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Alitalia, firma vicina: Silvio come la Tatcher? Non scherziamo!

Su Alitalia pare vicino l’accordo.

Sta per partire quindi la grande macchina della mistifcazione.

Silvio ha risolto il problema, esattamente come ha fatto con i rifiuti di Napoli. E l’opposizione ha messo i bastoni tra le ruote, infischiandosene degli interessi del paese.

La storia è ben diversa e si fa presto a raccontarla.

Silvio qualche mese fa ha messo i bastoni tra le ruote al governo in carica, mettendo in fuga, complice Epifani, la miglior offerta possibile per Alitalia, quella di Air France.

I francesi garantivano il pagamento dei debiti e il rilancio della compagnia, in cambio, ma mi sembra ragionevole, volevano averne il timone.

Messi in fuga i francesi,  Silvio mette in campo la cordata dei Capitani Coraggiosi ( Cai) che però hanno il fiato corto dal punto di vista economico e non hanno il know how necessario quindi prospettano non solo tagli colossali di personale, ma indirizzano la compagniad un ruolo provinciale, di piccolo cabotaggio ( la cosiddetta compagnia “di bandierina”).

Cgil, piloti e Pd ( Veltroni)  insistono perchè si trovi un partner estero.

Paventando un ritorno all’origine, cioè alla soluzione osteggiata in campagna elettorale, Silvio dice: “O Cai o morte” “O si accetta il piano della cordata italiana o si va al fallimento”.

Gli antagonisti non cedono. E l’accordo che oggi si profila, dando loro ragione, prevede finalmente il socio straniero ( Air France o Lufthansa).

Il quale socio straniero prima o poi prenderà il controllo della compagnia.

Gioco dell’oca, ritorno al via?

Certo, ma con una piccola differenza: il socio straniero prenderà possesso della compagnia senza accollarsene i debiti, mentre Air France a marzo era disponibile a farlo.

Il risultato di Silvio è quindi quello di aver messo ( inutimente, visto che si poteva fare diversamente) le mani nelle tasche degli italiani, ognuno dei quali ( neonati e moribondi compresi) dovrà tirare fuori con questa soluzione 100 euro  a testa.

Vittoria di Silvio?

Non scherziamo: gestione disastrosa condotta con cinismo e dilettantismo.

Ma il can can mediatico è pronto: W Silvio, nuovo Tatcher…

Ce l’ha messa tutta, Povero Silvio! Alitalia: primo bersaglio i sindacati.

Il cadavere di Alitalia è ancora caldo e già nel PAESE degli SCARICABARILE parte la caccia ai responsabili.

Che sono sempre gli altri da sè.

Berlusconi è ben assistito da una macchina mediatica che non perde un colpo.

In prima linea c’è il giornale di famiglia, quello che, per la sua vigilanza e affettuosità canina, per la prontezza servile esibita nei confronti del proprio datore di lavoro, ho ribattezzato il Giornale di Famigli.

In calce a questo commento pubblico ciò che ha scritto oggi  l’ineffabile Mario Giordano sull’edizione di oggi.

L’articolo,di cui cito la parte iniziale, dà forse un’indicazione di quella che potrebbe essere la strategia del governo di qui in avanti: lotta al sindacato e al suo ruolo.

Il caso Alitalia è scelto non a caso.

Difficile accusare i sindacati tout court di irresponsabilità. E’ vero che con Alitalia ieri non si è chiuso, ma in fondo chi ha fatto fallire la trattiva è stata una piccola rappresentanza corporativa, quella dei piloti, non la Cisl, Uil, Ugl ( e nemmeno CGIL, checchè se ne dica) .

Oggi stesso, poi,  a poche ore dalla fine della trattativa Alitalia gli stessi sindacati hanno chiuso un accordo con Telecom per realizzare in tempi brevi 5000 mobilità : tanto votati allo sfascio e alle scelte irresponsabili non sembra che siano.

La morale di tutto questo? C’è una piccola rappresentanza di privilegiati, con stipendi superiori alla media di quelli percepiti dai dirigenti d’azienda, che non solo tiene sotto scacco la nostra Compagnia di bandiera, ma si appresta a diventare, grazie alla propaganda di destra, l’archetipo negativo del modo di fare sindacato in Italia.

Non salveranno l’Alitalia e otterrano il risultato di favorire una facile operazione di discredito complessivo del movimento sindacale italiano nel suo complesso.

PROFESSIONISTI DELLO SFASCIO

di Mario Giordano

Dopo aver cercato per anni di far fallire l’Italia, sono riusciti a far fallire l’Alitalia. È già un buon risultato di cui ringraziare sentitamente i sindacati.

Se c’era bisogno di un’ultima prova, ecco, l’abbiamo avuta: sono loro il grande male del nostro Paese. E se non ci libereremo al più presto di questo strangolamento corporativo, di questa casta di mandarini protetti e garantiti, di questi califfi pasciuti a suon di contratti e ricatti, altro che prendere il volo: anche il Paese resterà a terra come gli Airbus della compagnia di bandiera.
Non so perché la Cgil, l’Up, l’Anpac e gli altri abbiano fatto questa bizzarra scelta: «muoia Sansone con tutti i Filistei».

Gusto dell’orrido?

Germi di follia?

Antiberlusconismo ottuso all’ennesima potenza?

Troverete nelle nostre pagine tutte le interpretazioni e le possibili dietrologie.

Qui non voglio perdere tempo a esaminare razionalmente il frutto di una follia.

Sarebbe come cercare di interpretare quel tale che al manicomio, credendosi Muzio Scevola, voleva farsi tagliare il braccio sinistro. Perché?, gli chiesero. E lui: «Così non mi brucerò la mano».


I sindacati hanno tirato la corda fino all’ultimo, rilanciando sul filo di lana, come avevano già fatto con Air France. La stessa tecnica kamikaze, la stessa aspirazione suicida. Lo stesso risultato: è scappata Air France, è scappata anche la cordata di Colaninno. La differenza è che ora non c’è più nulla da fare. Alitalia, dopo 61 anni di più o meno onorato servizio, chiude i battenti.

È fallita.

Uccisa.

Morta ammazzata.

Gli aerei resteranno a terra. I lavoratori a spasso. I resti dell’azienda diventeranno cibo per corvi. Eppure i becchini dell’aquila selvaggia fanno festa.

Girotondo intorno al cadavere.