Violante-Ghedini: accordo sottobanco sulla giustizia ( le ambizioni di Violante)

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Arturo Diaconale riprende un articolo di Giuseppa D’Avanzo su Repubblica, che rivela un presunto accordo segreto tra Violante e Ghedini sulla giustizia.

Non condivido il tifo di Diaconale per la riforma tratteggiata in questo accordo, ma segnalo l’articolo per la chiarezza ( onestamente superiore a quella di D’Avanzo ) con la quale riporta lo scoop di D’Avanzo e ne evidenzia le conseguenze.

Sia benedetto l’accordo segreto

di Arturo Diaconale

Ancora una volta Giuseppe D’Avanzo non smentisce la sua fama di giornalista d’assalto che anticipa sempre notizie esplosive.

Il suo scoop sul presunto accordo che sarebbe stato realizzato sottobanco da Luciano Violante e da Nicolò Ghedini è di quelli destinati comunque a far discutere. L’intesa, che D’Avanzo definisce ironicamente “l’uovo di Colombo”, riguarderebbe l’intenzione di inserire nella prossima riforma della giustizia non solo e non tanto la separazione delle carriere, quanto la separazione dei ruoli e dei poteri tra il Pubblico Ministero e la polizia.

Violante e Ghedini, secondo il giornalista de “La Repubblica”, si sarebbero messi d’accordo nel ridimensionare il potere dei Pubblici Ministeri togliendo loro la direzione delle indagini ed attribuendo questa facoltà agli organi di polizia.

La misura farebbe parte del disegno più complessivo di utilizzare la riforma della giustizia per tagliare una volta per tutte le unghie ai Pubblici Ministeri e rendere addirittura inutile qualsiasi iniziativa volta a cancellare l’obbligatorietà dell’azione penale.

Il ragionamento del giornalista non fa una grinza: una volta tolta ai Pm la direzione delle indagini e ridata alla polizia l’autonomia d’investigazione, non c’è più bisogno di occuparsi della correzione dell’obbligatorietà dell’azione penale stabilendo che il Parlamento di anno in anno fornisca alla magistratura i principali indirizzi d’attività. Visto che la polizia dipende direttamente dal governo e che viene liberata dalla dipendenza dal Pm, ecco che di fatto l’obbligatorietà dell’azione penale risulta abrogata.

Gli organi di polizia porteranno avanti solo le inchieste autorizzate dal Viminale, cioè dal potere politico.

Ed i Pm rimarranno con le pive nel sacco a riempirsi la bocca con quell’obbligatorietà dell’azione penale, spesso diventata totale discrezionalità, che nel concreto sarà stata svuotata di qualsiasi contenuto.

Quali sarebbero le ragioni di questa intesa segreta tra Violante, l’uomo che per anni ha rappresentato il simbolo della stretta alleanza tra sinistra e Magistratura inquirente e militante, e il deputato ed avvocato di Silvio Berlusconi Nicolò Ghedini?

D’Avanzo non lo dice esplicitamente. Ma negli ambienti della sinistra giustizialista si afferma senza tanti peli sulla lingua che Violante abbia ormai rinunciato al suo vecchio ruolo di “garante delle toghe rosse”. E lo abbia fatto per concludere la propria carriera con la nomina bipartisan a componente della Corte Costituzionale. Secondo gli ex amici di Violante, in sostanza, l’ex Presidente della Camera avrebbe sconfessato tutto il suo passato e si sarebbe venduto al nemico per il classico piatto di lenticchie. Nessuno è in grado di stabilire se questa accusa sia giusta o sbagliata.

Se Violante si sia venduto per interesse personale o si sia reso conto che l’onnipotenza del Pubblico Ministero aggrava all’infinito quel problema-giustizia che pesa come una cappa di piombo sul paese.

Ma il punto vero non è questo.

Bensì il contenuto dello scoop.

E’ vero o non è vero che Ghedini e Violante abbiano raggiunto una intesa per separare i ruoli e le competenze del Pubblico Ministero e della Polizia?

Ed è giusto o sbagliato che questa intesa a due preluda ad un accordo più generale tra la maggioranza e l’opposizione su una riforma complessiva della giustizia?

D’Avanzo è convinto che l’accordo ci sia.

Ed ha lanciato la notizia nella speranza di creare scandalo all’interno della sinistra e far saltare qualsiasi possibilità di intesa sulla riforma. Noi ci auguriamo che l’accordo ci sia e che serva ad avviare il dialogo tra maggioranza ed opposizione sull’esigenza di risolvere una volta per tutte l“emergenza-giustizia” nel nostro paese. Anche se questo dovesse portare Violante alla Corte Costituzionale? Anche in questo caso.

Se Parigi valeva bene una messa, figuriamoci se un Violante alla Consulta non possa valere una riforma generale della giustizia italiana! Tanto più che fino alla riforma dell’89 era la polizia e non i Pm a condurre le indagini. E che l’esplosione delle critiche contro il cattivo funzionamento della giustizia è iniziato da allora e non da prima!

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