Processo Mills, il lodo non basta, Silvio rischia.

Il lodo Alfano non ha messo al riparo il premier dal processo Mills.

Due parole sulla vicenda Mills.

Nel 2004 l’avvocato inglese Mills, che ha curato per anni la gestione delle società offshore della Fininvest nelle Isole Vergini e in altri paradisi fiscali, scrive  al suo commercialista confessando  di aver ricevuto 600 mila dollari in nero da Mr.B ( Berlusconi)  nel 1999 per due false testimonianze rese al Tribunale di Milano nel 1997-’98 nei processi Guardia di Finanza- All Iberian.

Il commercialista non ci pensa due volte e denuncia il suo cliente al fisco inglese.

La lettera/ confessione finisce  nelle mani dei pm di Milano, che convocano Mills, che conferma tutto a verbale.

Scuccessivamente  Mills tenta di ritrattare, tirando fuori improbabili versioni che coinvolgono un armatore napoletano, tal Attanasio, sperando di far credere che tirò in ballo il capo del governo italiano pur di salvare tal Attanasio. 

Difficile considerare pretestuoso e frutto di accanimento accusatorio “politico” questo processo.

Fino a quando l’azione penale è obbligatoria, può forse un giudice chiudere gli occhi di fronte ad una prova tanto solida di un reato di corruzione come la confessione del corrotto ? Tra l’altro scritta quando questi, rivolgendosi in via riservata al suo commercialista, mai avrebbe potuto immaginare che la sua lettera finissse in mano ai giudici ?

Ebbene , su questo processo si abbatte la scure del Lodo Alfano. Il premier, fino a quando resta in carica, non può essere processato.

Peccato che il lodo Alfano non si applichi all’avvocato Mills.

C’è quindi il rischio che si arrivi ad una sentenza nella quale viene condannato il presunto corrotto.

Ma a quel punto esisterebbe una sentenza che stabilisce che una corruzione c’è stata. E, come è noto, se c’è una corruzione ci sono un corrotto e un corruttore.

Il premier, a quel punto, pur protetto dal Lodo Alfano, nonostante la sospensione del giudizio, si vedrebbe qualificato, attraverso una sentenza che condanna un terzo, come un corruttore.

Questo spiega il motivo in base al quale gli avvocati del premier, Ghedini e Longo, entrambi parlamentari, cercano in tutti i modi  di ritardare o far sopendere il processo sopravvissuto, quello all’avvocato Mills.

Il primo tentativo che hanno fatto è stato quello di sostenere che, grazie al Lodo Alfano, andrebbe sospeso anche il processo all’avvocato Mills. Peccato che quest’ultimo non sia tra gli immuni previsti dal Lodo.

Il secondo tentativo consiste nel non presentarsi al processo, adducendo impegni parlamentari( vedi post scriptum).

Al loro posto i due eminenti avvocati, nell’udienza di ieri, mandano  un giovane collaboratore, ancora privo dell’abilitazione a indossare la toga. Si tratta solo di fissare una nuova udienza. Ma, codice alla mano, il giudice Gandus stabilisce che anche questa semplice decisione non può essere presa se l’imputato non ha un difensore.

E inizia la caccia al legale d’ufficio.
È a questo punto che entra in scena Chiara. Appena ha passato gli esami, due anni fa, si è iscritta all’elenco dei difensori d’ufficio, quelli che spesso sono chiamati a difendere imputati senza soldi o addirittura senza casa.  Così quando ieri la chiamano e le dicono che c’è da difendere Berlusconi, pensa ad uno scherzo.

Poi, quando capisce che così non è, Chiara va  in aula  e fa quello che farebbe in questo caso ogni difensore d’ufficio convocato d’urgenza: chiede i termini a difesa, cioè, volgarmente, il tempo per studiarsi la pratica. Ottiene quindi un breve rinvio.

Il resto dela vicenda alla prossima udienza.

Una sola osservazione.

Ieri i telegiornali hanno parlato ancora una volta in maniera omissiva del Processo Mills.

I servizi ( vedi qui il filmato del tg1) si soffermavano sullo stupore della giovane avvocatessa per la singolare vicenda della quale si era trovata ad essere l’involontaria protagonista.

Nessun dubbio sul fatto che sia una notizia il fatto che si debba trovare un avvocato d’ufficio per l’uomo più ricco e potente del paese.

Ma spiegare ai telespettatori più distratti qualcosa in più?

Metterli sull’avviso circa il fatto che il processo che doveva essere bloccato dal Lodo Alfano, sta invece andando avanti per metà?

Con il rischio, per il premier, di beccarsi la qualifica di corruttore anche in assenza di una condanna?.

Ma questo è il problema dell’informazione televisiva di questi tempi…

P.S. Aggiungo che ritengo assolutamente paradossale il fatto che un parlamentare possa tranquillamente continuare ad esercitare l’avvocatura ( o qualsiasi altra professione) .

Mi piace pensare, come contribuente, che , nel momento in cui viene corrisposta una ( lauta)  indennità parlamentare, il destinatario di quella indennità si dedichi esclusivamente al parlamento.

Del tema non si parla mai perchè gli avvocati sono presenti in gran numero in ogni partito.

Una risposta a “Processo Mills, il lodo non basta, Silvio rischia.

  1. Complikenti per l’articolo! molto semplice e esplicito! lo riporto anche sul mio blog!

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