Silvio fa troppo il terrone, si crede ormai San Gennaro, parola di Vittorio Feltri.

feltri

Ecco  l’incipit dell’articolo di ieri con il quale il direttore di Libero Vittorio Feltri riprende un tema assai caro alla Lega: quello dei troppi aiuti al Sud che non si trasformano quasi mai in opportunità di sviluppo, finendo quasi sempre nelle mani sbagliate, oggetto di ruberie di mafiosi e politici corrotti.

Nell’articolo si attribuisce a Silvio Berlusconi una strana sindrome: quella di San Gennaro.

Da parecchi mesi andiamo dicendo che Berlusconi è diventato terrone, nel senso che ormai si dedica anima e corpo al Mezzogiorno.

Non c’è niente di male.

Anche a noi piacciono la pizza, gli spaghetti e “lu mare”.

Il nostro rimprovero, se così si può definire, non riguarda la passione per le cose e la gente del meridione.

Ci mancherebbe. Siamo tutti paisà.

A Milano, su oltre un milione, almeno 900 mila abitanti hanno origini o sono imparentati con mandolinari veraci della seconda e terza generazione, verso i quali non esistono più diffidenza e pregiudizio.

La propensione esagerata del Cavaliere a stare al Sud e ad occuparsi dei suoi problemi si spiega in vari modi.

Da quando è tornato a Palazzo Chigi, Silvio vive in prevalenza a Roma i cui costumi sono contagiosi. Il centro decisionale della politica inoltre è la Capitale: qui si svolgono gli incontri fra chi conta; qui c’è il Parlamento, ci sono i ministeri, la Banca d’Italia, per citare le istituzioni più rappresentative.

Roma poi è la cerniera fra la parte alta e la parte bassa del Paese; una specie di forza gravitazionale spinge il premier sempre più giù.

E lui, svolazzando fra Napoli e Palermo, si sente da Dio, come un papa d’altri tempi sulla sedia gestatoria, immerso in folle adoranti, mamme che gli porgono i bambini affinché li benedica, signore che gli baciano la mano, uomini incantati.

Berlusconi ha bisogno di sentirsi amato.

Davanti a certe manifestazioni d’affetto e ammirazione ha la conferma d’essere un san Gennaro dal miracolo facile, basta farlo sciogliere (fuori dall’ampolla, s’intende) nella beatitudine e lui trova l’energia per fare prodigi.

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