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Quando le colpe di pochi ( disonesti) ricadono su molti (onesti), perchè accade di continuo?

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Santa Rita: “clinica degli orrori”, dei “medici macellai”, della mala sanità, sintomo di un sistema altrettanto malato.
La Santa Rita che ci ha descritto con implacabile nettezza un certo tipo di informazione, quella che tende a enfatizzare e distorcere, che legge prove in semplici indizi, tesi sotto semplici ipotesi, certezze dietro inquietanti sospetti. Quella che racconta solo un lato della medaglia, quello più appetibile, quello più notiziabile.
All’Assemblea di ieri sera convocata dalle forze sindacali presso il pronto soccorso della clinica privata milanese, anche l’informazione era sotto accusa.
Erano in tanti in via Jommelli.
Non solo lavoratori della Santa Rita, alcuni dei 700 che da luglio potrebbero non vedersi accreditare lo stipendio; c’erano tanti cittadini, per lo più anziani.

Persone che vivono nella zona da anni, e che da anni ricevono cure e servizi dalla clinica.
Erano lì a difendere i “loro” medici e i “loro” infermieri.

Continua in ARTICOLO 21

Piccola storia della clinica degli orrori e della sua irresistibile ascesa

Da CHIAMAMILANO del 12/06/2008

IL FIORE MARCIO
Oggi è la “clinica degli orrori” ma quando i cittadini ne contestavano l’ampliamento e dimostravano che la struttura era pericolosa la Santa Rita era “il fiore all’occhiello della sanità lombarda”

Ci sono troppo spesso accade in questo paese, per aprire uno squarcio di verità in una cortina marcia di affari fatti letteralmente sulla pelle dei malati e su quella di chi poi tanto malato non era ma che conveniva lo fosse, e molto, al fine di lucrare il più possibile attraverso il meccanismo dei rimborsi alle strutture accreditate presso il sistema sanitario nazionale.
Oggi si sprecano sdegno e condanne ma, per favore, non ci si venga ad ammannire la solita solfa della “malasanità”.
La storia di quella che sulle pagine dei giornali e nei servizi televisivi è stata ribattezzata “la clinica degli orrori” non è solo una vicenda di medici incapaci, di vecchi ospedali lasciati degradare, di pubblici denari drenati dai cateteri privati verso le tasche di qualche sedicente imprenditore della salute. È peggio, molto peggio.
La storia della Clinica Santa Rita è il paradigma di una gestione della sanità sfuggita ad ogni controllo pubblico ma saldamente nelle mani degli appetiti di pochi.

Chiamamilano si occupò della Clinica Santa Rita cinque anni fa, con una serie di articoli pubblicati tra il marzo e l’ottobre del 2003. Pressoché in solitudine cercammo di raccontare la spregiudicata politica di ampliamento della struttura e la lotta condotta dal Comitato dei residenti contro un progetto che presentava numerosi punti critici soprattutto per gli aspetti legati alla sicurezza di alcuni reparti.
Nonostante i pareri di numerosi esperti Palazzo Marino e il Pirellone accolsero le richieste del notaio Pipitone.

CLINICA IN PARCHEGGIO
Piccola storia, non definitiva, delle espansioni della Clinica Santa Rita


UN “ELEFANTE” HA PRESO CASA IN CITTA’ STUDI
Si può costruire un ospedale tra villette e stradine a senso unico?

CLINICA S.RITA, OVVERO L’ELEFANTE INSICURO
L’ampliamento non è solo un problema architettonico.


IL PACHIDERMA E IL TRAFFICO
L’impatto sulla mobilità nell’area della clinica Santa Rita

OLTRE IL DANNO LA BEFFA
La Santa Rita s’accresce nonostante il parere negativo della consulta handicap

Oggi i vertici della Regione Lombardia hanno sospeso l’accreditamento e hanno voltato le spalle alla clinica del notaio Pipitone. Eppure negli ultimi anni la Santa Rita è diventata la detentrice del record dei rimborsi: passando dai 22 milioni di euro del 2000 ad oltre 50 del 2006, il che ne ha fatto la struttura più “finanziata”, davanti a realtà ospedaliere come San Raffaele e IEO.
La crescita dei rimborsi è andata di pari passo con l’aumento dei ricoveri passati nello stesso periodo da poco più di 9.000 ad oltre 16.000.
Ciò è potuto avvenire in ragione di un ampliamento inarrestabile di una piccola clinica diventata nel volgere di pochi anni –proprio a partire dall’inizio del decennio– un vero e proprio ospedale con tanto di pronto soccorso. Un ampliamento contestato dal Comitato dei residenti e dalle opposizioni in Consiglio di Zona 3 e in Comune, ma benedetto da Palazzo Marino e dal Pirellone.
Quando il Comitato contro l’elefante –così ribattezzarono la Santa Rita per sottolineare l’invasività della Clinica sempre più grande in un quartiere di villette– produsse un dossier con tanto di perizia dell’architetto che progettò l’unità spinale del Niguarda (considerata un modello di progettazione) dove si dimostravano numerose carenze sul piano della sicurezza e dell’agibilità di molti reparti dalla Regione si rispose che la Santa Rita era il “fiore all’occhiello della sanità lombarda”.

INTERVISTE AUDIO
Sara Rossin
Capogruppo PD CdZ 3

Carlo Ippolito
Portavoce “Comitato contro l’elefante”

Peccato che il fiore fosse marcio. Ma chi doveva intervenire non ha sentito la puzza.
Innanzi alle contestazioni di corridoi dove avrebbero faticato a passare le barelle, di unità di emodinamica e di riabilitazione al terzo piano interrato con via di fughe inadeguate, di bagni delle camere con aperture verso l’interno, chi poteva decidere quanto meno di fermarsi un attimo a riflettere preferì non arrestare la crescita del “fiore”.
Quanto è stato portato alla luce dall’inchiesta della Guardia di finanza non era certo prevedibile, forse era inimmaginabile. Da un progetto malfatto a considerare il corpo dei malati meno che carne da macello ce ne passa. Ma la strada su cui si era incamminata la creatura del notaio Pipitone era sdrucciolevole e i passi spregiudicati.
L’editoriale del Sole24Ore di ieri parla di un filo rosso che lega i vari scandali sanitari che si susseguono ormai regolarmente: “la mancanza pressoché totale di controlli”.
Nel caso della Santa Rita un controllo c’era stato. L’avevano fatto i cittadini. Bastava ascoltarli.

Beniamino Piantieri

La clinica omicidi ( che vergogna intercettare così dei poveri medici!)

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Veramente, dopo quanto è accaduto alla Clinica Santa Rita di Milano, c’è ancora qualcuno disposto a pensare, con Berlusconi, che le intercettazioni non possano essere utilizzate per provare reati contro la pubblica amministrazione?

Qualcuno risponderà: ma qui siamo di fronte ad assassini ( come possono essere definiti dei medici con un tale disprezzo per la vita dei propri pazienti?).

Ma chi poteva pensare, quando sono iniziate le intercettazioni,  che gli episodi fossero di questa gravità?

L’inchiesta era partita proprio ipotizzando reati contro la pubblica amministrazione: su indicazione dei pm  le fiamme gialle avevano sequestrato 4.000 cartelle cliniche, ritenute non veritiere o comunque alterate per avere rimborsi gonfiati.

Sono state poi fatte le intercettazioni e si sono scoperti gli omicidi.

Sentiamo cosa dice il colonnello della Guardia di Finanza Cesare Marangoni che ha coordinato le indagini

Proprio le intercettazioni hanno consentito di accertare i cinque casi di omicidio volontario di cui sono accusati tre medici del reparto di Chirurgia toracica del Santa Rita”. ”

Tutti gli addetti ai lavori concordano comunque su un punto: abolire le intercettazioni per certi reati ( corruzione, concussione, falso in bilancio ecc.) equivale a depenalizzarli.

Vogliamo veramente questo?

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Vogliamo dare la massima libertà e comodità di delinquere ai vari Previti e Squillante? Vogliamo assicurare la massima comodità nel derubarci dei nostri risparmi ai bancarottieri fraudolenti, ai professionisti dell’aggiottaggio e dell’insider trading?

Vogliamo veramente che i soldi delle nostre tasse vadano nelle tasche dei concussori?

Vogliamo veramente assistere ad un Campionato di Calcio truccato dalla prima all’ultima partita?

Falso, falsissimo, poi il pretesto del costo eccessivo di queste intercettazioni.

Grazie a molte di queste intercettazioni, è stato possibile arrivare a provvedimenti di confisca di beni delle cosche. Perchè non rendere piuttosto più veloci ed efficaci queste procedure e finanziare con i loro proventi i costi della giustizia?

Falso, falsissimo, il pretesto della tutela della privacy degli intercettati.

Per rendere efficace questa tutela basta definire pene molto severe per chi divulga intercettazioni non pubbliche o prive di risvolti penali.

Su questo punto la resistenza, chiaramente, proviene dai giornalisti, che temono di essere gli unici a pagare.

Ma, onestamente, non si vede perchè non debbano pagare.

Oppure credono, solo perchè usano la penna e non la spada, di non essere in grado, a volte, di distruggere persone e famiglie con la pubblicazione di documenti riservati?

Questo è un Paese in cui nessuno accetta le proprie responsabilità.

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I magistrati, gli inquirenti e i cancellieri non pagano mai per le fughe di notizie che favoriscono.

I giornalisti non pagano mai per le fughe di notizie di cui sono destinatari ( e se un magistrato gli fa perquisire l’ufficio e sequestrare il computer, subito si leva alto un nitrito sulla libertà di stampa)

I politici vorrebbero che i magistrati si occupassero dei reati della gente comune, rassegnandosi a non disturbare il manovratore.

Applicata in questo modo, la legge finisce per essere …uguale per gli ALTRI.