Sposarsi. Hai detto niente. Tutta quella fatica per gli inviti e le bomboniere, gli addobbi floreali…Per non parlare poi del tempo che ci vuole per scegliere una moglie….

AlessandraAppianoORSETTO LAVATORE (soggetto nevrotico a uno stadio mistico) di Alessandra Appiano (v.foto)

Scena: una cucina completamente foderata d’acciaio e formica tedesca da ventiquattromila euro pagabili in sessanta rate.

Sul lavello, sul ripiano di marmo, sui fornelli, sul pavimento, sotto la porta, è impossibile trovare un minimo granello di polvere.

In un angolo, un orsetto lavatore strofina a mano con sapone di Marsiglia il collo di una camicia perfettamente pulita.

Sta per metterla nella lavatrice che sta aspettando di compiere la sua missione a portello aperto, come fosse una capsula spaziale in partenza per un pianeta sconosciuto.

Tensione.

Gli occhi di Orsetto sono tristi.

Appunto come un astronauta che teme di non riuscire a rientrate nell’atmosfera. Oppure che ha paura di tornare. Chi lo sa.

Io la odio questa camicia. Odio il suo collo grigio che non si riesce mai a capire se è il suo colore naturale oppure sporco.

Dice: Ma dopo due ore di strofinamento potresti anche deciderti a sbatterlo in lavatrice. Ci arrivo anch’io, ma non riesco a smettere. Non riesco a stare fermo. E neppure a dormire, ore e ore con gli occhi sbarrati dall’angoscia per tutto quello che dovrò pulire e ripulire domani.

Sapete perché sono combinato così? Perché non si sfugge al destino.

Nel mio caso, più che del destino si tratta di quell’ orsetta lavatrice che era mia madre. Ha cominciato a inculcarmi fin dalla culla questo fottutissimo senso del dovere. Peggio di un tumore, peggio di un bubbone.

Quando mi svegliavo di notte, da bambino, in preda agli incubi, correvo a rifugiarmi nel lettone, dove mia madre stava strofinando mio padre (era terribilmente meticolosa anche nelle faccende personali) prima dell’uso. – Mamma, ho paura! Ho sognato uno spazzolone grande grande che mi inseguiva, che voleva spiaccicarmi sul pavimento! Non preoccuparti, piccino. A questo mondo c’è giustizia. Chi fa il suo dovere, prima o poi viene premiato. Adesso torna nel tuo lettino e lasciami lavorare.

E riprendeva a strofinare suo marito, così me ne tornavo di là con la prospettiva di quel premio finale e con tutte le mie paure intatte. Invece, altro che premio.

Qualcuno mi dice che mi manca un amore, una compagna. Lo so, ma ci vuole tempo.

Sposarsi.

Hai detto niente.

Tutta quella fatica per gli inviti e le bomboniere, gli addobbi floreali…Per non parlare poi del tempo che ci vuole per scegliere una moglie, il ristorante, i vini giusti, i portatovaglioli intonati: anche a voler fare in fretta un paio di giorni bisogna metterli in preventivo.

E poi il pranzo per trecento animali che mi criticheranno ferocemente: lo so come vanno queste cose, prima si abbuffano e poi ti fanno a pezzi.

Qualche volta ho pensato- per gioco, sia chiaro- a una possibile vita matrimoniale.

Io e lei in cucina.

Io lavo i piatti e lei li asciuga. Anzi, meglio di no, non mi fido: capacissima di rompere qualche bicchiere di baccarat, quella tipa, meglio che li asciughi io.

Diciamo: io al lavello e mia moglie in poltrona. Che mi guarda. Poi lei prepara il caffè. No, non conviene, come niente sparge tutto il macinato sul lavello. Meglio se il caffè lo faccio io. Prendiamo il caffè in soggiorno. Lei mi bacia. Diciamo per cinque, dieci secondi, non di più, perché con quel che c’è da fare non possiamo passare la giornata con le bocche incollate, come due scemi…

E qui viene il difficile. Io sono sicuro che dopo il bacio mia moglie si riempie la testa di pretese assurde, per esempio un viaggio di nozze. Logico, lo fanno tutte. Magari a Papeete: tubare al tramonto, passeggiare mano nella mano in riva all’oceano, crogiolarsi al sole, girarsi i pollici sotto un tot di palme esotiche… Una settimana, pensando di continuo alla casa che si sta riempiendo di polvere…

Uno strazio.

Non ho mai capito se sono un animale in via di estinzione, forse sì, ma vorrei chiedere agli amici del WWF un favore: chiudete un occhio una volta tanto, occupatevi dei cavolacci vostri, mettetevi nei miei panni (potete fidarvi, sono puliti, li sterilizzo tutte le mattine), ficcatevi una mano sulla coscienza. Insomma, offrite un serio, caritatevole soccorso a me e i miei poveri fratelli orset­ti lavatori, aiutandoci a scomparire da questo immon­dezzaio terrestre.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...