Oscar Wilde in Love- quarta puntata- “Il semplice fatto che mi abbia rovinato la vita me lo fa amare”

oscar8

Nonostante le speranze a lungo coltivate da Wilde e dai suoi amici, la pena detentiva viene scontata fino all’ultimo giorno.
E quindi solo alla fine di maggio del 1897, a due anni esatti dalla data della condanna, che il poeta, può lasciare il carcere.
Indossa il vestito che portava due anni prima, quando era stato incarcerato. La redingote, il cappello a cilindro e le scarpe di vernice, non appena indossati, già lo fanno sentire un altro.
L’abito è un po’ stazzonato e gli sta largo, i capelli sono diventati grigi ( tra le istruzioni che ha dato agli amici che lo attendono fuori c’è la preghiera di acquistare per lui una lozione in grado di fare miracoli) ma in compenso è dimagrito e abbronzato. Il secondino che lo aiuta a vestirsi è intimidito dalla trasformazione cui assiste: al posto del carcerato sofferente si è materializzato un signore elegante e di aspetto distinto.

oscar-de profundisSottobraccio ha il plico voluminoso del De Profundis. Sono ormai due mesi che ha finito di scriverlo, ma il direttore del carcere non gli ha consentito di spedirlo al destinatario
Lo stesso Wilde, conoscendo l’amico, sa che il manoscritto, una volta pervenutogli, potrebbe fare una brutta fine.
Consapevole del fatto che il testo non è soltanto la lettera forse più lunga della storia della corrispondenza, ma anche una compiuta opera d’arte, oltre che un documento di controinformazione ( come si direbbe oggi) sulla vicenda che lo riguarda, Wilde desidera che la lettera, prima di pervenire a Bosie, venga ricopiata a macchina in quattro copie
Le autorità hanno deciso che Wilde debba essere rilasciato dal carcere di Pentonville, invece che da quello di Reading. Si rende necessario quindi, il giorno prima della effettiva liberazione, il trasferimento da Reading a Pentonville.
Questa volta le modalità del trasferimento non sono odiose e umilianti come è accaduto in passato. Il prigioniero indossa i suoi abiti civili e non ha le manette ai polsi. Anche le due guardie che lo accompagnano sono in borghese.

oscar4
Uno dei biografi di Wilde ci racconta un divertente annedoto su questo viaggio. Arrivato alla stazione di Twyford, il poeta, mentre è in attesa del treno, si sofferma in rapita contemplazione davanti ad un cespuglio in fiore e non riesce a trattenersi dal commentare: “Oh, com’è bello il mondo! Oh com’è bello il mondo!”. Al che uno dei secondini, temendo che le esternazioni gioiose del poeta possano tradirlo e attirare l’attenzione degli altri viaggiatori su di lui, vanificando tutti gli sforzi di segretezza, lo riprende: “Su, signor Wilde, non deve tradirsi in questo modo. Lei è il solo uomo in Inghilterra che può parlare così in una stazione ferroviaria” (“Oscar Wilde”- Richard Ellmann).

Il giorno dopo, deciso a sottrarsi alla curiosità e al disprezzo che teme lo aspettino restando in Inghilterra, parte alla volta di Dieppe, in Francia.

Non appena arrivato a destinazione scrive alla moglie, implorando un incontro con lei. Scartata per la scarsa generosità dei gesuiti, ai quali si era rivolto chiedendo asilo, la scelta di trasformarsi in un penitente, cerca di tornare ad essere marito e padre.

oscar-la moglieConstance, la moglie, nella sua naturale bontà d’animo, sarebbe propensa a riprenderselo, ma i suoi amici la sconsigliano a tal punto di farlo, che alla fine la sua risposta finisce per assomigliare a quella dei gesuiti.
Suggerisce anche lei una pausa di riflessione, una specie di periodo di prova.
I termini esatti della missiva non si conoscono perché è andata persa, si conoscono tuttavia le reazioni amareggiate di Wilde, che si sente ancora una volta prepotentemente risospinto verso l’uomo della sua vita.

Ha fatto sapere a Douglas, per il tramite del comune amico Herbert Ross che non si sente ancora di vederlo, ma che lui, se vuole può scrivergli.
Bosie ne approfitta subito e gli scrive di aver saputo che Wilde ha smesso di amarlo, anzi adesso lo odia. Sostiene che, invece, il suo sentimento non è affatto mutato e desidera vederlo.
Wilde gli risponde che anche lui continua ad amarlo, ma che per il momento preferisce continuare a non vederlo.

Ricominciano, per il momento solo attraverso la posta, le schermaglie amorose di sempre.
osca-bosie.3jpg
Douglas ancora ignora le accuse particolareggiate che l’altro gli ha scagliato contro con il De Profundis ( il testo è ancora in battitura, lo riceverà solo alcuni mesi dopo accompagnato da una lettera di Ross e sosterrà sempre di averlo buttato nel fuoco senza leggerlo), ma alterna lettere in cui gli conferma amore e ammirazione ad altre piene di grottesche recriminazioni che Wilde non esita a definire parlandone con amici infami o ripugnanti.

Ma si sta ricreando l’antica consuetudine.

Il sei giugno il poeta scrive all’amico da Berneval sur Mer, località balneare a due passi da Dieppe, dove, nel frattempo si è trasferito e nella quale addirittura vagheggia di farsi costruire un villino:

“Mio caro Ragazzo,
debbo abbandonare questa assurda abitudine di scriverti ogni giorno. Naturalmente viene dalla strana nuova gioia di parlarti quotidianamente. Ma la settimana prossima debbo prendere la decisione di scriverti soltanto ogni sette giorni, e soltanto sulla questione del rapporto tra sonetto e vita moderna e sull’importanza del fatto che tu componga ballate romantiche”
Chiude la lettera rinnovando il proponimento iniziale con accenti che ne fanno capire la scarsa tenuta:
“Ricorda, tra qualche giorno solo una lettera alla settimana. Debbo abituarmici. En attendant, tuo con tutto l’amore Oscar Poete-forcat.”

Il proposito di diradare la corrispondenza ovviamente va in fumo, così come quello di continuare anon vedersi.
In una lettera del 16 giugno, Wilde fa riferimento ad una lettera inviatagli solo il giorno prima e gli rinnova l’invito, in essa contenuto, a raggiungerlo a Berneval:
“Ho un costume da bagno per te, ma faresti meglio a procurartene uno a Parigi. Portami anche un mucchio di libri, e sigarette. Non trovo buone sigarette qui né a Dieppe.”.
La lettera si chiude rinnovando affettuosamente l’invito: “Porta anche qualche profumo e delle cose carine dai venditori della polvere di rose. E porta te stesso”.

bosie4
Il giorno dopo Wilde riscrive all’amico, agitatissimo, per disdire l’incontro perché ha saputo che la moglie è decisa, dopo aver concordato di passargli un vitalizio di centocinquanta sterline l’anno, di sospendere del tutto l’erogazione del denaro se il poeta si rivedrà con Bosie.
Qualcuno inoltre si è preoccupato di far sapere a Wilde che il marchese di Queensberry è pronto precipitarsi in Francia, armato di rivoltella, nel caso in cui venisse a sapere che è ricominciata la relazione che tanto duramente ha avversato.
“Più tardi , quando l’allarme in Inghilterra sarà finito, quando sarà possibile la segretezza, e il silenzio farà parte dell’atteggiamento del mondo, potremo incontrarci, ma attualmente, come vedi, è impossibile. Sarei inquieto, agitato, nervoso. Per me mostrarmi a te come sono non sarebbe una gioia.”

Chiude con rammarico :
“Sempre il tuo ( piuttosto malconcio e mutilato) Oscar”

Nelle settimane successive i due continuano a scriversi, restando dove sono: Oscar a Berneval, Bosie a Parigi.

Arriva finalmente una lettera di Constance. Ma ormai è troppo tardi. La lettera, tra l’altro ferisce Wilde perché la moglie gli propone un incontro, ma precisando che allo stesso non saranno presenti i figli, la cui vita è stata sufficientemente rovinata.
Wilde trova in questa lettera della moglie il pretesto che più o meno consapevolmente attendeva per riconsegnare la sua vita nelle mani di Bosie.
Scrive alla moglie che è stanco di essere considerato come un paria, che non sopporta più le sue continue titubanze sulla ripresa della loro vita insieme e che ha deciso di andare a vivere con l’unica persona al mondo che sembra disponibile ad offrirgli la sua compagnia, cioè con Bosie.

Immediatamente dopo, il 24 agosto, scrive all’amico proponendogli un incontro a Rouen.

Sorprendentemente questi gli risponde di non potersi muovere perché privo di soldi: una volta sicuro di essere desiderato e amato, riprende come al solito a farsi rincorrere.

Poi ci ripensa e telegrafa ad Oscar confermandogli l’incontro che avviene alla stazione di Rouen il 28 agosto 1897.
L’incontro è commovente: i due si abbracciano tra le lacrime e poi passano la notte in un albergo di Rouen.
Si separano il giorno dopo perché Bosie ha promesso alla madre di raggiungerla ad Aix-Le Bains, dove si trova per una cura, ma si danno appuntamento a Napoli di lì a sei settimane.
Il 31 agosto, scrivendo da Dieppe, Wilde è ancora in preda alla dolcezza dei ricordi di quell’incontro, fino al punto di smentire del tutto i propositi di vita nova così drammaticamente espressi nel De Profundis:
“Mio Amato Ragazzo,
ho ricevuto mezz’ora fa il tuo telegramma, e ti mando appena un rigo per dirti che la mia unica speranza di tornare a creare cose belle in arte è nello stare con te. […] Tutti sono furibondi perché torno da te, ma non ci capiscono. Io sento che è soltanto con te che posso fare checchessia. Ricostruisci per me la mia vita rovinata e allora la nostra amicizia e il nostro amore avranno un significato diverso per il mondo”

Il 20 settembre Wilde e Douglas si ritrovano a Napoli all’Hotel Royal Des Etrangers.
E’ forse l’ultimo momento di felicità nella vita di Wilde, almeno a giudicare dalle lettere agli amici che scrive a proposito di questo ennesimo ricongiungimento.

oscar- Robert_Ross_at_24A Herbert Ross, l’amico fidato di sempre ( vedi foto a fianco) scrive definendo il ritorno con Bosie come “psicologicamente inevitabile”. Sa di andare incontro a nuove giornate infelici, ma aggiunge: “Il semplice fatto che mi abbia rovinato la vita me lo fa amare”. Come dice sempre in questa lettera, che è del 21 settembre, Wilde non può vivere “senza l’atmosfera dell’Amore”. Ha bisogno di amare e di esser amato, non importa quale sarà il prezzo da pagare.

Con un altro amico, Reginald Turner ( vedi foto sotto) si esprime così ( 23 settembre): “Quando la gente ti dice che è stato terribile da parte mia essere tornato da Bosie, tu negalo; dì che lo amo e che, dopotutto, comunque possa essere stata la mia vita dal punto di vista etico, è sempre stata romantica e bosie è il mio romance. Ed è lui stesso un poeta, di gran lunga il primo tra i giovani poeti d’Inghilterra”.
reginal turner1908
Ricominciano presto anche i problemi economici. Dopo quindici giorni il conto dell’Hotel Royal è salito a sessantotto sterline e i due decidono di trasferirsi in un villino a Posillipo ( Villa Giudice)
Ma l’attitudine al risparmio non fa parte del loro dna: assumono un cuoco, una cameriera e due servitori. “Viviamo facendo economie” scrivono in compenso ad amici e parenti.
Nel frattempo la colonia inglese di Napoli ha avuto modo di mettere a fuoco ed identificare la coppia e di mettere in atto ogni possibile strategia per evitare di entrare in contatto con i due.

“Però abbiamo amici tra le classi più umili” scrive Wilde a Ross, con evidente allusione alla ripresa delle abitudini che gli sono costate il carcere e aggiunge: “ La nostra solitudine è meravigliosa: nessuno ci scrive. Per fortuna ci amiamo”.
Non appena Wilde riceve dal suo editore un anticipo di dieci sterline ( riguarda la sua ultima fatica letteraria, in procinto di uscire in Inghilterra, “La ballata del carcere di Reading”) i due decidono di andare a Capri.

wildeballadofreadinggoal

Ritornati a Napoli senza un soldo, cominciano freneticamente a batter cassa presso tutte le persone che conoscono.
Mentre Bosie cerca di impietosire la madre, Wilde scrive al suo editore Leonard Smithers ( vedi foto sotto), assediandolo per avere nuovi anticipi.
In una di queste lettere (16 novembre 1897) racconta che ha appena ricevuto una lettera dal suo avvocato con la quale gli viene comunicato che è stato sospeso il suo appannaggio trimestrale di 38 sterline


Al momento della separazione dalla moglie era stato stabilito che Wilde ricevesse questa rendita ricavata dai beni dotali , a patto che non riprendesse a frequentare persone “di dubbia reputazione”, un modo come un altro per vietargli ogni ripresa di rapporto con Bosie.

smithersRammaricandosi delle scarse prospettive che Smithers ( vedi foto a fianco) assegna alla fortuna commerciale della “Ballata” ( che in realtà sarà un successo) Wilde chiude dicendo:

“Poiché vedo che la mia poesia è un oggetto totalmente invendibile, non ho dinanzi a me che la fame o il suicidio, dovendo scegliere quest’ultimo perché detesto il dolore. Alfred Douglas non ha denaro, nemmeno per le proprie necessità, e non può fare nulla per me, neanche temporaneamente”.

Nel frattempo i giornali francesi descrivono Wilde, minato nello spirito oltre che nella salute, come una persona che vive alle spalle dell’amico in una villa di proprietà di quest’ultimo a Napoli.

CONTINUA- La quinta puntata uscirà a breve…

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...