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Il cane che canta ( video imperdibile per chi ama i cani, un po’ meno per chi ama la musica)

Falegname impazzito, tira una sega ad un passante

Piccola collezione di titoli giornalistici e annunci un po’ pazzi.

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Pompini a raffica, Carrarese ko
Gazzetta dello sport, 1992
(Pompini era un giocatore del Livorno che in quella partita segnò 4 goal)
“Gli Insegnanti che hanno un buco lo devono mettere a disposizione del Preside.“
Circolare a scuola

Funerali a prezzi ridotti. Cinquantasei rate a prezzi bloccati.
Pubblicità su La Nazione, Firenze

In cinquecento contro un albero. Tutti morti
La Provincia Pavese

A un anno dalla sua dipartita la moglie ricorda l’indimenticabile Felice Uccello. “Hai lasciato dentro di me un vuoto incolmabile.”
Necrologio

Regalo cucciolo di mastino docile e affettuoso, mangia di tutto. Gli piacciono molto i bambini.
Annuncio

Vendo giochi e servizi di carnevale. Astenersi burloni e perditempo.
Annuncio

A 3 mesi dalla scomparsa la ricordano la figlia Addolorata ed il genero Felice.
Necrologio

Si avverte il pubblico che i giorni fissati per le morti sono il martedì e il giovedì
Ufficio Anagrafe di Reggio Calabria

Che Egli sia benedetto! Ieri e’deceduto il Cav. Luigi Fotte, inconsolabile la moglie Giuseppina Fotte con i parenti tutti.
Necrologio

Si è spento l’uomo che si è dato fuoco.
Giornale di Sicilia, 1998

Per ogni taglio di capelli una lavata di capo gratis.
Insegna in un negozio di Reggio Calabria

Qui chiavi in 5 minuti.
Insegna in un negozio di Cuneo

Falegname impazzito, tira una sega ad un passante
Corriere della Sera, 1991

Si fanno giacche anche con la pelle dei clienti
Cartello in un negozio di confezioni di Latina

Vendo tutto per esaurimento
Insegna in un negozio di Brescia

Fa marcia indietro e uccide il cane, fa marcia avanti e uccide il gatto.
Corriere della sera, 1992

Tromba marina per un quarto d’ora.
Corriere del mezzogiorno, 1997

Eliminazione totale bambini a sole £ 29.000
Insegna in un negozio di abbigliamento di Trieste

Si affitta l’abitazione del terzo piano, la signora del secondo la fa vedere a tutti.
Inserzione in una strada di Trapani

Questa macelleria rimane aperta la domenica solo per i polli
Insegna in un negozio di Roma

Sono i leghisti i nuovi maestri di pensiero?

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Sorprendente il cambiamento avvenuto in pochi giorni nella comunicazione politica italiana: mai gli uomini della lega avevano ricevuto tanta considerazione e rispetto.

Da parte degli altri uomini politici, naturalmente.

Perchè che la Lega fosse seguita con attenzione dagli elettori era chiaro da un pezzo.

Lo ha constatato con sorpresa a “Porta a Porta” uno dei leghisti più combattivi, Roberto Castelli :

Fino a poco tempo fa, quando aprivamo la bocca, ci guardavate come
trogloditi, adesso sembra che siamo diventati maestri di pensiero.
Eppure siamo quelli di sempre. Solo persone di buon senso

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Dilagava nelle trasmissioni di ieri sera anche Niki Vendola, presente sia ad “8 e mezzo” che a “Primo Piano“.

Parlava del disagio dei ceti deboli.

Ma ,invece di dire, con il linguaggio terra terra che ha fatto la fortuna di molti politici, che ci sono molti che stentano a campare se ne è uscito con una frase inutilmente elegante e complicata:

Troppa gente ormai ha preso a frequentare l’immaginario della povertà“.

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Un altro suo compagno di partito, Diliberto, si illude di ricominciare a recuperare consensi, tirando fuori dalle soffitte dove era finito il simbolo della falce e martello, come se fosse stata l’eliminazione di quel simbolo ad allontanare l’elettorato.

Ecco in sintesi la dinamica di queste elezioni: c’e chi ha messo sul “mercato” buonsenso e soluzioni concrete e chi ha preferito aggrapparsi a frasi vuote e inutilmente complicate.

C’è chi ha ascoltato l’elettorato, ha capito che in momenti come questi vuole risposte di pancia e ha saputo darle.

E c’è chi ha parlato da intellettuale che vuole fare bella figuara con altri intellettuali, sfoggiando cultura e dominio della sintassi.

Com’è andata s’è visto.

“Le parole sono importanti” direbbe Nanni Moretti


I’m back, sono tornato, disse Silvio Terminator

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Anch’io, come tutti, mi aspetto che i politici si comportino coerentemente con le cose che hanno detto o le promesse che hanno fatto.

Esempio: se hanno parlato di cordata italiana per Alitalia, vorrei vederla venir fuori ( mentre mi sembra rispuntare Air France); se hanno detto che Bossi non poteva diventare ministro per motivi di salute, vorrei vedere quest’ultimo limitarsi a fare il Padre Nobile della coalizione ( mentre appare evidente che andrà a giurare fedeltà ad una Costituzione che disprezza all’ombra di una bandiera che vorrebbe utilizzare come carta igienica).

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Sconcertante appare poi l’atteggiamento di chi si appresta a ridiventare il nuovo padrone d’Italia: non ha ancora ricevuto alcun incarico, ma riceve privatamente il leader di un paese straniero dando alla cosa l’efficacia e il risalto mediatico di una visita di Stato.

Impone a tutti di non fare anticipazioni sulla composizione del nuovo governo per rispetto al Presidente della Repubblica, ma poi non si cura di evitare che le trattative e i nomi stiano su tutti i giornali .

Formalità da vecchia Repubblica? Forse.

Ma riparliamone a parti rovesciate. Proviamo ad immaginare ( e a sperare!) che , tra qualche anno, ci fosse un incontro privato con Zapatero, con queste caratteristiche e questo clamore, di un Veltroni fresco vincitore di elezioni con Silvio ancora in carica per l’ordinaria amministrazione. Immagino già gli alti lài per l’arroganza del nuovo leader di Giordano, Facci and Company . Gli stessi che adesso esaltano la vitalità e l’esuberanza di Silvio che comincia a fare il premier 20 giorni prima di insediarsi ufficialmente.

La forma, in certi casi, è anche sostanza, direbbero indignati, esattamente come noi adesso.

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Unico segno positivo, per il momento, sembra essere la scelta di Maroni al Viminale:molto meglio degli ex democristiani di cui si ventilava il nome. La lotta alla mafia è importante almeno quanto quella all’immigrazione clandestina: anche in questo campo vanno date risposte fermissime, per non lasciare adito ad alcun sospetto di connivenza o addirittura di fiancheggiamento.

Non dimentichiamo che in campagna elettorale, mentre un candidato lanciava un clamoroso guanto di sfida alla mafia, l’altro si soffermava ad onorarne uno dei caduti.

La lezione che viene dalla sconfitta.

Scrive Antonio Padellaro sull’Unità di oggi:

Lo choc elettorale è comprensibile ma sarebbe ora che gli sconfitti mettessero da parte rabbia e scoraggiamento per ricavare una qualche lezione utile dagli errori commessi invece di continuare a scaricarli altrove.
A cosa serve, per esempio, dare la colpa della propria sconfitta a un altro partito, ovvero al Pd di Veltroni ?
Ciò che non abbiamo ancora letto e sentito da nessuna parte è piuttosto un’analisi completa dell’occasione storica persa prima e durante il governo Prodi.

Interrogarsi sui circa quattro milioni di voti che mancano complessivamente al centrosinistra significa soprattutto riflettere sul destino di un tesoro dilapidato.

Dovremmo tutti rammentare infatti che dal 2001 in poi, nel quinquennio cioé del Berlusconi II, i partiti dell’allora opposizione inanellarono una brillante serie di successi consecutivi sbaragliando l’allora Cdl in ogni elezione comunale, regionale o europea che fosse.
Fu così che nella primavera del 2006 all’Unione appena costituita tutti i sondaggi attribuirono un vantaggio pressoché incolmabile sull’armata allo sbando del centrodestra.
Come fu che in poche settimane quella enorme distanza si ridusse ai famosi ventiquattromila voti non è un mistero doloroso.
Eppure alla fine andò bene, il Porcellum di Calderoli giocò incredibilmente a nostro favore e nella indimenticabile notte del 10 aprile 2006 Romano Prodi potè annunciare una vittoria risicatissima

A quel punto il rischio sventato in extremis avrebbe dovuto suggerire a tutti gli otto o nove partiti una strategia d’emergenza.

Trincerarsi, fare quadrato, prepararsi a resistere cinque anni e a qualunque costo.
Per il bene del paese ma anche per quel naturale istinto di autodifesa che è l’abc della politica.
Fin dall’inizio era chiaro a tutti che una anticipata fine del governo avrebbe trascinato nel baratro partiti e partitini. Su quei pochi voti di vantaggio reinvestiti con intelligenza e tenacia si sarebbe potuto cambiare a favore del centrosinistra il baricentro politico del paese.
Poiché era chiaro che, da Mastella a Bertinotti ne avrebbero guadagnato tutti, a tutti ragionevolmente sarebbe convenuto concorrere ad aiutare Prodi.
Il calvario a cui è stato sottoposto il Professore dai suoi alleati veri e presunti, giorno dopo giorno, resta, lo sappiamo, un capolavoro di autolesionismo e di stupidità politica.

Quel piccolo margine di maggioranza al Senato invece di essere difeso con le unghie e con i denti è stato continuamente giocato ai dadi per lucrarne, nel migliore dei casi, qualche straccio di visibilità sui giornali o in tv.

Il possibile che Rifondazione, Comunisti italiani e Verdi dicono di aver fatto per tenere in piedi la baracca non poteva bastare. Ci siamo forse dimenticati dei Rossi e dei Turigliatto? Dei ricatti sulla politica estera? Dei ministri di lotta in piazza a manifestare contro il governo di cui facevano parte?

E adesso, se tutti i responsabili di tanto insensato sperpero, a cominciare proprio da Mastella, non rientrano in Parlamento chi lo ha deciso? Il perfido Veltroni. O una massa di elettori furiosi dopo aver visto finire in fumo (e nell’immondizia) le proprie speranze? Via, siamo seri.

* * *

Il secondo pericolo che la sconfitta elettorale rischia di produrre nel campo a noi vicino è quello di una quasi resa morale.

L’idea cioè che dal 14 aprile scorso la destra ha sempre ragione.

Che gli italiani amano Berlusconi.

Che la Lega è l’unica forza autenticamente popolare, mentre il resto è solo casta approfittatrice.

Calma però. È vero, hanno vinto ma non hanno vinto tutto. I voti della destra (compreso Storace) sono 17 milioni e 800mila. Quelli del centrosinistra 15 milioni, di cui 12 milioni del solo Pd. Due milioni ne ha l’Udc. Ovvero: nel paese reale maggioranza e opposizione quasi pari sono. Le principali città italiane sono ancora governate dal Pd e dalla Sinistra. E così la maggior parte delle regioni. Checché ne dica Luca Cordero, c’è ancora un’organizzazione democratica di massa (11 milioni e 700mila tesserati) che si chiama sindacato.

I leghisti, sicuramente, hanno raccolto i frutti di un lavoro capillare sul territorio. Pd e sinistra devono prenderne atto e tornare a parlare con la gente. Le cittadine linde e pulite piacciono anche a noi. Se poi però il sindaco col manganello non toglie le panchine per non farci sedere gli immigrati. Del resto, di radiose comunità con i gerani sul balcone, e con l’orrore dietro l’uscio è piena la storia del Novecento.

A Veltroni diciamo quindi tenga la barra dritta. Con la sinistra, soprattutto con il popolo della sinistra, occorre ricostruire un rapporto perché siamo convinti che ciò può giovare molto al Pd e allargare la sua base di consenso. Bene l’opposizione senza sconti in Parlamento ma occorre sferrare una grande offensiva sui valori democratici. Quando ha detto alle mafie non vogliamo i vostri voti, è stato il momento più bello della sua campagna elettorale. Lo hanno preso in parola. Ne valeva la pena. Ma adesso ricordiamolo a tutti.

I fucili di Bossi, gli slogan su Nassyria, le giustificazioni (offensive) di Silvio.

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Bossi minaccia di invitare i suoi ad imbracciare il fucile.

Meno male che doveva essere una campagna elettorale all’insegna dei toni morbidi!!

Probabilmente il senatur si è stufato di stare in riga ed ha fatto quello che gli riesce meglio: spararne una grossa per richiamare l’attenzione.

Il giochino di sempre, quello che sa fare meglio.

Quelli che fanno ridere sono i suoi colleghi di partito, come Maroni, che hanno provato a sostenere che siamo in presenza di metafore.

E’ un discorso che non regge: le parole sono pietre a volte.

Provate a chiedere a quei signori se sarebbero disposti ad accettare la definizione di innocue metafore per gli slogan antimilitaristi più truculenti ?

Ovviamente no.

Eppure sentire un parlamentare che durante una campagna elettorale invita ad imbraccaire le armi è altrettanto inquietante che sentire urlare “Una, Cento, Mille Nassyria”.

Insultante per Bossi, poi, il modo con il quale tenta di difenderlo Berlusconi: “Sapete quali problemi ha avuto” . Nemmeno gli avversari politici, sentendo Bossi sproloquiare, se l’erano sentita di fare un collegamento tra le  sparate del Senatur e il suo stato di salute. Le parole sono pietre, a volte…

Quando leghista fa rima con razzista: DALLA PARTE DEI BAMBINI…SOLO SE ITALIANI

Nonostante gli stop del Ministero e del Tribunale, la maggioranza di centro destra del comune di Milano continua per la propria strada nella questione dell’ammissione agli asili dei figli degli immigrati senza il permesso di soggiorno.
Il rappresentante della Lega Nord, Matteo Salvini, passa il segno

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La situazione è grave ma non è seria ( il paese dei cannoli)

Casini persevera diabolicamente nell’errore e proclama a gran voce che, dimettendosi, Cuffaro ha dimostrato responsabilità e senso delle istituzioni.

La realtà è un’altra: Cuffaro si è dimesso per evitare che andassero  a buon fine le iniziative avviate per rimuoverlo dalla carica.

Nel frattempo si disperano nell’ordine :

Flickr image1) il pasticcere che ha fatto i cannoli, amico d’infanzia di Cuffaro: sapeva che erano un dolce impegnativo da digerire, soprattutto se mangaiato a metà mattina, ma non immaginava che quelli destinati all’amico Totò gli si sarebbero messi così di traverso sullo stomaco ;

2) Gli amici di Raffadali, paese natale di Totò, che hanno comprato i cannoli: mai avrebbero immaginato che ci fosse qualcosa di male a festeggiare i cinque anni di carcere; fiduciosi com’erano nel discernimento del loro compaesano e, avendolo visto raggiante per la condanna, avevano pensato di fargli cosa gradita…

Flickr image3) I siciliani onesti ( quelli che i mass media capaci di resistere a tutto tranne che alla tentazione dei luoghi comuni amano definire “la stragrande maggioranza dei siciliani”): il fatto che abbia fatto il giro del mondo la foto del loro Governatore intento a “festeggiare” la condanna non li entusiasma per niente.

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P.S.

Flickr imageLa spazzatura a Napoli, i cannoli a Palermo, la lottizzazione della Asl: tre simpatiche vicende emerse in questo primo scorcio di 2008 che dimostrano una volta di più che , come diceva Flaiano, in questo Paese, la situazione è grave, ma non è seria.

Cacciari strapazza Ferrara, Ferrara fa il broncio

Non mi interessa sapere se Mastella e sua moglie hanno commesso un reato : ci saranno giuristi che lo sostengono e altri che lo negano.

Posso solo dire che in un paese civile chiunque fosse colto in flagrante a farsi così scopertamente gli affari suoi e del suo clan, mentre ricopre e grazie al fatto che ricopre una altissima carica pubblica, sarebbe escluso per sempre dalla scena politica.

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In Italia invece uno squallido trasformista del suo calibro riesce perfino a fare il martire.

Grazie anche ad opinionisti come Giuliano Ferrara, che approfittano della circostanza per dire che è ora di finirla con i giudici che affossano i governi permettendosi di indagare sugli uomini politici.

Succede a 8 e mezzo di ieri sera.

Ma, dopo 10 minuti di un’appassionata concione dedicata a questo punto, arriva per Ferrara una inaspettata punizione: uno dei suoi interlocutori, Massimo Cacciari, non solo lo rimprovera aspramente per la sua prolissità, ma gli dice anche a muso duro che vede lucciole per lanterne, che, in pratica, sta facendo l’intellettuale da strapazzo .

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Gli dice infatti che agli italiani, che, fino a prova contraria, dovrebbero essere i protagonisti della politica, coloro che scelgono da chi farsi rappresentare, di Mastella non gliene frega niente, ma proprio niente di niente.

Sono costretti a pensare all’affitto, alle bollette, ai rincari dei generi alimentari, ai figli che non trovano lavoro perchè le poche opportunità vengono offerte a chi ha santi in paradiso, all’inquinamento, alle morti sul lavoro, perfino alla monezza.

Giulianone lo ascolta, afflitto e offeso. Poi fa il broncio per tutta la trasmissione.

Tutti dicono sempre che è molto intelligente ( ma ogni tanto anche a quelli tanto iintelligenti non fa male un bagno nella realtà).

La storia degli sguardi ( Don Giovanni In Sicilia di Brancati)

brancati2.jpgVitaliano Brancati scrive il “Don Giovanni In Sicilia” nel 1940.

Protagonista del romanzo è Giovanni Percolla, un uomo cresciuto nella bambagia, coccolato da tre sorelle.

Timidissimo, è giunto all’età di trentasei anni senza “aver mai baciato una signorina per bene“.
Frequenta, in compenso, le case di tolleranza della città e nei caffè all’aperto, insieme con gli amici di sempre, non fa altro che parlare della Donna .

Le più belle pagine del romanzo sono proprio quelle che descrivono questi discorsi “tra maschi”.

C’è sempre una bella donna che passa, catalizzando su di sè gli sguardi cupi di desiderio degli sfaccendati, e c’è sempre qualcuno che, ad un certo punto, incomincia a dire: “Adesso io vi dico con quella cosa ci farei“, con gli altri che prontamente si accodano a lui in un crescendo di gemiti, di risate, di scurrilità e di sconcezze.

L’esistenza di Giovanni scorre pigra e senza stimoli fino al giorno in cui incontra Ninetta, giovane donna continentale di bell’aspetto che, con suo grandissimo stupore, inizia a guardarlo con ammirazione.

Completamente ammaliato, Giovanni non può più vivere senza pensare a quel vivo “lampo dei suoi occhi”.

Per la prima volta si innamora.

Le sue consuetudini vengono sconvolte da questa passione.

Le tre sorelle lo osservano sgomente: Giovanni ora chiede di farsi il bagno ogni domenica, canta proprio nell’ora in cui era solito far la siesta, respinge tutto ciò che loro amorosamente gli offrono.

Alla fine, nonostante una sempre dichiarata contrarietà all’istituto del matrimonio, che aveva quasi eretto a filosofia di vita, sposa Ninetta.

Accetta quindi un posto di lavoro a Milano.

Lontano da Catania e dalla sua vischiosa routine, diventa un altro uomo, risoluto e dinamico. Si abitua a fare docce fredde ogni mattina, dedica mezz’ora al giorno alla ginnastica. Cambia anche fisicamente: stomaco piatto, mascelle volitive, andatura energica. Conosce molte belle donne, che conquista senza eccessivo sforzo, pur continuando ad amare la moglie.

Quando Ninetta resta incinta, ritorna a Catania.

Tornato nella casa delle sorelle con la moglie, dopo un lauto pranzo, chiede, quasi più per un soprassalto di curiosità che per nostalgia delle antiche consuetudini, di poter schiacciare un sonnellino nella sua vecchia camera da scapolo.

Sdraiatosi con l’intenzione di dormire una mezz’oretta, si risveglia verso le sette di sera.

E’ la metafora di ciò che il libro non descrive, ma lascia largamente intuire: Giovanni, dopo aver violentato se stesso per amore di una donna, fino a diventare un altro uomo, è pronto a ritornare alle antiche pigrizie e alle dolci abitudini di un tempo.

Gustosissimo e ironico, il romanzo condensa in poco più di un centinaio di pagine la storia dell’eterno dilemma che ci affligge: lasciarsi vivere o dare un senso alla propria vita, realizzandosi attraverso il lavoro? Ansioso di essere, oltre che amato, anche ammirato dalla moglie, Giovanni si sforza a lungo di diventare un altro, ma alla fine cede alla sua natura indolente.

Riporto una frase del libro:

“La storia più importante di Catania non è quella dei costumi, del commercio, degli edifici e delle rivolte, ma la storia degli sguardi.

La vita della città è piena di avvenimenti, amori, insulti, solo negli sguardi che corrono fra uomini e donne; nel resto, è povera e noiosa”.