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L’arte del fotomontaggio satirico. Ecco alcuni esempi…

Emiliano Carli, come tutti i veri autori satirici, non ha bisogno di fantasia per trovare gli spunti per i suoi calambour e i suoi fotomontaggi.

Apre il giornale, ascolta la radio, guarda la tv e subito le idee per una vignetta cominciano ad affollarsi nella sua testa.

Sotto forma di immagini, titoli di libri o di film, versi di canzoni, frasi famose.

L’importante è mantenersi sul piano dell’attualità, commentare a modo suo (Carli’s way, direbbe lui) la notizia del giorno.

Scoppia lo scandalo Marrazzo ?

Più veloce della luce, Emiliano pubblica una vignetta che in poche ore fa il giro del Web, quella in cui Berlusconi appare sullo sfondo di una Ford modello Escort e Marrazzo con un Ford Transit.

Scajola lascia il governo dopo avere appreso che qualcuno gli ha pagato una parte della casa “a sua insaputa”?

Emiliano non esita a tirare in ballo Manzoni e il suo “Cinque maggio 1821” dedicata a Napoleone: ed ecco il ministro che appare perplesso nei pressi della sua casa con vista Colosseo, mentre in cielo campeggia una scritta: “Ei fu siccome immobile”…

Berlusconi perde le amministrative nella sua Milano e viene impallinato ai referendum?

Emiliano lo ritrae con una benda sul viso (come se avesse ricevuto di nuovo una statuetta in faccia) e trafitto dalle frecce come una specie di novello S. Sebastiano.

Emiliano è ineusaribile, grazie anche agli spunti comici che le cronache politiche gli consegnano continuamente.

Ogni giorno i suoi aficionados vanno sulla sua pagina facebook e trovano il suo “articolo di fondo”.

Difficilmente rimangono delusi.

L’arte del calambour, l’esercizio di deformazione delle parole o delle frasi cui Emiliano ricorre di continuo, è un po’ più difficile da esercitare di quella del fotomontaggio, in cui pure questo divertente vignettista eccelle: Un buon calambour richiede cultura, intelligenza, prontezza di spirito, ironia. E anche, a volte, capacità di dissacrazione.

E, se si tratta di dissacrare, Emiliano non si tira indietro.

Come in questa vignetta che ritrae Bossi che “battezza” Calderoli, il cui titolo fulminante è “la Pagania”

(Emiliano però ci direbbe che a dissacrare qualcosa, prima di lui, è stato il Senatur e che lui, come molti autori satirici di oggi, più che inventare battute umoristiche, a volte deve solo… trascriverle)

Godo Alfano

marco-travaglioIn questo momento di gioia irrefrenabile per i sinceri democratici, un pensiero di gratitudine va al vero vincitore della giornata di ieri: Umberto Bossi.

Il vecchio Senatur, pur acciaccato, non tradisce mai.

Da due giorni la Corte costituzionale discuteva animatamente se la legge fosse uguale per tutti o solo per qualcuno: un po’ come se un convegno di matematici dibattesse su quanto fa 2+2 e qualcuno proponesse un onorevole compromesso a 3 e mezzo.

Per salvare capra e cavoli, Palazzo Grazioli e Quirinale. Al Tappone e Al Fano si eran pure portati a cena due ermellini.

Poi avevano sguinzagliato l’Avvocatura dello Stato, pronta a coprirsi di ridicolo pur di difendere una legge incostituzionale. Cicchitto s’era levato il cappuccio, spettinandosi i boccoli, per organizzare una marcia su Roma pro-impunito.

feltriLittorio Feltri chiamava a raccolta i lettori per una colletta ai bisognosi Fininvest.

Il duo comico Pecorella & Ghedini, i Gianni e Pinotto del diritto e soprattutto del rovescio, collezionavano un’altra figura barbina sostenendo che l’Utilizzatore Finale è un “primus super pares”: il più alto fra i bassi.

Mancava solo Giampi Tarantini, momentaneamente ristretto, nel collegio difensivo. Insomma il pateracchio sembrava inevitabile.

Poi è entrato in scena Umberto B., che Dio lo benedica. Ha chiamato alle armi il popolo padano, compresi galli, celti, cimbri e teutoni.

A quel punto anche qualche ponziopilato in ermellino s’è guardato allo specchio:

“Ma porc@#§%&$£! Possibile arrivare a 90 anni di onorata carriera per farsi minacciare da uno che inneggia a Odino, brandisce fuciletti a tappo e ampolle di acqua fetida, si pulisce il culo col Tricolore e si crede Alberto da Giussano? Che diranno i nostri nipoti? Che scriveranno i libri di storia? Che ce la siamo fatta sotto e abbiamo devastato la Costituzione, rinnegando tutto quel che abbiamo studiato e insegnato per una vita, per salvare le chiappe a un puttaniere corruttore che ne ha combinate di tutti i colori e poi è andato in politica per farle pagare a noi?”.

MARCO TRAVAGLIO- IL Fatto quotidiano- 8 ottobre 2009

Incredibile a Ballarò: in una giornata in cui succede di tutto il problema è ancora la leadership di Veltroni.

veltroni-1Ero contento del ritorno di Ballarò dopo la pausa natalizia.

Pensavo: stasera ci sono tanti argomenti succosi da trattare: il blitz di Maroni sulla tassa agli immigrati,  che in maniera plateale smentisce il premier che si era espresso in maniera diametralmente opposta, la censura di Fini al governo per la scelta della fiducia, l’avvio ufficiale della compagnia privata di bandierina (di cui è stata garantita, a tempo, l’italianità, in attesa di proclamarne, a breve e a spese nostre, la “francesità”).

Insomma, solo a voler toccare i temi di attualità, come dovrebbe fare ogni onesta trasmissione di approfondimento, ce ne era di carne da mettere al fuoco.

Invece di che si parla? Della crisi del partito democratico.

Forse l’esca l’ha fornita il povero Veltroni, presentatosi dopo tanto tempo in trasmissione .

Impossibile, giornalisticamente, non approfittare della sua presenza per fare al segretario alcune domande su quella specie di via crucis che è diventato il suo compito.

Impossibile non commentare con lui il sondaggio shock di Ipsos che attribuisce il 25% al Pd nelle intenzioni di voto ( con il 9,5 a Di Pietro e l’11,5 alla lega, con il Pdl al 38).

Ma che della crisi del Pd si parlasse per tutta la trasmissione, mettendo il povero Veltroni al centro del bersaglio,  proprio non me l’aspettavo.

Veltroni si è difeso bene, ma era allibito.

Ad un certo punto ha anche detto: “Spero che poi parleremo anche dei grossi problemi del paese”.

Pia illusione, il martellamento è durato sino alla fine.

Una nota di chiusura la voglio dedicare all’ineffabile Belpietro, che si spaccia per giornalista libero in ogni occasione, mentre è semplicemente un addetto alle relazioni esterne del Partito Azienda.

Con il suo sorrisetto di superiorità e di compatimento stampato in viso,  l’addetto alle relazioni esterne del Partito Azienda ha cercato di infierire su Veltroni, predicendo la sua inevitabile caduta di qui a qualche mese, quando ci sarà l’inevitabile redde rationem delle elezioni europee.

Mi è piaciuta la risposta di Veltroni, articolata in due punti:

– è vero che c’è un dibattito squassante nel nostro partito  ma come mai non ci si preoccupa delle tensioni interne della maggioranza che oggi esplodono in maniera così devastante?

– preferisco appartenere ad un partito in cui esiste il confronto piuttosto che al partito delle adunate oceaniche in cui parla solo il Capo e non ci si arriva mai a contare nei congressi.

Belpietro, che contende a Mario Giordano la palma di Primo Maggiordomo alla reggia di Arcore ha continuato a sorridere, come avrebbe scritto Hemingway, “con pietà ed ironia”.

Non si fa curare la paresi, ho saputo, perchè la considera uno strumento professionale.

belpietro-giordano

Una classe politica deprimente: il Silvio, l’Umberto, il Massimo, il Walter e tutti gli altri.

Abbiamo una classe politica deprimente.

Forse non siamo i soli. Ma il nostro sistema politico presenta due elementi di negatività formidabili che lo differenziano dagli altri:

berlusca mani in tasca1 ) il conflitto di interessi che ammorba il clima tutte le volte che c’è in ballo una questione privata di Berlusconi ( subito vengono bollati di sfascismo e di intransigenza coloro che si ostinano a pretendere che chi governa lo faccia nell’interesse di tutti).

2) l’autolesionismo delle sinistre, unite solo contro Berliusconi ( non è un po’ troppo poco?).

Gli unici che mi sembrano avere un progetto forte e preciso in questo momento mi sembrano quelli della Lega.

Mi riferisco al federalismo.

Se Ds e Margherita a suo tempo avessero saputo offrire alla Lega una prospettiva di federalismo fiscale concreta e realizzabile, probabilmente sarebbero riusciti anche a marginalizzare le tendenze xenofobe e razziste di quel movimento e a creare le premesse per uno stato snello e moderno. Uno stato in cui gli amministratori locali che hanno sperperato i fondi pubblici, beneficando le loro clientele o la mafia, invece di veder risanati i loro debiti a piè di lista, sono inseguiti con il forcone dai loro elettori, come ha detto recentemente Brunetta.

dD’Alema, che è il più pragmatico e realista di tutti, aveva capito che Bossi doveva essere arruolato, nonostante le sue sparate e il suo apparente folklore, tra le file riformiste.

Berlusconi, che è il più furbo di tutti, lo ha fatto.

P.S.

Bossi lo ha detto chiaramente in Tv, l’altra sera alle “Iene“. Ecco due sue risposte molto significative:

Domanda:  Un aggettivo per definire Berlusconi?
Bossi :  Ricco.
Domanda :Perchè state con lui?
Bossi:  Perchè ci ha offerto il federalismo.

Forse il più furbo e pragmatico di tutti è proprio lui, il Bossi.

bossi

Piove, governo ladro! ( considerazioni a margine del caso Alitalia)


Rimango intrappolato per un quarto d’ora nel supermercato. Ho già acquistato quello che mi serviva e pagato, ma fuori diluvia e c’è un temporale, quindi preferisco aspettare che spiova.

Molti altri clienti lo fanno, così intasiamo l’uscita del punto di vendita.

Uno dei clienti, fissando il cielo, diventato scurissimo, anche se è mezzogiorno, dice ad un altro:

Te lo ricordi quello che si diceva una volta?

L’altro lo guarda un po’ smarrito, poi dice:

“No, cosa si diceva?

“Si diceva : Piove, governo ladro!!!” ribatte l’altro.

E aggiunge: ” E più ladro del nostro governo non c’è nessuno. Visto il caso Alitalia? “

Risponde l’altro:

“Certo!A noi cittadini i debiti e le perdite, ai loro amichetti e furbetti del quartierino l’azienda sana e i profitti! Non cambiano mai!”

Silvio dica “cumandi mì” oppure ha i giorni contati, parola di Kossiga.

COLLOQUIO TRA IL PRESIDENTE EMERITO E RENATO FARINA ( rileggiamo un’intervista uscita su Libero il primo luglio)

L’agente Betulla, alias Renato Farina, intervista Francesco Cossiga a Lugano per Libero

Presidente Cossiga, che fa? Chiede asilo in Svizzera come gli anarchici? Fugge dal regime berlusconiano?

Non sono mai stato così berlusconiano come adesso! Non l`ho votato, mai. Ma oggi, e con ritmi travolgenti, si sta preparando quello che un grande giurista, storico e politico francese di parte repubblicana considerava il peggiore dei governi ;il “governo” dei giudici, anzi peggio: dei pubblici ministeri. E la sinistra del nulla, quella veltroniana, si è alleata all`Italia dei Valori, con la parola d`ordine “o adesso o mai più” per travolgere Berlusconi.

Dalla Svizzera si vede persino meglio.

Ma torno: da vecchio, però con le tante cose che so e che ho imparato, mi batterò per impedirlo.

Prospettive di vittoria?

Scarsissime. Se cedo al pessimismo, direi che Berlusconi durerà quattro mesi. Difficilissimo possa durare per il tempo della intera legislatura. Oltre al Partito democratico e a quello di Di Pietro, che sta diventando un partito di provocazione permanente, si è schierata contro di lui anche la grande stampa, il Tgl, il Tg3, La7 e perfino Sky!, le grandi banche: da Intesa-Sanpaolo al Gruppio Unicredit, e al Monte dei Paschi di Siena: solo Cesare Geronzi gli è rimasto amico.Dopo la vittoria straordinaria del 13 aprile, arciconfermata in Sicilia, lo schieramento avversario ha visto in lui, nella persona di Silvio, il punto debole: e lo martella da ogni parte, con i giudici, con il gossip, con qualsiasi mezzo. Cacciato via con ignominia Berlusconi il centrodestra cadrà in una grande crisi. E arriveranno loro. Non la sinistra. Ma la sinistra che porta obbediente in sella i pm.

La grande stampa? Repubblica si vede.Ma il  Corriere ospita editoriali che meritano la furia da Belfagor di Scalfari e di D`Avanzo…

Il gruppo di Repubblica-Espresso è arrivato alla determinazione “da soluzione finale” o “fine di mondo”:tutto è buono, per uccidere il tiranno.La Stampa si è incattivita. La Rai è ostile, teme un repulisti e i tagli. Capisce che Silvio è debole e si adegua.

Il Corriere…

«E vero, il Corriere sembrava votato a una certa equidistanza. Il direttore Paolo Mieli aveva ammesso l`errore dell`endorsement filo Prodi. Ma ora è passato all`opposizione. Mieli è molto abile amascherare la scelta. La prima pagina ospita commenti alternati, uno pro e uno contro: ma le pagine interne sono costruite a partire da gossip che traducono in linea editoriale la politica veltroniana del nulla, del chiacchiericcio demolitivo sempre orientato in un certo modo».

Veltroni, sempre Veltroni. E D`Alema?

«Veltroni è ìl riformismo del nulla. Si è lasciato convincere che ora-o-maipiù.Da qui la sua lotta politica fatta dì gossip e attacchi forzati. In questo gioca anche l`integralismo cattolico di Dario Franceschini. I Red del mio amico Massimo D`Alema sono opposizione, ovvio: ma è una opposizione politica. D`Alema ora ha subito un avvertimento con l`assoluzione del gip Clementina Forleo da parte del Consiglio superiore della magistratura.Ciò significa la volontà di consentire al Parlamento europeo il via libera all`uso delle sue intercettazioni con la motivazione fornita dalla Forleo: e cioè che erano parte di un disegno criminoso. Il Csm in pratica avvalla il rinvio a giudizio di D`Alema…» .

Non mi convince il suo discorso sul Corriere. Possibile che sia tutto contro?Ci sono un sacco di proprietari lì dentro

«L`unico ormai che stia con Berlusconi è Geronzi e Mediobanca con lui. MaGeronzièin ambasce, si sente insidiato dai due amministratori delegati, tra cui uno – Nagel – è un feroce nemico di Berlusconi e del centrodestra, ma prima di tutto di Geronzi e tresca con Bankitalia per cacciarlo via! I quali hanno un nemico ancora».

Chi?

«Il governatore di Banca d`italia Mario Draghi».

Non me ne parli.

«Se lei ha timori, io no. Questo signore che fu speculatore internazionale si sta dando arie da ministro di economia e finanze, mette in difficoltà Berlusconi in tutti i consessi internazionali.Non ha ancora preso posizione contro Giulio Tremonti perché non può andare neanche lui contro l`evidenza di un impegno serio di risanamento preso dal Valtellinese:ma non ha preso posizione, aspetta a vedere la caduta del governo e poi…» .

Mi scusi, ma lei ebbe una parte nella scelta di Draghi. 0 mi sbaglio?

«Vero. Ho una grande responsabilità.Avessi dato retta a Ciampi, contrario, non sarebbe lì. Ma vorrei essere presidente del Consiglio per 48 ore per cacciarlo, e ne fornirei motivazioni indiscutibili».

Detto questo. Dove cadrà Silvio? Sulle intercettazioni?

«No. Le usano per screditarlo moralmente.Ne usciranno di peggiori, mescolando sesso e raccomandazioni.Ma alla fine, qualunque cosa salti fuori, basta che non siano perversioni, gli italiani sono cattolici e comprendono le debolezze della carne. Lo sapevano anche prima che Berlusconi è capace di fare palate di soldi e di prendersi una fidanzata al giorno. Qui il veltronismo gossipparo è debole e forse indebolirà se stesso».

Di Pietro ha dato dei magnaccia a Silvio. Ricorda precedenti?

«Un simile insulto non era mai stato pronunciato sulla scena politica italiana. Oltretutto è tecnicamente sbagliato: non mi pare proprio che Berlusconi ci abbia guadagnato con le ragazze, non ci ha magnato sopra, semmai loro… Sconsiglio però a Berlusconi di querelarlo: perderebbe il processo, sicuro come l`oro. No, non cadrà sul sesso. Cadrà sui processi di Milano e di Napoli. Anzitutto Milano. Io ho raccolto una documentazione impressionante sulla Gandus, il giudice che dovrà giudicarlo sul caso Mills, l`ho proposta in un`interpellanza al governo. Ma la Corte d`Appello non accetterà la ricusazione. La Corte costituzionale in un attimo annullerà il lodo Schifanibis. Berlusconi, con la sua viva voce, mi ha confermato che in caso di condanna si dimetterà. La sinistra non vuole, per rosolarlo a fuoco lento. Per distruggerlo quando in un consesso internazionale, un leader estero gli negherà il saluto o si dirà imbarazzato».

Scusi ma non ci credo. L` ala marciante dei magistrati e la sinistra avranno molte frecce, ma sono divise, e devono fare i conti con un larghissimo consenso pro-centrodestra.

«L`opposizione è divisa, ma secondo un vecchio principio sperimentato già nel6-700, uno Stato debole all`intemo cerca di compattarsi creando un nemico esterno. Faranno di tutto.Appoggio massiccio della gran parte della magistratura e di chi tra le toghe comanda: l`Associazione nazionale magistrati, vero organo supremo, il suo organo servente, il Csm, e il cavalier servente, quella vecchia volpe democristiana di Nicola Mancino, il quale è convinto che la sinistra premierà la sua faziosità con il laticlavio a vita».

Se non altro la coalizione di destra è compatta.

«Sicuro? Anche il centrodestra mostra crepe. An non è più tanto convinta di andare al partito unico; tanto che a Denis Verdini che avevalanciato l`idea di convegni costituenti già in settembre, hanno risposto ai massimivertici dicendo: andiamoci piano.Nella Lega due anime: una berlusconiana, l`altra finto berlusconiana, capeggiata da Maroni, che fa di tutto per mettere la Chiesa contro Berlusconi.Manca solo che proponga il taglio della falange per i bambini rom e il lobo dell`orecchio agli adulti per renderli . riconoscibili. Così, quando Berlusconi sarà sotto tiro, sarà debole dove finora è stato forte:la Chiesa italiana e il suo associazionismo “ortodosso”».

Ma no, Maroni è serio. Sa spiegare le sue scelte in modo civile.

«Maroni è stalinista. Ha il cuore che batte a sinistra. Quando Silvio si dimetterà, è pronto a convincere Bossi (che ha già cercato di sostituire quando ha avuto l`infarto nel 2004, parola dell`ottimo Calderoli) ad aderire ad un governo che ottenga.in questa legislatura il federalismo fiscale. Il governo sarà capeggiato da Mario Monti o da Pier Ferdinando Casini (benvisto a questo punto dalla Chiesa, e non si capisce perché), ci sarà la sinistra, l`Udc, la Lega e parecchi transfughi del Popolo della libertà.Non io! Non io!».

Dove ha sbagliato e dove sta sbagliando Berlusconi? C`è spazio per la controffensiva?

«Ho l`impressione netta che non si sappia e non si voglia difendere. Detta grida manzoniane inutili, o – lo lasci dire – cazzate. Cede su tutto. Siamo dinanzi al primo governo nel quale il presidente del Consiglio ha ceduto i ministeri della forza aperso ne che hanno loro disegni. La difesa è in mano a Ignazio La Russa, che è mio amico, ma intende l`esercito come una specie di sua polizia privata, tutta picchetti e fez, con una certa nostalgia di Farinacci. Di Maroni ho già detto. Fa gestire il ministero più delicato, quello della Giustizia, a un suo avvocato, Niccolò Ghedini. Ilquale prima ha tagliato la strada e Marcello Pera, poi voleva a quel po- sto Elio Vito, infine ha optato per Angelino Alfano, un caro ragazzo, ma è un bambino tra i lupi. Ghedini ha estromesso gli altri avvocati di Silvio, e sta giocando una sua partita che temo porti allo schianto».

Ghedini ha avuto eccellenti idee sulla legge per rimandarei processi e…

«Fermati. Parlo io qui. La legge sulle intercettazioni è un evidente tentativo di captatio benevolentiae verso i giudici. Si puniscono solo i giornalisti e gli editori: è ridicolo oltre che ingiusto.Così i magistrati per trattare non vanno dal mio caro Angelino cui voglio bene ma da Ghedini. Berlusconi lascia fare. Cede su tutto e con tutti».

Potrebbe andare in televisione, spiegarsi agli italiani.

«Potrebbe e dovrebbe. È capace però di fare un discorso politico? Saprebbe mostrare, al di là del suo caso personale, come questo suo caso riguardi davvero tutti. Ed è proprio così. C`è in ballo davvero lo Stato di diritto, la democrazia. Ma sarebbe capace?».

Potrebbe dire: non ci sto, non ci sto come Oscar Luigi Scalfaro quando cercarono di convocarlo i magistrati per i soldi del Sisde.

«Fece una pessima figura».

D`accordo. Ma riuscì nello scopo: la sfangò.

«Ci sono queste differenze: Scalfaro era presidente della Repubblica, era magistrato, e di sinistra. E perciò la grande stampa era con lui. Poteva permetterselo. Berlusconi verrebbe spazzato via».

E allora?

«Allora Berlusconi deve capire che o combatte adesso o mai più, ma senza isterismi. Riprenda in mano anzitutto il suo governo. Non lasci più fare agli altri».

Insomma dica: cumandi mì.

«E soprattutto lo faccia. Anche se forse è tardi. Ma lo faccia. Glielo chiede l`unico neo-temporaneo- berlusconiano che si intende di politica. E gli do un consiglio finale: approvi fino d`ora per decreto legge il federalismo fiscal e. Così la Lega non avrà più pretesti o alibi per abbandonarlo in caso di condanna».

Marcia indietro su precari e pensioni sociali, un po’ si vergognano anche loro!

Il Governo fa marcia indietro su pensioni sociali e precari.

Sapere che un Governo di Destra, nato per fare politiche di destra e fortemente interessato a metterle in atto per assecondare i cosiddetti poteri forti, è alla fine costretto ad arretrare di fronte all’indignazione del Paese è una buona notizia.

Forse temono di perdere popolarità.

Forse si rendono conto che non controllano a sufficienza i mezzi di comunicazione di massa e che le loro porcherie sono come la spazzatura per le strade di Napoli, cioè difficili da nascondere.

Forse, ma è solo l’ipotesi più ottimistica, sono anche loro capaci di vergognarsi,

Ogni tanto.

Quando Bossi e Fini tifavano per i giudici ( cronache del secolo scorso)

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Sui giudici il Centro Destra, attraverso suoi autorevoli esponenti si è pronunciato così:

Siamo nel 1993,il tema del giorno è l’ abolizione dell’ immunità parlamentare (versione estesa, se si vuole, dell’ attuale lodo Schifani).
L’ ordine non parte dalle “toghe rosse”.
A chiedere la cancellazione dello scudo anti-pm, all’ indomani del rigetto delle autorizzazioni a procedere per Craxi, sono due mozioni: una firmata da Bossi, Maroni e Castelli, l’ altra da Fini, Gasparri e La Russa.
Fini dice:” l’ immunità parlamentare è un privilegio medievale, va abolito».
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E la protezione per le alte cariche dello Stato?
«Se il ministro De Lorenzo – sentenzia Fini – fosse stato un cittadino qualsiasi, oggi sarebbe in galera».
I tre missini nella loro mozione argomentavano che «l’ uso dell’ immunità» è visto dai cittadini «come uno strumento per sottrarsi al corso necessario della giustizia».
Altri tempi.
Oggi Fini forse non riscriverebbe quella lettera indignata a Francesco Saverio Borrelli, per protestare contro il no della Camera all’ autorizzazione a procedere per Bettino:
«Lo sdegno e l’ amarezza che pervadono la Nazione di fronte allo scandaloso verdetto di autoassoluzione che il regime si è confezionato sono da noi interamente condivisi».
Superando «l’ inammissibile scudo dell’ immunità parlamentare», aggiungeva Fini, i giudici andavano messi nelle condizioni di «svolgere sino in fondo la loro funzione». (Ansa, 30 aprile 1993).
Beh, che dire? Fini ci piace ricordarlo così, com’era quando pensava con la sua testa.

Non che i leghisti ci andassero più leggeri, anzi.

Castelli oggi sostiene che occorre andare oltre il Lodo Schifani ed estendere l’ immunità a tutti, perché «bisogna occuparsi anche dei poveri ministri, come me, che oggi sono sotto minaccia dell’ autorità giudiziaria».
Nel ’93 tuttavia il principio non vale per Craxi e gli altri «poveri ministri» della prima Repubblica. Salutando l’ abolizione dell’ immunità parlamentare, la Lega Nord si augura che ai pm venga consentita anche «la possibilità di sostanziare le proprie indagini attraverso quei riscontri ottenibili solamente mediante perquisizioni domiciliari e intercettazioni telefoniche».

E quindi, conclude il comunicato di via Bellerio, «auspichiamo una maggiore decisione nell’ abolizione di privilegi che non trovano oggigiorno altra giustificazione se non un corporativo interesse di casta». (Ansa, 29 ottobre 1993).

Anche Castelli e Bossi ci piace ricordarli così, com’erano prima che ragioni di opportunismo politico convertissero i loro neuroni.

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P.S. Anche i miei neuroni danno qualche problema: per motivi che non riesco a spiegarmi questo articolo esce arricchito da alcune foto tratte dal Film “La banda degli onesti”.

Grandi Totò e Peppino.

Che nostalgia per loro. Oggi abbiamo Umberto e Gianfranco.


I fucili di Bossi, gli slogan su Nassyria, le giustificazioni (offensive) di Silvio.

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Bossi minaccia di invitare i suoi ad imbracciare il fucile.

Meno male che doveva essere una campagna elettorale all’insegna dei toni morbidi!!

Probabilmente il senatur si è stufato di stare in riga ed ha fatto quello che gli riesce meglio: spararne una grossa per richiamare l’attenzione.

Il giochino di sempre, quello che sa fare meglio.

Quelli che fanno ridere sono i suoi colleghi di partito, come Maroni, che hanno provato a sostenere che siamo in presenza di metafore.

E’ un discorso che non regge: le parole sono pietre a volte.

Provate a chiedere a quei signori se sarebbero disposti ad accettare la definizione di innocue metafore per gli slogan antimilitaristi più truculenti ?

Ovviamente no.

Eppure sentire un parlamentare che durante una campagna elettorale invita ad imbraccaire le armi è altrettanto inquietante che sentire urlare “Una, Cento, Mille Nassyria”.

Insultante per Bossi, poi, il modo con il quale tenta di difenderlo Berlusconi: “Sapete quali problemi ha avuto” . Nemmeno gli avversari politici, sentendo Bossi sproloquiare, se l’erano sentita di fare un collegamento tra le  sparate del Senatur e il suo stato di salute. Le parole sono pietre, a volte…