Tessera dei poveri, chiamiamola “poor card”, ma resta una schifezza.

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Robin Hood Tremonti ne ha pensata una delle sue.

Ormai galvanizzato dal fatto che tutti hanno smesso di considerarlo un commercialista, preferendo etichettarlo piuttosto come unintellettuale o un pensatore, si è inventato la “tessera prepagata per gli indigenti anziani”.

Quello che è incredibile è che, per il combinato disposto dell’accortezza comunicazionale del “pensatore” e dell’acquiscienza mediatica che sta travolgendo tutto e tutti, questa incredibile proposta sta “bucando gli schermi”, appare come il trionfo della politica del fare del decidere.

Ma facciamo un piccolo gioco.

Ipotizziamo che un anno fa il Governo Prodi avesse attivato un’iniziativa del genere.

Cosa sarebbe successo?

Qualcuno avrebbe tradotto i quattrocento euro nel numero dei caffè che il pensionato indigente può prendere al bar .

Immagino già i titoli: “Il governo va incontro agli indigenti con una mancia equivalente a poco più di  un caffè al giorno”.

Bonaiuti, con il suo faccione da prelato di campagna in favore di telcamera, avrebbe parlato di governo allo sbando ( conosce probabilmente altre espressioni, ma questa è quella che gli piace di più e che usa imperterrito da anni per definire le condizioni di chi sia all’oopposizione rispetto al suo dominus).

Gasparri, che, inspiegabilmente,  si offende quando gli danno del cretino,avrebbe parlato di ripristino della tessera dei poveri di mussoliniana memoria ( tutte le volte che può cerca di prendere le distanze dal fascismo).

Cicchitto avrebbe arricciato il naso, uscendosene con le solite frasi sprezzanti.

E così via.

Invece questa idea geniale , di etichettare come poveri coloro che sono diventati tali per l’insipienza di chi governa e ha governato questo paese ( nessuno si senta escluso) l’ha avuta Tremonti.

E Tremonti è un genio ( almeno quanto Bruto è un uomo d’onore)

E’ un genio perchè attraverso questo documento la patente di fallito viene data a chi è povero, non a chi, governando il paese, avrebbe dovuto fare di tutto per impedirlo.

Qualcuno dirà: meglio che niente.

Certo, 400 euro sono meglio che niente.

Ma non si poteva trovare un altro modo per farli arrivare agli interessati.

O è stato preferito questo per l’evidenza che ha, perchè si traduce in un documento che circola, perchè ha maggiore risalto mediatico?

Temo di si.

Alla faccia del rispetto per i coloro che, attraverso questo tesserino avranno la più indesiderata delle patenti.

Su come sarà fatto questo tesserino non filtrano ancora notizie.

Per questo ripropongo la foto di una poor card del 1935 ( quando c’er lui, caro lei…).

Solo cha allora usare l’inglese per quello che si poteva dire benissimo in italiano non si poteva e quindi si parlava, molto più semplicemente, di tessera d’ iscrizione nell’elenco dei poveri.

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Una risposta a “Tessera dei poveri, chiamiamola “poor card”, ma resta una schifezza.

  1. Ho letto il tuo commento sulla tessera dei poveri, io che sono un pensionato mi dovrò umiliare come al tempo della guerra e post.
    Non comprendo come mai il 65 % abbia votato questo schifoso centro destra.
    Forza bisogna creare una alternativa seria.
    ciao ben

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