Archivi categoria: annotazioni

Dress code

Lui: Hai notato che il giovane che viene a lavarci le scale ha un giubbino identico al mio?
Lei: Non so come dirtelo, ma…
Lui : Ma..???!!!
Lei : E’ il tuo!
Lui: Gli hai regalato il mio giubbino senza chiedermelo?
Lei: Perché se te lo chiedevo, avresti detto di sì?
Lui: Certo che no! E’ quello che mi sta meglio!
Lei: Ti sta così bene che se andassi in giro con un paio di cani ti prenderebbero per un punkabbestia..

Segue in :http://www.glistatigenerali.com/topic/i-racconti-della-domenica/

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AVEVA 20 anni e mi piaceva, ma ho dovuto lasciarla ad un altro….


Mi piaceva quella Bmw decappottabile.

Era vecchiotta, aveva più di 20 anni, ma era in ordine.

Mi piaceva anche il colore.

In casa non era molto popolare. Francesco era ancora un ragazzo , ma era già alto come adesso, cioè un metro e 87.

Ogni volta che partivamo per un viaggio, c’era una discussione su chi doveva stare dietro tra lui e sua madre.

L’unica che mi appoggiava era la piccola Giulia, affascinata dall’eleganza senza tempo di quell’auto, quella che mi aveva spinto all’acquisto.

Il venditore era stato abile.

Mi aveva detto : “E’ una macchina d’epoca, ma è così in ordine che lei può usarla tranquillamente tutti i giorni!”.

Era quello che volevo sentirmi dire: sapevo che era un capriccio e me ne vergognavo un po’.

Mi dicevo: “Beh, una macchina devo pure averla, se poi è bella meglio, l’importante è che funzioni”.

Insomma ero orgoglioso di quell’auto. Mi faceva piacere , quando tornavo a riprenderla in un parcheggio, notare qualcuno che si soffermava ad ammirarla o addirittura si complimentava con me per come era ben conservata e in ordine.

Mai avrei voluto rinunciare a quell’auto.

Ma un giorno capita una cosa che mi costringe a cambiare idea.

Viene a trovarci un cugino di mia moglie, anche lui appassionato di automobili.

Fiero del mio acquisto, gli mostro la Bmw. Andiamo a fare un giro e, dal momento che siamo in estate, tolgo il tettuccio rigido e lo metto nel bagagliaio.

Più tardi andiamo a mangiare una pizza e rimonto quel tettuccio, ma per una fatale distrazione, dimentico di fissarlo con la maniglia di sicurezza.

Parto quindi, ignorando che il tettuccio è solo appoggiato all’abitacolo, non fissato.

Prendiamo un piccolo dosso a discreta velocità e all’improvviso sentiamo un rumore secco tipo VUMMM e vediamo le stelle sopra di noi.
Giulia lancia un grido che è insieme di stupore, paura e divertimento.

Il tetto è volato via come una scheggia, come se fosse la bombetta tagliente di quel film di James Bond.

Fermo l’auto e scendo terrorizzato all’idea che qualcuno sia stato colpito da quell’oggetto volante.

Per fortuna è tardi e c’è in strada solo un ciclista. Assonnato ( forse non si è accorto nemmeno di quello che ha rischiato) , ma illeso.

Recupero il tetto, leggermente ammaccato, cinquanta metri più in là, tra i commenti dei miei famigliari.

I quali prima si uniscono a me nell’esprimere sollievo per lo scampato pericolo, poi si abbandonano senza ritegno a critiche durissime, sconfinanti con l’aperta derisione, per la proverbiale distrazione del paterfamilias.

Faccio riparare il tettuccio e permuto la Bmw con una placida Tipo.

Veneziani,razza in via di estinzione: meno dei gorilla di montagna!!!

La più antica Farmacia di Venezia è la Farmacia Morelli.

Si trova a due passi da Rialto, in campo S. Bartolomio, quasi di fronte alla grande statua di Carlo Goldoni posta al centro di quel campo.

La vetrina della farmacia ha una particolarità: su un ripiano della stessa è collocato un grande quadrante luminoso che riporta il numero aggiornato degli abitanti del centro storico.

Abito in questa città dal 1974.
Allora gli abitanti del Centro storico erano circa 120 mila (ed erano 180.000 all’inizio degli anni 50!)

Il 5 novembre, passando accanto alla farmacia Morelli ho letto questo numero:

59984
Ci siamo già, ho pensato.

Intendevo: SOTTO i sessantamila.

I motivi dello spopolamento sono noti: il costo delle abitazioni è elevato, come in tutti i centri storici, ma è elevato anche il costo della vita.

I giovani, se non hanno avuto una casa in eredità, difficilmente sono in grado di comprarsene una.

Vanno a stare in terraferma e scelgono in genere non luoghi come Marcon, a pochi chilometri da Mestre, in una zona densissima di ipermercati.

Vanno spesso a stare a Marcon, o a Zelarino, Campalto, Tessera, anche quelli che hanno ricevuto una casa in eredità nel centro storico.

La vendono e con il ricavato si comprano un appartamento in una quadrifamiliare, con il loro pezzetto di giardino, la taverna con il caminetto, il garage.

Per creare attenzione sul fenomeno del depopoalmento del centro storico il social network “Venessia.com” ha organizzato il 14 novembre una manifestazione, il “Funerale di Venezia”, con tanto di corteo acqueo che ha accompagnato una bara fucsia, che rappresentava città, dalla stazione lungo il Canal Grande fino a Ca’ Farsetti, sede del Municipio .

Venezia, ovviamente, ha bisogno, per risolvere il problema del depopolamento, di ben altro che di un passaggio in tv o di una foto su un giornale.

Occorrono politiche di gestione del territorio che puntino non solo allo sviluppo del turismo

Questo cresce indipendentemente dalle iniziative che possano essere adottate, grazie al fatto che la città è il più straordinario giacimento culturale del pianeta: negli ultimi 20 anni è passato da 10 milioni di presenze annue a 20 milioni.

Servono politiche serie ed efficaci sia per promuovere l’insediamento di nuove attività , “altre” rispetto a quelle che gravitano sul turismo sia per la messa a disposizione di alloggi a prezzi sostenibili.

A “Venessia. com” come accade per i funerali sono arrivati molti telegrammi di condoglianze.

Ecco il più curioso:

“La mattina in cui ho visto sul conta-veneziani a San Bartolomio lampeggiare la cifra 59.984 mi sono sorpreso, io ateo, a farmi il segno della croce. Come quando passa il morto. I residenti, almeno quelli ufficiali, da quel momento erano meno… dei gorilla di montagna dell’Uganda, specie dichiarata ad altissimo rischio di estinzione dal Wwf e per la quale l’etologa Diane Fossey*, il negli anni Settanta si fece ammazzare. Non risulta che nessuno sia disposto al momento a sacrificarsi per salvaregli ultimi veneziani

*Dian Fossey intraprese una battaglia per salvaguardare sia l’habitat dei gorilla, minacciati dal crescente turismo, sia i gorilla stessi, minacciati da numerosi zoo europei che pagavano ingenti somme di denaro pur di avere cuccioli ed adulti. La Fossey scrisse anche un libro, Gorillas in the Mist, che attualmente è considerato uno dei migliori manuali per lo studio teorico delle abitudini dei gorilla, dal quale è stato tratto un film con Sigourney Weaver.

Fu brutalmente assassinata la sera del 27 dicembre 1985 nella sua capanna. L’arma del delitto fu un arnese locale, chiamato panga, usato dai bracconieri per uccidere i gorilla caduti in trappola.

Il cane che guarda la televisione

2In genere i cani non guardano la televisione.

Per loro è un oggetto come un altro.

Il fatto che dentro questo oggetto si muovano delle immagini per loro è del tutto irrilevante.

Non credo che, impicito in questo atteggiamento, ci sia un giudizio sulla qualità dei programmi televisivi.

La tv, come direbbero gli inglesi, non è, in genere, la loro tazza di tè.

Naturalmente, poi, c’è qualche eccezione.

Come nel caso di Daisy, una bastardina di 14 anni che assomiglia molto ad un lasa tibetano, che vive con noi da 14 anni.

Daisy è una cagnetta molto intelligente.

E anche molto vispa.

Alle 7 del mattino comincio a sentire i suoi andirivieni sempre più veloci sul parquet. E’ il suo modo per farmi sapere che ha fame.

In genere sono sveglio da un po’. Qualche volta, però, quando la sera prima sono andato a letto molto tardi, mi farei un’altra oretta di sonno.

Ma Daisy non molla.
Ogni 3-4 minuti viene a controllare la situazione.
Impossibile dormire con quello scalpiccio costante.

Alla fine cedo, mi alzo, vado in cucina e preparo le ciotole.

Come per incanto, non appena, anche dal piano di sopra, sente la ciotola che tocca il pavimento, si materializza anche Cuba, una cagnetta di razza beagle di 8 anni ( non ci facciamo mancare niente in fatto di cani… come sanno alcuni dei miei 24 lettori).

Insomma, se Daisy fosse una sindacalista, Cuba sarebbe felice di pagare le quote del suo sindacato: nessuno potrebbe tutelare le sue istanze meglio di come lo fa la “sorella” maggiore.

Ma, come dicevo prima, la specialità di Daisy, è la sua passione per la tv.
Ma non una passione indifferenziata, intendiamoci.

Se fosse necessario darle un secondo nome, quel nome potrebbe essere Auditel.

4Daisy ha preferenze precise: le piacciono le storie d’amore. Le guarda con attenzione, come se capisse la trama. Segue i dibattiti di Ballarò e Anno Zero come se apprezzasse le argomentazioni dei contendenti
(mi piacerebbe conoscere il linguaggio dei cani per chiederle cosa pensi di Lodo Alfano, trans, escort: ma forse è un cane troppo intelligente per ritenere questi i veri problemi del paese…)

Ma non sopporta i quadrupedi: cani, cavalli, gatti, leoni, tigri ecc.

Il problema è che Daisy è un cane avvisatore, cioè uno di quei cani che ritengono di avere una missione: avvertire il padrone di QUALUNQUE cosa accada nell’ambito del loro “territorio”.

Così non appena in tv appare un quadrupede, Daisy si scatena e comincia ad abbaiare con tutto il fiato che ha in corpo.
Si alza sulle zampe anteriori e le appoggia al ripiano del mobiletto sul quale poggia il televisore e si mette ad abbaiare minacciosamente a quelli che a lei sembrano pericolosi intrusi.

Insomma, non so se si è capito, ma a casa mia non ci possiamo permettere di guardare nè “Lassie”, nè “Il commissario Rex”, nè un qualsiasi film western, nè un qualsiasi documentario sui leoni o le giraffe della savana.

Fino ad un paio d’anni fa, Daisy aveva un udito finissimo. Anche se si trovava al piano di sopra, sentiva la presenza degli” intrusi”.
Le bastava sentire non dico un latrato, ma anche un semplice uggiolio di un cane in tv per catapultarsi da basso, irrompere in salotto e mettersi ad abbaiare allo schermo.

111120092185Adesso scatena il putiferio solo quando vede le immagini, perchè è diventata completamente sorda.

La cosa mi dispiace per due motivi.

Il primo è legato al fatto che non assistiamo mai volentieri ai sintomi di declino in coloro che amiamo.

Il secondo risiede nel fatto che era una cagnetta ubbedientissima.

6Così adesso ho due cagnette disubbidienti: una lo è perchè è sorda, l’altra, Cuba, non ha obbedito una volta in vita sua ( ma quella dei tentatvi di dare un’educazione a Cuba è un’altra storia, come direbbe Carlo Lucarelli, ne parlerò un’altra volta…)

Due foto ingiallite

E’ un mattino d’estate a Barcellona.

Non una domenica qualsiasi.

E’ il 19 luglio del 1936.

C’è un uomo in canottiera, appostato all’angolo di una calle.

Due giorni prima è cominciato il golpe dei militari contro la Repubblica.

L’uomo in canottiera fa parte della Guardia de Asalto, che sarebbe come dire oggi Celere, reparti speciali di polizia, quelli che si mobilitano per le sommosse e la guerriglia urbana e si trova quella mattina nelle strade di Barcellona a difendere la legalità fianco a fianco con gli anarchici di Durruti.

Due volte viene immortalato. .

Nella prima foto sta accanto a colleghi, che, diversamente da lui indossano impeccabilmente la bella divisa blu del reparto: appoggiato alla carogna di un cavallo in Calle Diputacion prende la mira contro un nemico fuori campo.

Nella seconda si trova  all’angolo di una strada, da solo, con l’elmetto infilato nel braccio, il berretto con visiera e quella canottiera che rivela braccia bianche e magre e  petto scarno, mentre punta  il suo fucile con tanto di baionetta inastata.

La vulgata repubblicana ne farà l’emblema della lotta proletaria: anche gli Asaltos, presi da fervore rivoluzionario, si dirà, adattano la propria uniforme agli abiti dei diseredati.

Ci vorrà più di mezzo secolo affinché l’uomo in canottiera recuperi la sua dimensione umana, un nome e un cognome (Mariano Vitini) e un po’ della sua storia, grazie all’intervista rilasciata dalla figlia Manuela ad uno scrittore spagnolo (Javier Cercas).

Le due fotografie ci restituiscono l’atmosfera epica del conflitto, le cui motivazioni ideologiche, da una parte e dall’altra, appaiono chiare, mentre quelle personali rimangono enigmatiche come lo sguardo di quell’uomo in canottiera incollato al mirino.

( sintesi di un testo di  Mauro Del Bianco , se avete qualche minuto leggete qui la versione completa, l’ho trovata bellissima )

La fiducia ( sentita al caffè).

Uomo : Non hai mai avuto fiducia in me
Donna :  Ma cosa dici? Non fare il bambino.
Uomo: Mi hai sempre frenato!
Donna :  Non dire sciocchezze!
Uomo : Se non fosse stato per te avrei potuto diventare qualcuno.
Donna :  Tipo?
Uomo : Insomma, andare lontano.
Donna : Dove?

Dimenticare Buenos Aires .

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A giorni avrei dovuto partire per l’Argentina  per un breve soggiorno turistico.

Apprendo  che in quel paese infuria le febbre suina.

Consulto il sito dell’Oms e trovo  le statistiche(aggiornamento 6 luglio) : 95000 casi nel mondo, 429 morti fino ad oggi, uno  ogni 220 casi.

La situazione peggiore è proprio in Argentina (  report del 5 luglio del  Ministero de Salud locale)  e in particolare a Buenos Aires :

779 casi con 42 morti , un morto ogni 18 casi!

Decido di rinunciare. Mi metto in contatto con Farnesina e Ministero della Salute e chiedo perchè non stiano sconsigliando il viaggio, come fatto due mesi fa per il Messico , quando la situazione lì era identica a quella attuale dell’Argentina per numero di morti su numero globale di infettati.

Arriva la risposta della Farnesina. Mi dicono che per l’Argentina

“non ci sono restrizioni ai viaggi, se non nel caso di persone che, a detta del proprio medico riportano particolari patologie da non esporsi al rischio di qualsiasi tipo d’influenza.”.

Stamattina arriva anche la risposta del Ministero della salute:

L’Oms ,nonostante la situazione in Argentina, non sconsiglia a persone sane di recarsi volontariamente in tale paese.In ogni caso spetta al Ministero degli Esteri la competenza in materia .Il nostro Dicastero tutela la salute pubblica in Italia e segue ovviamente le indicazioni dell’OMS.

Sui media italiani, nel frattempo,  di questa situazione, con piccole eccezioni,  non si parla per niente.

Eppure il Ministro della salute argentino si è appena dimesso proprio perchè il Governo aveva minimizzato la questione.

E i giornali argentini, che leggo tramite internet , parlano ogni giorno di questa vicenda con toni allarmati.

Addirittura il Governo, leggo sul Clarin,  decide di mettere in ferie al venerdì gli impiegati (El Gobierno decidió dar asueto el viernes a los empleados de la administración pública nacional) nella speranza che evitino il contatto tra loro  per qualche giorno alcuni dei potenziali untori e delle potenziali vittime del contagio.

Buenos-AiresInsomma sapete che vi dico?

Se dovete andare in Argentina e soprattutto a Bueno Aires, informatevi bene prima di partire.