Voce marcata come ‘silvio berlusconi’
Attenti a quei P2- Marco Travaglio- L’Unità 28 giugno
Veronica Berlusconi protesta con il Corriere della sera per la vergognosa intervista dell’altro giorno ad Angelo Rizzoli che, per difendere Al Pappone, s’è permesso di criticare le amiche della signora e financo di intrufolarsi nelle
convinzioni religiose del figlio Luigi.“Non si sa da quale pulpito”, aggiunge Veronica, visto che “nonho mai conosciuto” né lui né la moglie Melania,che sempre sul Corriere “era già stata prodiga diconsigli non richiesti e non graditi”.
Beata ingenuità: il pulpito è quello della loggia P2, di cui Rizzoli era “maestro” (tessera E.19.77), mentre Silvio era solo “apprendista muratore” (tessera 1816).
I fratelli, si sa, si vedono nel momento del bisogno. A fine anni 70 il Corriere, che Rizzoli aveva appena regalato alla P2 di Gelli, Ortolani e Tassan Din, scoprì un giovane virgulto del giornalismo italiano: tale Silvio Berlusconi, subito ingaggiato per vergare sapidi commenti di economia.
Ora, trent’anni dopo, riecco il maestro correre in soccorso del muratorino
in difficoltà, sempre sul Corriere.
La coppia, peraltro, non s’era mai separata: Angelo, già celebre per una strepitosa bancarotta fraudolentacon arresto incorporato, lavora da anni per Raifiction (già feudo del berlusclone Saccà) e per Mediaset con due società di produzione: la Rizzoli Film e la Jules Verne Film.
Quest’ultima, nel 2004, dichiarò di aver finanziato An, il partito del ministro Gasparri che aveva appena regalato al muratorino l’omonima legge salva-Mediaset.
Bello vedere che, dopo tanto tempo, i sentimenti di fratellanza sono
rimasti intatti.
I valori della famiglia.
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Anche oggi Marco Travaglio non rinuncia ad infilzare , attraverso la sua affilatissima rubrica Zorro, il collega Minzolini, giunto all’apice di una brillante carriera di giornalista, grazie al fatto di aver messo da parte, strada facendo, la regola fondamentale del suo mestiere, cioè il dovere di raccontare i fatti.
Regola che il neo direttore del Tg1 non solo conosceva benissimo, ma teorizzava in maniera decisa pochi anni or sono.
L’Utilizzatore Iniziale di MARCO TRAVAGLIO- 25 giugno 2009- L’Unità
Suggestiva la scena di un presidente del Consiglio, uno a caso, che, tra un vertice con Netanyahu e uno con Bill Gates, dialoga a distanza sulle colonne di «Chi» con una squillo, che lo mette a posto con un fermo comunicato («Se ha le prove che sono una teste prezzolata, le porti al giudice»).
Intanto, dopo la «escort», l’«imprenditore » (cioè il pappone), la ragazza-immagine, la meteorina, la billionairina, l’Utilizzatore Finale e lo Scodinzolini, s’affaccia una nuova figura professionale: l’inviato sordomuto.
Si chiama Pino S., lavora al Tg1 da una vita, era anche bravo a portar notizie, poi il nuovo direttore gli fece un discorsetto: «Chi porta notizie nonfa carriera, e viceversa: guarda me».
Ora Pino sta a Bari e passa le sue giornate a scansare le notizie. Non dorme mai, perché si sa come sono le notizie: ti cascano in testa quando meno te l’aspetti, a tradimento. Indennità-rischio, come in guerra: l’inviato sordomuto è mestiere usurante.
Come lo Scodinzolini, che già dà segni di cedimento.
Aveva giurato di non fiatare su Puttanopoli e ora ne parla solo perché ne parla il capo.
Non vorremmo fosse influenzato da quel suo omonimo, Augusto Minzolini, che il 29.10.94 teorizzava:
«Se avessimo raccontato di più la vita privata dei politici forse non saremmo arrivati a Tangentopoli, li avremmo costretti a cambiare o ad andarsene… Il politico èunuomopubblico in ognimomento della sua giornata e deve comportarsi e parlare come tale. La distinzione pubblico-privato è manichea. Se uno non accetta questa regola, rinunci a fare il politico».
Discorsi da Utilizzatore Iniziale
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Non c’è niente di più rivoltante di coloro che commettono un abuso e, sorpresi con la mano nel barattolo della marmellata si atteggiano a vittime di un’ingiustizia.
Ecco come il Direttore di un telegiornale abusivo, l’Emilio Fede che si ostina a dichiararsi giornalista invece di accettare serenamente il suo ruolo di star della comicità demenziale, commenta l’ordine ricevuto dall’autorita di garanzia delle telecomunicazioni, che gli ha contestato il mancato rispetto della par condicio prevista nel periodo elettorale:
PAR CONDICIO. La bilancia che vedete alle mie spalle, nella edizione e nella informazione, rappresenta la legge che ci obbliga a dare spazio agli esponenti di tutti i partiti e movimenti, impegnati in campagna elettorale. In violazione della quale, saremmo condannati a pagare ammende di centinaia di milioni di vecchie lire. Personalmente, ma non vorrei essere il solo, la definisco UN BAVAGLIO della informazione. Che nulla toglie naturalmente al rispetto degli elettori, del mondo politico, del Parlamento. Ma c’è un esempio fra i tanti. Chiamati a riequilibrare – NOI DEL TG4 – la par condicio, non possiamo far sentire la voce di tutti quelli che fanno parte del governo. Sia il presidente del Consiglio, siano i ministri. O a vario titolo, i componenti del governo. C’è stato un CDM. Riferiremo solo le decisioni assunte, senza poter far sentire la voce del presidente del Consiglio né dei ministri.”
Miserabile sceneggiata che si ripete puntualmente ogni volta.
Non ci sono parole per definire l’arroganza di questo piccolo servo della telecrazia.
N. B. L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) ha stangato il Tg4 di Emilio Fede, con l’accusa di non aver garantito un’accettabile equidistanza in fatto di visibilità concessa ai politici durante la campagna elettorale per l’elezione dei membri del Parlamento Europeo . La multa erogata ammonta a 180.000 euro.
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Senza peli sulla lingua e idee chiare.
Emma Marcegaglia parla per un’ora in Confindustria e affronta in maniera chiara e decisa tutti i temi caldi del paese.
La lentezza del paese, la fiscalità, le infrastrutture, i costi della politica, gli enti inutili, le riforme, la giustizia che non funziona, la mafia, la sicurezza sul lavoro, il made in Italy, non c’è tema importante del paese che il Presidente di Confindustria eviti di affrontare.
Molti gli applausi. In particolare su due punti.
Il primo riguarda la riforma della pubblica amminitrazione.
Non appena fa un riferimento al “coraggio di Brunetta”, si scatena un applauso interminabile per il Ministro, che se ne sta in prima fila, seduto accanto a Maria Vittoria Brambilla.
Tutto si può dire del ministro, tranne che non sia vanitoso.
Infatti si gode rapito l’applauso, il più caloroso di tutti quelli che hanno costellato il discorso della Marcegaglia.
Il secondo affondo di Emma riguarda Berlusconi.
Prima la presidente di Confindustria liscia il pelo al Premier, riconoscendo l’ampiezza dei consensi di cui gode.
Ma subito dopo richiama Silvio ad un immediato ed efficace uso di questo consenso.
“NE APPROFITTI PER FARE LE RIFORME. E LE FACCIA SUBITO”.
Berlusconi come risponde?
Nella maniera peggiore.
Dice che è pronto a cambiare le cose, ma che purtroppo in Italia il premier conta meno del Parlamento.
Poi approfitta della tribuna di Confindustria per lanciarsi in una invettiva contro i magistrati che hanno condannato Mills per corruzione.
Citiamo il curioso esordio del discorso della Marcegaglia :
«Ieri Berlusconi mi ha detto che ero molto elegante e ha aggiunto che sembravo una velina Non ho niente contro le veline, non mi dispiace che mi si dica questo. Quando si hanno più di 40 anni… Ma francamente preferisco quello che mi ha detto Raffaele Bonanni accogliendomi in questa sala, che sono una persona seria, libera e concreta».
L’episodio è marginale sul piano dei contenuti, ma esemplificativo di un certo modo di affrontare i problemi del paese e di condiderare le donne che caratterizza il nostro premier.
Ho un ricordo molto positivo della mia professoressa d’italiano alle scuole medie.
Una volta mi disse, commentando un mio tema in cui avevo inserito note umoristiche fuori luogo:
“Devi imparare che ci sono situazioni e argomenti sui quali non si può scherzare senza apparire cinici, sciocchi e superficiali”.
Ecco, appunto….
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Dura la vita per Veronica.
Che i sostenitori del premier fossero pronti ad attaccarla oltre ogni limite di decenza, l’aveva messo in conto.
Che scattasse nei suoi confronti una ingiuriosa opera di isolamento da parte di quelli che prima, per rispetto di suo marito, la trattavano con il massimo rispetto, pure lo aveva ampiamente previsto («Non mi ha chiamato nessuno. Tranne Confalonieri e Letta»).
Gli amici intimi la descrivono però sconvolta. Sapeva che non sarebbe stata una passeggiata, ma non immaginava che si arrivasse a tanto.
«Non me l’aspettavo questa campagna mediatica. Non così. Non in questi termini. Una violenza inaudita».
Quello che la turba di più è il tentativo di farla passare per inaffidabile.
Visionaria. Suggestionabile e suggestionata.
Sobillata dalla sinistra.
Imbeccata da suggeritori nemici del premier e della sua politica.
“Nemica della casa” come avrebbe detto Eduardo ( Vedi “Natale incasa Cupiello”)
Eppure, giorno per giorno, Veronica ha costruito una sua identità precisa, di donna intelligente, matura, ragionante con la propria testa, non suggestionabile, nè condizionabile.
Non ci sta, Veronica, a farsi screditare: «Vogliono descrivermi come poco affidabile, forse per poterlo usare in sede legale», si sarebbe sfogata.
Tra le voci mese in giro ce ne è una che la ferisce in modo particolare quella in base alla quale i figli non starebbero dalla sua parte, ci sarebbe anche l’ipotesi che i figli non sarebbero dalla sua parte.
Forza, Veronica, siamo con te.
Sei arrivata tardi dalle nostre parti, ma siamo con te.
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“La Stampa”, ha pubblicato ieri un’intervista a Licio Gelli
Quest’ultimo, dopo essere riuscito a transitare attraverso una complessa serie di vicende giudiziarie, restandone praticamente indenne, ormai si atteggia, più spavaldamente che mai, a maestro di pensiero.
Tanto per cominciare è lui che rivolge la prima domanda al giornalista:
“Il mio piano rinascita ha trionfato, non crede?”
Domanda perfettamente retorica, tanto che immediatamente aggiunge:
“Berlusconi se ne é letteralmente abbeverato, la giustizia e le carriere separate dei giudici, le tv, i club rotariani in politica…Già, proprio come Forza Italia. Apprezzo che non abbia mai rinnegato la sua iscrizione alla P2, e del resto come poteva?”
Come dar torto del resto al Venerabile?
Impossibile non leggere collegamenti precisi tra quel piano di “Rinascita Democratica” che a suo tempo gli procurò qualche affanno giudiziario e alcune componenti del programma avviato da questo Governo.
A proposito della P2, Gelli poi afferma:
“La P2? La rifarei tranquillamente. Meglio burattinaio che burattino.”
Insomma tra poco festeggeremo ( si fa per dire) i trent’anni da quando è scoppiato lo scandalo della P2, ma l’ideologo di quella visione della politica e delle istituzioni è ancora in sella, arzillo e vivace come non mai, reduce da un passato inglorioso che purtroppo è diventato il nostro inglorioso presente.
Tra un po’ qualche personaggio autorevole ( magari Cossiga lo ha già fatto e mi è sfuggito) sosterrà che Gelli non solo è stato la vittima di un ingiusto accanimento giudiziario, ma è anche l’anticipatore brillante e misconociuto di un nuovo corso politico.
Insomma non l’osceno burattinaio che per anni ha agito dietro le quinte, ma un uomo d’avanguardia, troppo avanti per essere capito dagli uomini del suo tempo.
Uomo fortunato comunque questo Gelli: ha fatto il tifo per il degrado del Paese e adesso questo degrado è arrivato e gli dà ragione, riconosce il suo valore e le sue virtù.
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Il tono lamentoso, lo sguardo emolliente, la faccia da Massimo Boldi, l’atteggiamento da vittima sacrificale fanno di Sandro Bondi, ministro della Cultura una delle icone più popolari della nostra politica.
Sindaco comunista di Favizzano (in Provincia di Massa e Carrara) nel 1990, viene folgorato dall’incontro con Berlusconi e dimostra a tutti quello che i maligni avevano intuito da un pezzo, cioè di essere un Ravanello: rosso fuori, ma bianco, bianchissimo dentro.
Ma la politica non gli basta.
E’ anche un grande poeta.
Non sarà Neruda e nemmeno Prevert, ma le sue poesi fanno piangere lo stesso.
Anche un po’ ridere, però.
Ministro, so che lei è un animo sensibile, ma la prego di non farsi troppo scoraggiare dall’ironia di questo post.
Non abbandoni il suo hobby.
Grazie di esistere.
Ecco alcune delle migliori poesie del Ravanello:
-
A Michela Vittoria Brambilla 
(alias Crudelia Salmon)
Ignara bellezza
Rubata sensualità
Fiore reclinato
Peccato d’amore
-
A Stefania Prestigiacomo
Luna indifferente
Materna sensualità
Velo trasparente
Severo abbandono
-
Ad Anna Finocchiaro
Nero sublime
Lento abbandono
Violento rosso
Fugace ironia
Bianco madreperla
Intrepido mistero
-
A Giuliano Ferrara
Antro d’amore
Rombo di luce
Parole del sottosuolo
Fiume di lava
Ancora di salvezza
-
A Walter Veltroni
Tenero padre
madre dei miei sogni
Anima ulcerata.
Figlio mio Ritrovato
-
A Jovanotti
Concerto
vibrazioni dell’anima
eco del divino
dolore dell’essere
onde dell'amore
- A Fabrizio Cicchitto

Viviamo insieme
questa irripetibile esperienza
con passione politica
autentica
con animo casto
e con la sorpresa
dell’amicizia.
Ci mancheremo
quando verrà il tempo nuovo
e ci rispecchieremo finalmente
l’un nell’altro.
E ci mancherà
anche quello che non
abbiamo vissuto assieme
fra i banchi della scuola
nell'adolescenza inquieta
e nell'età in cui non si ama.
La mia fede
è la tenerezza dei tuoi sguardi.
La tua fede
è nelle parole che cerco.
-
A Fausto Bertinotti, 
«comunista senza esserlo»
Immagini della storia
Orribile bellezza
Gloria mortale
Spenta pietà
Disperata speranza
Ed ecco le tre più belle, dedicate alla “Sacra Famiglia“:
-
A Veronica Lario in Berlusconi
Bellezza del soccorso
sensuale ironia
vigore dell’amore
intrepida solitudine
-
A Rosa Bossi in Berlusconi
Mani dello spirito
Anima trasfusa.
Abbraccio d’amore
Madre di Dio
-
A Silvio
Vita assaporata
Vita preceduta
Vita inseguita
Vita amata
Vita vitale
Vita ritrovata
Vita splendente
Vita disvelata
Vita nova
Categorie: poesie · politica
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Il premier ha messo le mani avanti.
Quando temeva che alcune sue conversazioni imbarazzanti venissero pubblicate ha detto che quando si parla al telefono, nelle pericolose ore che precedono il sonno. la dimensione del discorso è onirica. C’è un controllo allentato sulle parole, c’è meno verità e più sogno.
Dobbiamo prenderla per buona?
Come al solito ci saranno due partiti: quelli che gli crederebbero anche se sostenesse di avere le stimmate e quelli che, per non sapere nè leggere nè scrivere, pensano che menta qualsiasi cosa dica.
E Bossi?
Per lui la scusa non è la dimensione onirica, ma il contesto.
Passa buona parte del tempo a dire cose sensate e ragionevoli, ma quando si trova in mezzo ai suoi supporter, viene assalito dal delirio di onnipotenza e ne spara sempre una più grossa della precedente.
E’ il suo temperamento, dicono i suoi, ormai lo conoscete.
(La stessa solfa detto per inciso , vale per Berlusconi: sapevate dei suoi processi e dei suoi interessi, eppure lo avete democraticamente eletto.
Insomma siamo il paese in cui, se puoi permetterti una buona stampa, puoi fare tutto quello che vuoi.
Anche avere un figlio che ha poca voglia di studiare, tanto da farsi bocciare due volte consecutive all’esame di maturità.
Anche tornare a casa a consolarlo invece di rifilargli quattro sacrosanti calci nel didietro.
Anche proclamarlo vittima dei professori meridionali, che non avrebbero apprezzato la sua tesina su Carlo Cattaneo, anzi lo avrebbero bocciato proprio per avere osato proporre un autore così eversivo.
Anche fare un gestaccio all’indirizzo dell’inno nazionale, sostenendo che in una sua strofa indica nell’Italia la schiava di Roma, cosa inaccettabile e inammissibile.
Peccato che nell’inno la schiava di Roma sia, come si evince chiaramente da una lettura affrettata del testo, la Vittoria, non l’Italia.
Insomma zuccone il figlio, zuccone il padre che difende a spada tratta tanta zucconeria.
Poveri noi invece che dobbiamo tenerci un tale ministro e che, tra qualche tempo, forse vedremo sedere in Parlamento, grazie ai noti meccanismi elettorali, anche lo zuccone n. 2 ( in fondo il diploma non è un…prerequisito)
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Ha passato i trent’anni. Ha un fisico esuberante e la parlantina sciolta.
Ha messo in mostra entrambe le cose sia al Grande Fratello sia a Buona Domenica, dove la chiamavano per animare sguaiate gazzarre a base di velenosità e insulti di carattere personale.
E’ stata fotografata sulle ginocchia di Berlusconi insieme ad altre quattro donne. C’è perfino una foto in cui passeggiano nel parco di Villa Certosa mano nella mano, come due adolescenti.
La notizia del giorno, fino ad oggi mai smentita,è che sarà candidata per il partito delle Libertà.Insieme a Mara Carfagna, Milly Carlucci, Katia Noventa ( questo sì che è un partito che tiene alle quote…rosa!!!)
Spero che la notizia sia vera.
In un momento come questo, in cui i programmi politici sono identici e gli steccati ideologici sono superati, ben venga un elemento distintivo che ci consenta di scegliere tra i due schieramenti.
Con questa signora lo abbiamo. Basta confrontarla con Umberto Veronesi per capire per chi conviene votare.
Sarò prevenuto?
Non credo. Ecco cosa dice al riguardo Ferrara, che sostiene di essere dalla parte di Berlusconi:
«Chi l’ha vista fare la capriola, nuda, nella vasca idromassaggio del “Grande Fratello 3”, o in scene impietose in cui sputa spumante, sa che è tutto uno scherzo: Angela Sozio, la rossa, candidata nelle liste del Popolo delle Libertà, no. Non può essere vero»
Vecchia tecnica conicazionale: piuttosto che criticare apertamente una scelta, si fa finta di ritenerla abnorme, indegna di colui che l’ha promossa.
Ma Ferrara lo sa bene: questo genere di scelta è tipico di quello schieramento.
Con buona pace di quelli che non smettono di votarlo.
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