore della patria, di un Unto del signore.
Rischiano di stramazzare per lo sbalordimento alla fine della storia.

Perchè, come diceva un presidente americano, si può ingannare tutti per poco tempo, oppure alcuni per tanto tempo, ma non tutti per tutto il tempo.

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Gianfranco Fini: da leader a pecora

Aprile 13, 2008 · Lascia un Commento

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Numero 2 del Popolo delle Libertà. Forse domani numero 1, questo almeno è il suo sogno.

Un sogno al quale ha sacrificato pochissimo.

Soltanto la dignità personale.

Fini sicuramente è tra quelli che pensano che sia prova d’intelligenza riconoscere i propri errori.

Peccato che non lo faccia mai.

Certo, è lecito cambiare idea, anche su temi importanti.

Ma, se si è uomini pubblici, si deve dare conto del proprio percorso interiore, indicare i fatti o i ragionamenti nuovi che hanno prodotto convincimenti nuovi.

In mancanza di ciò, noi elettori siamo costretti a qualificare questi nuovi orientamenti semplicemente come delle giravolte, come atti di volgare trasformismo.

Va detto che Fini non è il solo maestro della giravolta della politica italiana.

Ma ci piace citare lui perchè di recente ha fatto sforzi inimmaginabili per entrare nel Guiness dei Primati della Giravolta.

Ecco quello che ha detto nel giro di poche settimane:

18 novembre 2007:” Il nuovo partito di Berlusconi? Comportarsi come sta facendo Berlusconi non ha niente a che fare con il teatrino della politica: significa essere alle comiche finali. Berlusconi con me ha chiuso, non pensi di recuperarmi, io al contrario di lui non cambio posizione”

23 novembre 2007: “Abbiamo vissuto l’epoca berlusconiana con disagio. Le vignette che rappresentavano Berlusconi come uno scodinzolante cagnolino intorno a Bush hanno fatto il giro del mondo”.

16 dicembre 2007: “Il Cavaliere ha distrutto la Casa della Libertà e ora dovremmo bussare alla sua porta con il cappello in mano e la cenere in tasca. Non siamo postulanti. io tornare all’ovile? Sono il presidente di An, non una pecora”

8 Febbraio 2008: “Condivido la proposta di Berlusconi di dare al popolo del 2 dicembre, al Popolo della Libertà, un’unica voce in parlamento. E’ una pagina storica della politica italiana: il 13 aprile nascerà un nuovo soggetto politico”

Come definire quest’uomo?

Come lui stesso ha scelto di definirsi: come una pecora che torna all’ovile , come colui, che, uscito sprezzante da una casa amica dichiarando di non volerci tornare, vi fa ritorno come un postulante con il cappello in mano e la cenere in tasca.

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Berlusconi a Matrix: vieni avanti Bassino!

Aprile 12, 2008 · 3 Commenti

Uolter parla per primo. E’ una ventata di speranza.

Forse si illude e ci illudiamo noi con lui, ma disegna l’Italia che vorremmo. L’Italia che ritorna a stupire il mondo con il suo ingegno e la sua reattività nei momenti difficili, l’Italia che si libera delle mafie, della burocrazia e del clientelismo. L’Italia nella quale i nostri figli tornano ad avere le opportunità che avemmo noi quando avevamo la loro età, senza ricorrere a scorciatoie, compromessi e raccomandazioni.

Poi viene Berlusconi.

Rancoroso, sfuggente, aggressivo, avvitato su se stesso e sulle sue ossessioni. Un disco rotto che ripete da anni argomentazioni che conosciamo a memoria. Il solito campionario di autoesaltazione, arroganza, volgarità e “chiagni e fotti“.

Il suo avversario ha parlato dell’Italia, Silvio da anni ormai si appassiona solo a parlare di se stesso, pronto a scandalizzarsi quando gli altri non sono disponibili a considerarlo il centro della galassia.

Mentana praticamente è lì solo per annunciare la pubblicità.

D’altronde, anche se l’altro non fa che chiamarlo direttore, si vede benissimo chi è che dirige l’intera trasmissione.

Non una domanda da giornalista, solo qualche assist per porgergli le battute.

Una vecchia gag.

I fratelli De Rege erano più imprevedibili.

Manca solo che uno dica all’altro: vieni avanti cretino.

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