l’intelligenza degli elettricisti

Voce marcata come ‘fini’

Tre giorni alla mercè di un beduino: la Libia adesso siamo noi ( meno male che Fini c’è)

Giugno 13, 2009 · 1 Commento

gheddafi-silvio1

Volge al termine la visita di Stato di Gheddafi.

Con vero sollievo per tutti.

E’ vero, molti decenni fa, il nostro paese si è comportato malissimo con il suo. E lui è venuto in Italia per rinfacciarcelo.

Il fatto che si sia presentato con una foto di un martire della resistenza libica non mi ha turbato.

Sia pure quasi cento anni fa, il nostro Paese ha sbagliato, sia pure arrivando per ultimo tra le grandi potenze al banchetto delle invasioni coloniali.

Che il rappresentante di quel popolo venga in Italia con il proposito scoperto di sottolineare quel sopruso, ci può anche  stare.

Ma il resto?

Per tre giorni il colonnello è stato ricevuto dappertutto, accolto come un re e ossequiato da tutti.

In ogni occasione si è presentato in ritardo di almeno un’ora ,  pare per la necessità di presentarsi con un’abito diverso- o dovremmo dire costume?- ad ogni “recita”.

Ha parlato in ogni occasione, ascoltato come un oracolo, anche quando diceva corbellerie grandi quanto una casa.

Tutti intorno a lui sembravano preoccupati di assecondarlo. Interessi economici enormi ( si è parlato di commesse in Libia per le imprese italiane per l’ammontare di 20 miliardi) l’accordo sui respingimenti : troppi interessi in gioco per potersi permettere di scontentare il colonnello.

Hai visto mai che si offende e se ne va sbattendo la porta?

Abbiamo così assistito ad un vero contrappasso.

Fummo potenza coloniale e trattammo i libici come sottoposti.

Adesso arriva questo e tratta noi come gli italiani hanno trattato i libici.

gheddafi5Insomma la colonia siamo noi.

Poi ieri sera l’apoteosi della maleducazione.

Il colonnello è atteso alla Camera alle 17,  ma alle 19 non solo non è arrivato, ma non ha avvertito del suo ritardo. Come se fossero tutti a sua disposizione.

Sul ritardo ha poi dato versioni contrastanti: stavo male, stavo pregando.

Tutte cavolate. Poco dopo la “buca” data a Fini, il colonnello si è tolto lo sfizio di fare una passeggiata nel centro di Roma, seguito dal codazzo delle sue amazzoni e degli agenti dei servizi segreti libici.

Insomma ha fatto bene Fini a “rinunciare” all’onore di incontrarlo.

Un’ultima annotazione per il premier e i giornali che lo fiancheggiano: cosa avreste detto se le cose dette da Gheddafi ( “gli Usa come Bin Laden”) le avesse dette al Parlamento un qualsiasi leader politico italiano?

caruso01gProvate a immaginare che ne so? Francesco Caruso, il leader noglobal eletto con Rifondazione Comunista che fa un’affermazione del genere. Apriti cielo! Articolesse indignate, sferzanti corsivi, linciaggi mediatici di ogni genere e grado.

Le stesse cose le dice Gheddafi e che succede? Si minimizza, in nome della ragion di stato.

E’ proprio vero: ormai la Libia siamo noi.

Meno male che Gianfranco c’è , tocca dire.

Almeno lui è riuscito, unico tra tutti i maggiorenti di questa penosa Repubblica, a lanciare un segnale diverso , a dare una risposta dignitosa.

Nella tarda  serata, in compenso, per riequilibrare il comportamento di Fini, il nostro Premier è corso a Villa Pamphili e si è infilato per mezz’ora buona sotto la tenda.

Non si sa mai…


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Illusi, Complici, Gattopardi: gli italiani e il fenomeno Berlusconi ( scegli cosa vuoi essere)

Maggio 20, 2009 · 1 Commento

gattopardoHo letto e riletto varie volte “Il gattopardo”, il bellissimo romanzo scritto da Giuseppe Tomasi di Lampedusa alla fine degli anni ‘50.

Bellissimo romanzo.

Fabrizio, principe di Salina, il protagonista del romanzo non solo è un lucidissimo spettatore dell’universo che lo circonda, ma è anche un pessimista ( nonchè un esistenzialista ante litteram : anche se chi scrive il romanzo l’esistenzialismo lo conosceva, eccome).

Un pessimista della peggiore specie: quello che non vuole battersi per migliorare le cose.

Ufficialmente perchè non serve. In realtà perchè avrebbe troppo da rimetterci.

Chi glielo fa fare al Principe di impegnarsi?Che ritorno di gloria, di immagine, che benefici materiali  potrebbe ricavarne? Solo inutili sbattimenti.

Meglio andarsene sulla torretta a scrutare il cielo con il microscopio. Simpatico, intelligentissimo, affascinante, cepuscolare, tutto quello che vuoi, ma negativo.

L’atteggiamento di molti italiani oggi, al netto di fascino,intelligenza e simpatia, è simile al suo.

Molti pensano che è ora di finirla con gli allarmi antiberlusconiani perchè, tanto, sono tutti uguali.

La rivoluzione era iniziata con Mani Pulite.Purtroppo quello che doveva accadere non è accaduto.

Dovevano andarsene i disonesti e da quel momento in poi doveva esserci una discriminante seria e ossessiva nei confronti di chi avesse alle sue spalle comportamenti illegittimi o anche solo discutibili.

In qualunque partito militassero.Sarebbe stato l’inizio di una nuova moralità.

Tipo quella che in questi giorni mette idealmente i forconi in mano agli inglesi per le piccole, ma abominevoli ruberie dei loro rappresentanti in Parlamento.

Ma quel nuovo tipo di moralità non è passato: eppure le ruberie in questo paese sono molto più abominevoli e non certo piccole.

Il fatto è che coloro che agitavano il cappio in parlamento ( vedi i leghisti) coloro che si spellavano le mani per applaudire i magistarti di Milano ( vedi Feltri, Pera, La Russa, Gasparri, Fini ecc. ) sono diventati i corifei di una gestione amorale del potere.

E gli italiani che si aspettavano pulizia?

Illusi, minoranza dispettosa e rancorosa, moralisti un tanto al chilo, come amava dire Craxi.

Gli altri? O complici ( e per essere tali basta evadere il fisco, commettere abusi edilizi, pagare in nero ecc.) o Gattopardi.

Cioè convinti che sarebbe bello se le cose potessero cambiare.

Ma anche mortalmente annoiati e sicuri che non cambieranno.

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Il quoziente di intelligenza ( politica e non ) di Gasparri.

Febbraio 10, 2009 · Lascia un Commento

gasparri21“Sulla vicenda   Englaro peseranno per sempre le firme messe e le firme non messe”, dice Gasparri alludendo alla mancata emanazione, da parte del presidente della Repubblica, del decreto legge approvato venerdi’ scorso dal Consiglio dei Ministri.

Nessuno – ha aggiunto Gasparri – puo’ dirci di stare zitti, io ho delle opinioni e le esprimo. Ribadisco che quando si fara’ la storia di questa vicenda peseranno le firme messe e quelle non messe. Cos’altro ha pesato su questa vicenda se non le discussioni costituzionali oppure se fosse legittimo o meno fare un decreto? Certamente non la questione su che tempo facesse a Udine…”.

Dura la replica di Fini:

Gasparri e’ un irresponsabile che dovrebbe imparare a tacere perche’ il rispetto per la massima autorita’ dello Stato dovrebbe animare chiunque, in particolar modo il Presidente del Gruppo di maggioranza numericamente piu’ consistente”.

Questi i fatti

Di Gasparri è inutile parlare.

Mai pensato che fosse in genio.

Adesso se ne è accorto anche Fini.

Di quest’ultimo va detta una cosa: si è comportato come dovrebbe fare un presidente della Camera, nè più nè meno.

Ma ormai siamo a questo:  chiunque si comporti in maniera assolutamente normale appare un gigante in un paese di nani e ballerine.

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Ad An si chiedono: stiamo entrando in un partito vero o ci stanno assorbendo nel Partito Azienda?

Gennaio 21, 2009 · Lascia un Commento

unita-21-gennaio-2009

Categorie: politica
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A Fini diciamo: FORZA PECORA!

Gennaio 17, 2009 · Lascia un Commento

berlusconi-sbabila1Vogliamo ricordare come è nato il Popolo della Libertà?

Un bel giorno un signore, di nome Silvio, è salito sul predellino di una Mercedes per guadagnare quella ventina di centimetri che gli consentisse di dominare la folla di aficionados che aveva preventivamente radunato in una piazza, e ha fondato il Partito, diramando gli inviti.

Destinatari Fini e Casini.

Della serie: con noi o contro di noi.

Casini respinse l’invito in maniera quasi garbata.

Fini addirittura in maniera irridente. Alcune delle frasi che disse in quella circostanza passarono alla storia: “Siamo alle comiche finali” – “Sarei una pecora se tornassi indietro”.

Poi sappiamo come è finita: Casini non ha aderito all’invito, Fini si comportò da “pecora” ( la definizione- per sua sfortuna-  è dell’interessato).

Adesso sorge il problema dell’unificazione,  in quel partito fondato dal predellino, dei due partiti che vi sono confluiti: il Partito Azienda del premier, il partito vero Alleanza Nazionale.

Sarà un’annessione? Il partito vero, con alla sua guida l’uomo” pecora” ( la definizione, lo ripetia è By Gianfranco Fini) recalcitra.

Se deve esserci un partito unico, che sia un partito vero, sostengono dalle parti di Alleanza Nazionale.

Ci siano organi di gestione del partito eletti democraticamente ( e non per acclamazione) . Ci sia una vera dialettica. Ci siano congressi e non adunate oceaniche in cui parla solo il Capo.

Questi sono i dubbi che affiorano alla vigilia dell’unificazione.

Unificazione che il leader maximo vuole affrettare e che l’uomo pecora vuole rimandare per capire meglio dove si va a finire.

Che accadrà?

Ci sarà un nuovo partito vero, oppure, molto più semplicemente, si allargherà il Partito Azienda?

Lo scopriremo vivendo, diceva Battisti.
Molti di noi però credono di sapere come andrà a finire.

Chiudiamo con un incoraggiamento al Presidente della Camera: Forza Pecora! Fatti coraggio e tira fuori gli attributi!

pecora

Categorie: Berlusconi · politica
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Incredibile a Ballarò: in una giornata in cui succede di tutto il problema è ancora la leadership di Veltroni.

Gennaio 14, 2009 · 19 Commenti

veltroni-1Ero contento del ritorno di Ballarò dopo la pausa natalizia.

Pensavo: stasera ci sono tanti argomenti succosi da trattare: il blitz di Maroni sulla tassa agli immigrati,  che in maniera plateale smentisce il premier che si era espresso in maniera diametralmente opposta, la censura di Fini al governo per la scelta della fiducia, l’avvio ufficiale della compagnia privata di bandierina (di cui è stata garantita, a tempo, l’italianità, in attesa di proclamarne, a breve e a spese nostre, la “francesità”).

Insomma, solo a voler toccare i temi di attualità, come dovrebbe fare ogni onesta trasmissione di approfondimento, ce ne era di carne da mettere al fuoco.

Invece di che si parla? Della crisi del partito democratico.

Forse l’esca l’ha fornita il povero Veltroni, presentatosi dopo tanto tempo in trasmissione .

Impossibile, giornalisticamente, non approfittare della sua presenza per fare al segretario alcune domande su quella specie di via crucis che è diventato il suo compito.

Impossibile non commentare con lui il sondaggio shock di Ipsos che attribuisce il 25% al Pd nelle intenzioni di voto ( con il 9,5 a Di Pietro e l’11,5 alla lega, con il Pdl al 38).

Ma che della crisi del Pd si parlasse per tutta la trasmissione, mettendo il povero Veltroni al centro del bersaglio,  proprio non me l’aspettavo.

Veltroni si è difeso bene, ma era allibito.

Ad un certo punto ha anche detto: “Spero che poi parleremo anche dei grossi problemi del paese”.

Pia illusione, il martellamento è durato sino alla fine.

Una nota di chiusura la voglio dedicare all’ineffabile Belpietro, che si spaccia per giornalista libero in ogni occasione, mentre è semplicemente un addetto alle relazioni esterne del Partito Azienda.

Con il suo sorrisetto di superiorità e di compatimento stampato in viso,  l’addetto alle relazioni esterne del Partito Azienda ha cercato di infierire su Veltroni, predicendo la sua inevitabile caduta di qui a qualche mese, quando ci sarà l’inevitabile redde rationem delle elezioni europee.

Mi è piaciuta la risposta di Veltroni, articolata in due punti:

- è vero che c’è un dibattito squassante nel nostro partito  ma come mai non ci si preoccupa delle tensioni interne della maggioranza che oggi esplodono in maniera così devastante?

- preferisco appartenere ad un partito in cui esiste il confronto piuttosto che al partito delle adunate oceaniche in cui parla solo il Capo e non ci si arriva mai a contare nei congressi.

Belpietro, che contende a Mario Giordano la palma di Primo Maggiordomo alla reggia di Arcore ha continuato a sorridere, come avrebbe scritto Hemingway, “con pietà ed ironia”.

Non si fa curare la paresi, ho saputo, perchè la considera uno strumento professionale.

belpietro-giordano

Categorie: ballarò
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Fini: da camerata a cameriere. Esemplare carriera dell’Uomo-Pecora.

Novembre 26, 2008 · Lascia un Commento

finipecora.jpg

Numero 2 del Popolo delle Libertà. Forse domani numero 1, questo almeno è il suo sogno.

Un sogno al quale ha sacrificato pochissimo.

Soltanto la dignità personale.

Fini sicuramente è tra quelli che pensano che sia prova d’intelligenza riconoscere i propri errori.

Peccato che non lo faccia mai.

Certo, è lecito cambiare idea, anche su temi importanti.

Ma, se si è uomini pubblici, si deve dare conto del proprio percorso interiore, indicare i fatti o i ragionamenti nuovi che hanno prodotto convincimenti nuovi.

In mancanza di ciò, noi elettori siamo costretti a qualificare questi nuovi orientamenti semplicemente come delle giravolte, come atti di volgare trasformismo.

Va detto che Fini non è il solo maestro della giravolta della politica italiana.

Ma ci piace citare lui perchè di recente ha fatto sforzi inimmaginabili per entrare nel Guiness dei Primati della Giravolta.

Ecco quello che ha detto nel giro di poche settimane:

18 novembre 2007:” Il nuovo partito di Berlusconi? Comportarsi come sta facendo Berlusconi non ha niente a che fare con il teatrino della politica: significa essere alle comiche finali. Berlusconi con me ha chiuso, non pensi di recuperarmi, io al contrario di lui non cambio posizione”

23 novembre 2007: “Abbiamo vissuto l’epoca berlusconiana con disagio. Le vignette che rappresentavano Berlusconi come uno scodinzolante cagnolino intorno a Bush hanno fatto il giro del mondo”.

16 dicembre 2007: “Il Cavaliere ha distrutto la Casa della Libertà e ora dovremmo bussare alla sua porta con il cappello in mano e la cenere in tasca. Non siamo postulanti. io tornare all’ovile? Sono il presidente di An, non una pecora”

8 Febbraio 2008: “Condivido la proposta di Berlusconi di dare al popolo del 2 dicembre, al Popolo della Libertà, un’unica voce in parlamento. E’ una pagina storica della politica italiana: il 13 aprile nascerà un nuovo soggetto politico”

Come definire quest’uomo?

Come lui stesso ha scelto di definirsi: come una pecora che torna all’ovile , come colui, che, uscito sprezzante da una casa amica dichiarando di non volerci tornare, vi fa ritorno come un postulante con il cappello in mano e la cenere in tasca.

L’altro giorno la Comica finale ha trovato il suo epilogo: Silvio, ha sciolto Forza Italia in venti minuti, per confluire nel Pdl insieme ad An.
Talmente sicuro di sè è il Cavaliere che AN non l’ha praticamente nominata ( eppure AN è uno dei due fiumi affluenti nel nuovo bacino).
E Fini?
Ormai intrappolato e imbalsamato nella carica di Presidente della Camera, l’Uomo Pecora non ha battuto un colpo.
Una carriera esemplare.
Un percorso invidiabile.
Come dice Travaglio oggi su l’Unità :da camerata a cameriere.

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Villari morirà ( politicamente), ma seduto fino alla fine su una Poltrona!

Novembre 21, 2008 · Lascia un Commento

villari1Roberto Villari resta  nella trincea della Vigilanza Rai, malgrado le  pressioni. La richiesta è che lasci spazio all’intesa faticosamente raggiunta tra Pd e Pdl per la presidenza di Sergio Zavoli.

Il primo ad  intervenire è Fini, che.  in una nota, ha richiamato  Villari alla «responsabilità politica», : «Rassegni le dimissioni per garantire piena funzionalità alla commissione ».

Fini
, dal suo ruolo di presidente della Camera, rompe il muro del centrodestra che, fino a quel momento, aveva rinviato la palla nel campo del Pd.

«È un problema loro», avevano detto i capigruppo parlamentari del Pdl.

Ma, a stretto giro, su Villari interviene anche Schifani: il suo compito «si è positivamente concluso, ora si dimetta».

Infine, in serata perfino Silvio Berlusconi mette nero su bianco. «Maggioranza e opposizione – scrive il Cavaliere – hanno condiviso e concordato la designazione del senatore Zavoli  a presidente della Vigilanza. Il senatore Villari può dirsi soddisfatto di avere in fondo contribuito a determinare queste condizioni e può quindi serenamente rassegnare le dimissioni convinto così di rendere un servizio alle istituzioni».

Ma Villari non molla. Ormai ci ha preso gusto alle Luci della Ribalta.

Vuol fare fino all’ultimo Il Cavaliere della Valle Solitaria.

Sa di essere ormai l’unica vittima ( grazie anche alla sua slealtà e ostinazione) di questa squallida pochade, sa di essere ormai morto ( dal punto di vista politico) ma ci tiene a morire seduto su una poltrona.

Verrebbe da tifare per lui perchè ti viene il sospetto che abbia ragione uno che  riesce ad avere contro praticamente tutti gli uomini politici di questo paese.

Ci asteniamo dal farlo ( cioè dal tifare per lui) solo perchè sappiamo che in fondo Villari non combatte per un ideale.

E’ solo l’ultimo squallido epigono di Mastella, vittima come il suo maestro di una Eterna Illusione: quella di credere che il fatto di primeggiare in una vallata della Campania o in un rione di Napoli dia il diritto di brillare e contare a livello nazionale.

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Ancora su Almirante ( il tempo della melassa)

Ottobre 3, 2008 · Lascia un Commento

Ieri ho parlato nel mio blog della via che, a Milano, qualcuno vuole dedicare a Giorgio Almirante.
Una bella trasmissione di C-6 Tv ( una televisione via Web) che segnala i post ritenuti più interessanti ha citato il mio post dal titolo Una via ad Almirante? Perchè no? ( e a Mussolini quando?)
Non potendo collegarmi con la trasmissione, come mi era stato richiesto, ho inviato una mail al redattore che mi aveva interpellato per rappresentargli i motivi del mio interesse per il tema “Almirante”
Eccola:

Sono nato nel 1951, ho quindi fatto in tempo a vedere in Tv ( e qualche volta anche in piazza) Giorgio Almirante.
Ho di lui un ricordo fatto di ammirazione e di orrore.
L’ammirazione è quella che riservo sempre a coloro che hanno la capacità di parlare in maniera precisa e coinvolgente.
Insieme a Malagodi, Almirante era il politico più dotato sul piano della comunicazione. Non c’era obiezione che lo spaventasse, strettoia dialettica dalla quale non uscisse vincitore.
Ma soprattutto era chiaro. Difficile non capire qual’era il cuore del suo discorso, difficile fraintendere le sue intenzioni.
Tutto il contrario di quanto pensavo acoltando le tortuosità e i distinguo che circondavano i discorsi dei leader dei partiti di maggioranza.

L’orrore mi proveniva da quello che Almirante rappresentava.

Gli anni in cui ho cominciato a seguire la politica erano quelli immediatamente precedenti al ‘68 e quelli, come me, che si appassionavano alla politica perchè credevano in un futuro di maggiore giustizia e di opportunità per tutti, provavano autentica ripugnanza per le idee delle quali Giorgio Armirante era portatore.
Chi era fascista allora lo era fino in fondo, ma anche chi era antifascista  lo era fino in fondo.
Eravamo due mondi contrapposti, inconciliabili, pianeti di galassie diverse.
La distanza che c’è oggi tra berlusconiani e antiberlusconiani assomiglia alla distanza che c’era allora tra fascisti e antifascisti, ma, dal punto di vista dell’intensità emotiva, non ne  è che il pallido riflesso..
Allora si parlava di dominatori ed oppressi, di ricchi e poveri, di borghesi e operai.
Gli interessi in campo e  le posizioni conseguenti erano ben distinti ( e i rampolli delle famiglie borghesi che stavano a sinistra erano solo l’eccezione che conferma la regola).
Oggi è tutta una melassa indistinta .
E’ di moda parlare di poteri forti e di consumatori.
Ma ognuno di noi, a seconda della materia di cui si tratta, si trova  a sostenere le ragioni dei primi o diritti degli altri.
Siamo confusi, manipolati da un’informazione più portata a nasconderci i fatti o a rappresentarli in maniera tendenziosa che semplicemente a raccontarceli.
Ci abbandoniamo ogni tanto , tra un’apparizione di Berlusconi o di Veltroni in tv e l’altra, tra una puntata di Ballarò e una di Anno Zero, a qualche soprassalto emotivo.
l resto è calma piatta, affano quotidiano, siamo ormai quasi del tutto privi di stelle polari.
E’ il momento giusto, quindi, da parte di chi si batte per farlo, per intitolare una via a Giorgio Almirante.
Operazioni come queste vanno fatte approfittando dei momenti di debolezza di un paese: quando l’angoscia per il lavoro, il mutuo da pagare, i soldi per arrivare a fine mese incombono, a chi vuoi che freghi qualcosa se viene intitolata una via o una piazza ad un ex gerarca fascista?
Ecco qui le ragioni del mio interesse per questo tema: non so se sono tanti o pochi, ma quelli che non vogliono accettare la glorificazione, sia pure postuma, di un ex gerarca fascista, ci sono ancora ed è bene dare spazio anche alla loro voce.

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Una via ad Almirante? Perchè no? ( e a Mussolini quando?)

Ottobre 2, 2008 · 7 Commenti

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“Esclusivamente e gelosamente fascisti noi siamo nella teoria e nella pratica del razzismo”.

“Il razzismo è il più vasto e coraggioso riconoscimento di sé che l’Italia abbia mai tentato”. Ipse dixit, Giorgio Almirante, difensore della razza, repubblichino di Salò, camicia nera contro i partigiani. Lo stesso a cui ora anche a Milano si pensa di dedicare una strada.
La proposta ricalca l’appello lanciato a maggio del neo sindaco Gianni Alemanno di intestare, nel ventennio della sua morte, una via dell’Urbe al leader missino.
Un’idea stroncata in pieno da Gianfranco Fini, ieri fedelissimo di Almirante, oggi in piena fase di revisionismo.

“Frasi vergognose che esprimono un sentimento razzista che, in quegli anni, albergava in tanti, troppi esponenti che dopo la guerra si collocarono a destra e, in altri casi, in altre formazioni politiche”, aveva risposto il Presidente della Camera.
Ma a Milano l’appeal del leader aennino va sempre più sbiadendo tra i militanti del partito, soprattutto dopo la recente netta presa di distanza dall’ideologia del Regime.
E così dall’ala destra del consiglio comunale meneghino, si rilancia la provocazione.

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“Almirante ha traghettato milioni di italiani alla democrazia” ha dichiarato Carlo Fidanza, capogruppo del partito e militante di Azione Giovani promotore della mozione depositata lunedì scorso. “Mi auguro si possa discutere sulla proposta in un clima di serenità, con la volontà di consegnare a una storia condivisa una personalità di indubbio valore”.
Il Sindaco Moratti è possibilista…

Continua su ARTICOLO 21
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