Rissa tra Livia Turco e Fabrizio Corona,scoppia la pace tra Marco Travaglio e Paolo Guzzanti (appassionante puntata di Tetris)

turco-coronaAltra rissa in tv.

Protagonisti questa volta l’ex ministro della Salute, Livia Turco, e Fabrizio Corona,  entrambi ospiti a “Tetris“, la trasmissione  di Luca Telese su La7.

Tema della trasmissione la “nuova politica“o meglio il nuovo modo di selezionare la classe politica.

Al centro della discussione le candidature di veline, troniste, mezzibusti, di principi di sangue reali freschi vincitori di”Ballando con le stelle” .

Tutto è filato liscio fino a quando  Telese ( più incisivo delle pur brava Ilaria D’Amico) non ha chiesto a Livia Turco se conoscesse Fabrizio Corona.

“No, non lo conosco”, ha risposto.

Piccata la risposta dell’interessato:”Ma lei come fa a fare politica, visto che non legge i giornali…?”.

“Io mi interesso dell’Italia che lavora!” ha reagito  l’ex ministro, che subito dopo si è alzata e se n’è andata, urlando “Ciarpame, solo ciarpame!”, vocabolo utilizzato proprio da Veronica Lario qualche giorno fa.

Altro momento interessante della trasmissione i continui linguainbocca ( scusate il termine, ma non me ne viene uno migliore ) tra Marco Travaglio e Paolo Guzzanti.

Travaglio,ai tempi della Commissione Mitrokhin, aveva attaccato periodicamente Guzzanti,   dandogli, a seconda dell’umore della giornata o degli eventi,  del mentecatto visionario o del peracottaro.

Guzzanti da parte sua aveva risposto prima sfidando Travaglio ad un duello televisivo ( unica condizione : la parità dei tempi a disposizione e un arbitro imparziale)  poi chiamandolo, per essersi sotratto alla tenzone, Marconiglio o Coniglio Mannaro.

Ieri sera niente di tutto questo.

Tra i due è scoppiata la pace?

Non credo proprio. Gli insulti precedenti erano stati pesantissimi, difficile credere che i due si siano davvero riconciliati.

La verità molto più banalmente è un’altra.

Da quando Guzzanti si è “rinsavito”, accorgendosi, ahimè per lui molto tardi, delle caratteristiche umane e politiche del Sire di Arcore, le sue critiche, da ex berlusconiano, a Berlusconi risultano particolarmente credibili e quindi utili.

Insomma, mutatis mutandis,  forse gli accadrà quello che accadde a Montanelli negli ultimi anni della sua vita: considerato praticamente un fascista per i primi quarant’anni della sua carriera, finì per assurgere al ruolo di icona della sinistra ( con applausi a scena aperta ai Festival dell’Unità) non appena cominciò a prendere le distanza da Berlusconi,  per quasi 15 anni suo amico ed editore.

Perchè, ormai la politica italiana si è ridotta a questo: sostenitori di Berlusconi, avversari di Berlusconi.

Lui, cioè Berlusconi, ovviamente se la ride.

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