Terremoti veri e terremoti politici ( ma nulla scuote questo Paese deprimente)

berlusca-paese-a-puttaneL’ultima vera scossa di terremoto che questo paese ha avvertito è stata Tangentopoli.

Niente di così drammatico come quello che vediamo in questi giorni nei tiggì: nessun genitore che piange per non aver potuto salvare i propri figli, nessuna famiglia costretta a lasciare la propria casa distrutta.

Solo qualche centinaio di mascalzoni assicurati alle patrie galere ( e per un tempo molto breve, sicuramente inferiore ai loro…demeriti).

Eppure da quel terremoto nacque una fiammata di indignazione.

All’improvviso la popolazione di questo paese non solo disse che non ne poteva più dei suoi politici, ma trasformò questa indignazione in fatti concreti, nell’unico modo possibile in un paese democratico: rifiutandosi di votare per i partiti e gli uomini  risultati responsabili di quello sfascio.

Ma è stata una fiammata breve: i vecchi politici che parevano esclusi per sempre dalla politica sono quasi tutti tornati a galla, cambiando semplicemente casacca.

Alcuni dei mascalzoni, anche quelli condannati con sentenza passata in giudicato, sono ormai vicini alla canonizzazione, come dimostrano gli uragani di applausi che si scatenano nella sala di un congresso tutte le volte che li si ricorda come grandi statisti vittime di un odioso giustizialismo.

Insomma siamo un paese che dimentica in fretta.

Già tra qualche settimana dimenticheremo chi ha vinto il Grande Fratello, perchè dovremmo ricordarci, a distanza di tanti anni chi erano il beneficante e il beneficiario del conto All Iberian?

In questi giorni una sola cosa è stata quasi peggiore del terremoto.

Ed è stata la retorica televisiva. Il fiume di parole pronunciate da coloro che sostengono che questa sarà l’ultima volta, che non dovrà più succedere, che adesso si faranno i controlli soprattutto nelle zone sismiche.

E bla bla bla bla.

Certo molti sono in buonafede, ma chi gli crede?

In un altro paese direbbero : beh , adesso giriamo pagina, niente Ponte sullo Stretto e altre amenità di questo genere, da adesso in poi  tutte le risorse disponibili le investiamo nella riqualificazione del patrimonio urbanistico, soprattutto quello pubblico.

In Giappone, paese sismico per eccellenza, lo hanno fatto. Un terremoto del sesto grado a Tokio oggi causerebbe “solo” 400 vittime. Se lo stesso terremoto si verificasse in Calabria in una zona di dimensioni e densità abitativa equivalente, i morti salirebbero a 32000.

Ma noi non siamo il Giappone. Finita questa fiammata di retorica televisiva, le cose rimarrano quelle di sempre e torneremo ad appassionarci ad altro.

Come tornerà ad appassionarsi ad altro chi ci governa.

Però quando andremo a votare molti di noi si ricorderanno di quanto Berlusconi sia stato sollecito e premuroso con gli abbruzzesi.

A disastro avvenuto.

Che dire? Siamo un paese deprimente…

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