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IVANA SUL NEW YORK POST: CARA SIMONA VERDURA…

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Ivana Trump smentisce le indiscrezioni in merito al tradimento di suo marito, Rossano Rubicondi, con un’altra concorrente dell’Isola dei famosi, Belen Rodriguez. Sulla colonna settimanale «The Ivana-logues» che appare sul New York Post Magazine, la ricca signora spiega che tra la showgirl e Rossano non è successo nulla. Scrive che è stata Luxuria a mettere in giro questa voce per invidia. «Sono sicura che la storia sia falsa e che sia stata costruita» continua, sottolineando una lunga e rassicurante telefonata con Simona Ventura (conduttrice del reality show). Peccato che la chiami Simona Verdura. Un errore di stampa? Oppure un effetto della paura di un altro divorzio? In fondo con Donald Trump il matrimonio è durato 14 anni, ma con Riccardo Mazzucchelli nemmeno due. Dalle sue ultime nozze in abito bianco sono passati sette mesi. (E.S.)

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La maga Circe dell’Isola dei Famosi ( tutti pazzi per Belen).

Un corpo da favola, un temperamento spavaldo, un atteggiamento implacabilmente seduttivo.

Gli uomini che frequentano l’Isola dei famosi, condividendo con lei il disagio estremo e della fame e quelli che la guardano da casa comodamente seduti nei divani di casa e con la pancia piena hanno in comune una cosa : tutti pazzi per Belen Rodriguez.

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La fregatura Alitalia la pagheremo 100 euro a testa.

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Nei prossimi sette anni la realizzazione del piano FENICE messo a punto da Banca Intesa per Alitalia rischia di costare allo Stato tra i 2,8 e i 4,4 miliardi in più rispetto allo schema a suo tempo prospettato da Air France-Klm.

A fare i conti è Ugo Arrigo, professore di Finanza pubblica all’Università di Milano Bicocca.

Questa è l’intervista che ha rilasciato all‘Espresso

Come si arriva a quelle cifre? Quanto costa davvero il piano targato Corrado Passera?
“Il punto di partenza è il mancato introito legato all’operazione con Air France. Il gruppo guidato da Jean-Cyril Spinetta, oltre a farsi carico di passività e di nuovi investimenti per più di 3 miliardi, avrebbe pagato 135 milioni. Il Tesoro, azionista al 49 per cento, ne avrebbe dunque incassati 66 e spiccioli. Poi bisogna mettere nel conto le perdite accumulate dalla compagnia aerea da aprile, quando sarebbe stato possibile cederla ai francesi, almeno fino a settembre. Di sicuro è stato bruciato l’intero prestito-ponte di 300 milioni. Più una cifra compresa tra i 100 e i 300 milioni, che per il solito 49 per cento è di competenza del ministero di Giulio Tremonti. Si passa quindi al capitolo creditori e obbligazionisti”.

Cioè?
“L’Alitalia ha debiti per 1,2 miliardi, che è più realistico stimare in 1,5. Per tutto quello che cederà alla nuova società, aerei, slot e quant’altro, il commissario incasserà circa trecento milioni. Poi Augusto Fantozzi cercherà di vendere la parte della flotta non rilevata da Roberto Colaninno & C.: un centinaio di aerei piuttosto vecchi. Ma piazzare una simile quantità di velivoli, che per giunta consumano troppo in un’epoca di caro-barile, non è una cosa facile, e dovrà tenere i prezzi molto bassi. Alla fine, dunque, il Tesoro dovrà mettere mano al portafoglio per una cifra tra i 450 e i 650 milioni di euro. Altri 150 milioni, che potrebbero salire a 250, se ne andranno poi per indennizzare, così come previsto dal decreto che ha modificato la legge Marzano, i piccoli azionisti rimasti incagliati nel disastro Alitalia”.

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C’è anche il capitolo degli ammortizzatori sociali. Si parla di 5-7 mila esuberi, su un totale di 18 mila dipendenti Alitalia…
“Mi sembra un calcolo per difetto. Vorrebbe dire che la nuova società manterrebbe una quota compresa tra il 61 e il 72 per cento dell’organico della ex compagnia di bandiera, dalla quale rileverebbe però solo il 40 per cento della flotta, che andrà sommata a quella di Air One, affidata agli ex dipendenti di Carlo Toto. Ritengo più probabile che, alla fine dell’intera operazione, il conto degli esuberi arrivi a quota 9 mila. Comunque, considerando che ognuno di loro costa 30 mila euro l’anno per un periodo garantito di sette anni, se si prende una forchetta tra i 5 e i 9 mila bisogna mettere nel conto tra i 1.050 e i 1.900 milioni. E non è ancora finita”.

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Che cos’altro c’è?
“Il piano di Passera dice quanti aerei dovrà schierare la nuova compagnia. Ciò consente di calcolare la riduzione di attività rispetto alla vecchia Alitalia. Un dimagrimento che comporta per lo Stato un calo di introiti contributivi e tributari: diciamo che, sempre nell’arco dei sette anni, verranno a mancare tra i 2,1 e i 3,5 miliardi”.

Tirando le somme?
“Tra maggiori spese e mancati introiti, l’operazione che vede protagonisti Colaninno e soci costerà allo Stato tra i 4,1 e i 6,8 miliardi di euro nei prossimi sette anni”.

Quindi circa cento euro a italiano, compresi i neonati… E invece il piano Air France quanto costava?
“Il piano Spinetta oscillava tra 1,3 e 2,4 miliardi sempre nei sette anni. La differenza è dunque compresa in una forchetta che va da 2,8 a 4,4 miliardi di euro”.

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L’originale su espresso.repubblica.it

Governo forte, squadra debole.” Il nano è tratto”.

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Il successo alle elezioni avrebbe consentito a Berlusconi di fare scelte coraggiose e di grande livello nella composizione della squadra di governo.

Non è andata così.

Ci sono alcune persone di indubbia competenza : Maroni, Tremonti, Brunetta. Ma mancano quei due o tre personaggi di grande levatura che avrebbero garantito prestigio alla formazione.

Trova posto però alle pari opportunità Mara Carfagna.

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Le insinuazioni sul perchè di questa scelta, legate all’aspetto fisico dell’interessata, sono state talmente pesanti che ne ha parlato anche la stampa straniera ( El mundo dedica un servizio alla ministra modelo de Berlusconi).

Ma sarebbe assurdo puntare il dito contro questa nomina prima di aver visto all’opera l’interessata.

Certo, non l’aiuta la pubblicità negativa che le ha fatto proprio il premier che pubblicamente ha detto che con lei andrebbe in capo al mondo se non fosse sposato. Era evidente in quella occasione che non erano le doti intellettuali e le competenze dell’interessata a deliziarlo.

Ma la scelta più discutibile appare quella di Angelino Alfano alla Giustizia.

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38 anni , agrigentino di importante famiglia dc – laurea in giurisprudenza, ex pupillo di Calogero Mannino divenuto coordinatore regionale di Forza Italia in Sicilia dopo aver detronizzato Gianfranco Micciché.

Non ha pendenze. Solo un bacio dato per sbaglio a un boss mafioso ad un pranzo di nozze. «Non sapevo chi fosse e alle nozze era stato invitato dallo sposo», si è difeso Angelino.(il video del bacio fu acquisito comunque dalla Procura) .

Anche lui va atteso alla prova come la signora Carfagna .

Occorre anche dire che il suo sito gronda di dichiarazioni di guerra alla mafia : non ci resta che sperare che siano seguite dai fatti.

Ci si chiede perchè, tuttavia, per quella scomodissima poltrona che è il ministero della Giustizia non sia stata presa in considerazione una candidatura più qualificata e autorevole.

Un paio di settimane fa era circolato un nome, quello dell’avvocato Giulia Bongiorno, donna determinata e professionista di livello.

Forse troppo autonoma e dotata di tempra morale per andare a ricoprire un incarico per il quale Berlusconi ha sempre guardato più alla duttilità dei prescelti che alla loro competenza fino al punto di individuare un ingegnere per quel ruolo.

Sul nuovo governo giornali ancora cauti .

Irriverente il titolo de il Manifesto: IL NANO E’ TRATTO.

In prima pagina l’editoriale di Valentino Parlato:

Il Vecchio che avanza .

Al nuovo governo l’augurio di buon lavoro.

Non possiamo permetterci di augurargli un insuccesso, lo pagheremmo carissimo.

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Anzi facciamo le corna.

Cinque imbecilli, un leader imprudente, un maestro ridicolo, una stampa irresponsabile. Ci meritiamo di meglio.

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Cinque imbecilli decidono di passare una serata diversa dalle solite. Aggrediscono  tre  coetanei a calci e pugni. Una delle tre vittime muore in ospedale a distanza di poche ore.

Un leader politico, appena diventato presidente della Camera, dice che il gesto è esecrabile, ma non quanto quello di chi brucia le bandiere di Israele e degli Stati Uniti.

Alcuni giornali di sinistra fanno di tutto per dimostrare il legame che esiste tra questo episodio di straordinaria follia e ignobile delinquenza e la vittoria della destra alle elezioni ed evocano mobilitazioni di massa in maniera irresponsabile.

Un filosofo del pensiero debole ( debolissimo secondo molti) farnetica ai margini di un avvenimento  culturale, buttando benzina sul fuoco.

Un paese immaturo, in cui pullulano leader imprudenti, maestri di pensiero ridicoli, giornalisti faziosi e  irresponsabili.

Un paese sull’orlo di una crisi di nervi.

In apparenza

Perchè il 99% del paese ha più buonsenso dei suoi maestri ridicoli, dei suoi giornalisti irresponsabili e dei suoi politici imprudenti.
Perchè il 99% del paese preferisce pensare ai suoi molti problemi, costretto a sperare che delle soluzioni arrivino da una classe politica che non è nemmeno stato autorizzato a scegliersi.

Il pensiero surgelato

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Ho sempre seguito con interesse e qualche volta con passione la politica.

Non sono abbarbicato ad una ideologia, ritengo solo di essere una persona di buon senso che vorrebbe il bene del suo Paese.

Cerco quindi di raccogliere da tutte le fonti possibili, nessuna esclusa, tutte le informazioni possibili e di farmi un’idea mia.

Il mio parere non è “schiacciato” su quello di un leader o di una formazione politica, anche se, com’è naturale ci sono leader o formazioni politiche ai quali mi sento più vicino, se non altro per la constatazione statistica che il mio pensiero ed il loro sono spesso coincidenti.

Ma quello che conta è la visibilità sui fatti. La differenza tra una valutazione ed un’altra sempre passa attraverso la lettura dei fatti.

Se alcuni fatti vengono oscurati, se altri vengoni ingigantiti e drammatizzati, si fa una fatica enorme a leggerli in modo chiaro e preciso.

E’ come se avessimo di fronte la pagina di un giornale: alcune notizie sono scritte in grande, addirittura a caratteri cubitali, altre sono scritte in piccolo, con caratteri microscopici, altre ancora mancano del tutto.

Ci togliamo gli occhiali per leggere le prime, tiriamo fuori il microscopio per decifrare le seconde, ci affanniamo a scartabellare il giornale per cercare le terze,

Poi ci stufiamo.

Ci rifugiamo nelle nostre letture preferite ( quelle che non tradiscono mai) o negli affetti familiari ( che a volte tradiscono a volte no) oppure andiamo al lavoro, a spasso con il cane, al cinema insomma mettiamo da parte il nostro tentativo di farci un’idea sulla cosa pubblica e ci applichiamo a vivere la nostra vita privata rinuciando a capire.

E’ questo quello che il nuovo regime delle tv commerciali vuole da noi.

Lasciamo in pace il manovratore, amici di Maria ( De Filippi, naturalmente).

Non facciamo troppe domande.

Non chiediamoci perchè d’ora in poi non ci saranno più servizi sulla terza o quarta settimana : la crisi ci sarà perchè sembra inevitabile, ma sicuramente gli intervistati sarranno tutti fiduciosi sulle magnifiche sorti e progressive del Paese finalmente affidato al Grande Timoniere Unto del Signore.

Non ostiniamoci a cercare immagini sui rifiuti a Napoli : il nuovo Premier forse non riuscirà a portarli via da Napoli, ma sicuramente si impegnerà a non farceli più vedere in tv.

Non ostiniamoci a cercare i fatti per arrivare a formarci delle opinioni.

E’ una fatica inutile. Le opinioni sono lì, alla portata di tutti, tra uno spot e l’altro, già confezionate dai grandi comunicatori di regime, perchè prendersi la briga di raccogliere le informazioni sui fatti, di pensarci sopra per poi arrivare ad una valutazione personale.

Basta tirar fuori dalle tv il pensiero surgelato di qualcun altro.

Intervista barbarica: la Bignardi tratta Ferrara come un intellettuale da strapazzo

Dev’essere vero quello che qualcuno dice di Ferrara: che soffre di desiderio d’attenzione.

Grazie alla sua abilità gode da tempo di successo e benessere e anche della fama di uomo molto, ma molto intelligente.

Fama usurpata, secondo alcuni.

Qualche volta si inventa delle cose che non stanno nè in cielo nè in terra come questa moratoria sull’aborto, con la quale per l’ennesima volta è riuscito a richiamare l’attenzione su di sè.

Flickr imageSicuro come sempre che saranno pochissimi a dire che il re è nudo, cioè che la sua è semplicemente un’idea senza capo nè coda.

Conta sulla sua fama di intelligente.

E’ convinto di trovare sempre qualcuno disposto a sposare la sua causa e qualcun altro che, pur non condividendola, dirà “Però, che provocazione intelligente!”.

Purtroppo per lui il povero Ferrara ieri sera ha trovato un osso duro.

Daria Bignardi non capisce quello che molti di noi non capiscono: perchè Ferrara approcci questa crociata in maniera così intellettualistica e fuori dal mondo.

Ti aspetteresti che, illustrando la sua proposta, saltassero fuori cose concrete, tipo sgravi fiscali o sussidi per le famiglie numerose.

Tutti coloro che stanno con i piedi per terra sanno quanto spesso

l’aborto sia un dramma che scaturisce da questioni di bilancio familiare.

Ma di queste cose concrete Giulianone non parla mai.

Flickr imageLui ama gli approcci paradossali, i rimedi semplici ed efficaci non lo divertono.

Quando, con le buone maniere, ma anche con una certa decisione Daria Bignardi glielo fa notare, lui non trova di meglio che insultarla dandole della “milanese berlusconiana con i tacchi a spillo”.

Come a dire: sei una povera “sciura” terra terra, pensi solo a volgarissime cose concrete come Berlusconi ( il Padrone che Ferrara ha amato svisceratamente per anni!) pensi solo alla tua immagine di bella donna e giornalista di successo.

Lei ribatte colpo su colpo.

Alla fine gli fa fare la figura che merita: quella dell‘intellettuale da strapazzo.