“Il cuore di tua madre per i miei cani” (Ascoltando De Andrè)

Come mi manca Fabrizio De Andrè!


La sua voce ci ha accompagnato per decenni e la sua poesia è cresciuta insieme con noi, guadagnando spessore, bellezza e intensità.


Negli anni 60 /70 cantavamo nei falò sulla spiaggia “Via del Campo” , “La citta vecchia”Valzer per un amore”,


C’era sempre qualcuno con la chitarra che conosceva gli accordi, mentre le parole le sapevamo tutti, le ricordo ancora perfettamente dopo tanti anni).


Ma il ricordo più bello ed intenso è quello dei viaggi in macchina con la mia famiglia, negli anni ‘90, quando ascoltavo le sue canzoni degli anni più maturi ( la mia preferita era “Verranno a chiederti del nostro amore”).


Ogni tanto esageravo, lo ammetto, e Francesco, il mio figlio più grande, trovava sempre, ad un certo punto, il modo di piazzare sul mangianastri anche gli 883 ( erano gli anni di “Hanno ucciso l’uomo ragno”) o di Elio e le storie tese ( “Il vitello dai piedi balsa” “Uomini col borsello”e giù di lì).


Ma la piccola Giulia (che adesso ha ventitre anni) restava a bocca aperta per le canzoni di Fabrizio che mi avevano entusiasmato in gioventù.


Soprattutto per quella sull’amore cieco , che le sembrava una favola di Grimm come quelle che le raccontavo ogni volta che le lavavo i capelli ( si rassegnava alla complicata  bisogna solo se ero io a farlo e se le promettevo di raccontarle una storia, mentre glieli asciugavo con il phon).


La frase ” portami domani il cuore di mia madre per i miei cani” la faceva rabbrividire ed era il punto di partenza di molti interrogativi.

Un uomo onesto, un uomo probo,
tralalalalla tralallaleru
s’innamorò perdutamente
d’una che non lo amava niente.
Gli disse portami domani,
tralalalalla tralallaleru
gli disse portami domani
il cuore di tua madre per i miei cani.

(da “La ballata dell’amore cieco“)

Quando in anticipo sul tuo stupore
verranno a chiederti del nostro amore
a quella gente consumata nel farsi dar retta
un amore così lungo
tu non darglielo in fretta
non spalancare le labbra ad un ingorgo di parole
le tue labbra così frenate nelle fantasie dell’amore
dopo l’amore così sicure a rifugiarsi nei “sempre”
nell’ipocrisia dei “mai”
non sono riuscito a cambiarti
non mi hai cambiato lo sai
.

( da “Verranno a chiederti del nostro amore“)

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