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Ancora del caso Tortora: l’assoluzione di Gianni il Bello

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Erano passati ormai 6 anni dalla morte di Enzo Tortora, vittima di uno dei più clamorosi errori giudiziari del secolo scorso.Il processo di primo grado, come chiaramente aveva stabilito la sentenza di appello, era stato costellato di superficialità e di veri e propri errori materiali, come dimostrava la lunga teoria di persone che eranoo state arrestate per un semplice problema di omonimia.

Lo stesso Tortora era stato arrestato per un problema di omonimia.

Solo al processo d’appello emerse che l’agendina di un noto camorrista in cui figurava il suo nome non era del camorrista, ma della fidanzata dello stesso, che il nome scritto nell’agenda non era quello di Tortora, ma di un certo Tortona, che il numero telefonico accanto a quel nome non era quello di Tortora ( che mai aveva avuto in assegnazione un numero simile).

Tutte informazioni che avrebbero potuto essere acquisite con estrema facilità in quell’estate del 1983 in cui magistrati superficiali e negligenti avevano preferito precipitarsi a far arrestare con clamore il presentatore televisivo.

Ebbene sei anni dopo la morte di Tortora ( per “crepacuore” come ascientificamente, ma di sicuro avvicinandosi moltissimo alla realtà, scrisse Giorgio Bocca), uno dei suoi implacabili accusatori, Gianni Melluso, detto Gianni il Bello, tornò a parlare di Tortora per accusarlo in un’intervista al settimanale “Gente”.

Le figlie di Totora. ovviamente e giustamente, lo querelano, forti della sentenza di assoluzione del padre, sentenza con formula piena, per non aver commesso il fatto.

Ma il giudice assolse Melluso sostenendo che ‘L’assoluzione di Enzo Tortora rappresenta in realtà soltanto la verità processuale e non anche la verità reale del fatto storicamente accaduto’.

Inutile aggiungere commenti.

Ma un’informazione vale la pena di darla. Sul nome del giudice che sostenne questa tesi : Clementina Forleo.

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Due mesi dopo l’allora sostituto procuratore generale della repubblica a Milano espresse parere negativo sull’istanza di riapertura del procedimento con queste parole:

L’assoluzione di Enzo Tortora con formula piena non è conseguenza della ritenuta falsità delle dichiarazioni di Giovanni Melluso e di altri chiamanti in correità, ma della ritenuta inidoneità delle stesse a costituire valida prova di accusa.”

Anche qui nessun commento, solo un’informazione sul nome di quel sostituto procuratore: Elena Paciotti.

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Così,
giusto
per
non dimenticare.