Archivi categoria: Mani Pulite

Il Giornale abbandona il garantismo e tenta di linciare Di Pietro.

dipietro012“L’unica cosa che posso dire è: buon lavoro ai magistrati! Quando non si ha nulla da temere non si ha paura delle indagini. Anzi io dico ai magistrati di fare tutte le indagini che vogliono perché né io non ho niente da nascondere.”

Questo ha detto stanotte Silvio Berlusconi.

Una cosa sconvolgente.

Tanto sconvolgente che mi sono svegliato…

Poi ho aperto il Giornale e ho letto queste stesse parole.

Ma quelle cose non le diceva Berlusconi.

Le diceva Di Pietro.

Che dire?

Non tutti i politici sono uguali davanti alla legge.

Se ne rendono conto anche i redattori de Il Giornale che  sembrano  presi in contropiede  dalla coerenza del leader dell’Italia dei Valori.

Anzi, più che presi in contropiede, delusi.

Talmente delusi che per bilanciare l’effetto di un inevitabile confronto con i comportamenti ben diversi del proprio dominus avanzano subito pesanti sospetti, non corredati da prove , sui comportamenti di Di Pietro.

Il che dimostra che anche il garantismo non è uguale per tutti.

Se l’accusato è chi ti paga lo stipendio, non  bastano a provarne la colpevolezza  neanche le prove più schiaccianti.

Se l’accusato è l’avversario politico, si può conciarlo per le feste anche sulla base di semplici dicerie di corridoio.

L’incoerenza de Il Giornale non ci prende in contropiede.

E nemmeno ci delude.

Siamo abituati a pensare che da quelle parti, da quando se ne è andato Montanelli, non si fa giornalismo, ma propaganda politica.

mario_giordano

Ecco cosa scrive l’ineffabile direttore dell’house organ berlusconiano ( che si definisce garantista fino in fondo):

Per carità: essendo noi garantisti fino in fondo, ci auguriamo che Cristiano (un altro delfino che fa la figura della trota) chiarisca presto tutto quello che c’è da chiarire. Siccome è Natale e siamo buoni non vogliamo nemmeno ricordargli che suo padre, ai tempi d’oro, sbatteva la gente in galera per molto meno. Così come non vogliamo infierire più di tanto sull’Italia dei Valori, un partito ossimoro, che nasce con una ragione sociale smentita dai fatti, come dimostrano le nostre pagine di oggi e i nuovi documenti dell’inchiesta che pubblichiamo.Dall’Italia dei Valori all’Italia dei Rossori. Di vergogna.


Colpevole dunque innocente. Il caso Dell’Utri: da Liste Pulite a Liste Smacchiate

 

«Lei se non sbaglio, oltre a due condanne di primo grado, una delle quali per mafia, ha avuto una condanna definitiva per frode fiscale e false fatture”.

“Una cosa assolutamente già passata in giudicato, che non esiste. L’ha detto l’avvocato Ghedini che gli effetti del reato definitivo per cui sono stato condannato sono automaticamente estinti e col patteggiamento c’è una sorta di riabilitazione penale”».

Così ragiona Marcello Dell’Utri.

Una cosa passata in giudicato non esiste?

Col patteggiamento c’è una sorta di riabilitazione penale? Quale sorta?

L’ha detto l’avvocato Ghedini? Ah beh allora.

Sembrerebbe una gag, di quelle che costano un editto bulgaro ai comici “comunisti” e “faziosi”.

Purtroppo non è così.

Queste sono proprio le frasi pronunciate dal senatore Marcello Dell’Utri in una intervista al quotidiano La Stampa del 23 febbraio.

Sono il segno di un cambiamento.

All’inizio si era parlato di Liste Pulite

Adesso siamo alle Liste Smacchiate.

Oppure, come diceva ieri l’Unità, siamo di fronte a qualcuno che è

colpevole, quindi innocente

Il paese della dimenticanza

La campagna elettorale è partita in modo soft.

Lo dicono tutti.

Forse è anche vero.

Quello che si stenta a credere è che questo clima di civiltà e di quasi lealtà reciproca possa durare a lungo.

Certo è che non se ne poteva più.

Avevamo passato gli anni 80 a disprezzare il cosiddetto consociativismo.

Ci rendevamo conto che in quella specie di marmellata allignavano la corruzione e le ruberie della classe politica.

Lo intuivamo, più che averne la certezza.

Ci mancavano le prove.

Poi Tangentopoli ce le fornì in maniera clamorosa.

Sperammo in una nuova stagione.

Ci sembrava impossibile che i protagonisti di quelle vicende di malaffare potessero tornare a galla e presentarsi come vittime.

Eppure è stato così.

Siamo in un paese in cui è facile dimenticare.

Anche perchè coloro che dovrebbero aiutarci a farlo, cioè i giornalisti della carta stampata e soprattutto della tv, sono i più bravi del mondo nell’arte di cambiare le carte in tavola.

Con le dovute eccezioni.

Flickr image

Quando spunta uno come Travaglio e ricorda non solo come andarono le cose, ma anche le frasi alla Robespierre di quelli che allora inneggiavano a Mani Pulite e oggi la condannano, tutti lo accusano di essere un giustizialista.

Difficile però che lo chiamino bugiardo.

Tornando al clima, sono contento che sia migliorato.

Ma, come cittadino, come contribuente, come elettore, non voglio che sia un ulteriore pretesto per dimenticare.

W la memoria!