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Gazzarra alla 7. Capezzone? Un vero energumeno:farà strada.

capezzone_talebanoIeri sera mi siedo in poltrona davanti alla tv perchè sulla 7 c’è una puntata di Exit dedicata alla crisi economica.

E’ una crisi che ci preoccupa tutti.

Non solo i nuovi poveri, che stanno diventando un esercito, ma anche i commercianti, che stanno cominciando a svendere i loro prodotti, gli industriali che rallentano o sospendono la produzione, il ceto medio, che ancora vive dignitosamente, ma vede nero per i propri figli e quindi stringe la cinghia per cercare di creare degli ammortizzatori “privati” per loro invece di quelli pubblici, notoriamente insufficienti .

Insomma un dramma di proporzioni e di intensità mai viste.

Vorremmo capire. Ci piacerebbe che le persone intervenute ci dessero degli elementi in più per comprendere natura, portata e possibile durata del fenomeno.

Purtroppo non si capisce nulla.

Sul dibattito, condotto dalla pur intelligente e volentorosa Ilaria D’Amico, si abbatte il ciclone Capezzone.

Parla sempre.

Enuncia i provvedimenti del Governo, come è giusto che sia.

Poi interrompe tutti in continuazione.

La conduttrice lo prega continuamente di lasciare spazio agli altri, ma lui se ne frega.

Continua imperterrito a parlare, dispensando su chiunque lo contraddica tonnellate di disprezzo.

Il sindacato è una manica di fannulloni, il Governo Prodi ( che il buon Capezzone, da segretarioradicale sosteneva, ma è un piccolo particolare per lui) ha sbagliato a non allegerire il peso fiscale e a non prevedere la recessione ( come se qualcuno fosse stato in grado di farlo!) le valutazioni dellee associazioni dei consumatori sono basate su statistiche inaffidabili.

Insomma ce n’è per tutti: maleducazione e prepotenza a tutto spiano.

Impossibile capirci qualcosa.

Anche se una previsione in tanta gazzarra è possibile farla: Capezzone ha le qualità per fare carriera in un paese come il nostro.

Competenze e contenuti? A che servono?  Il giovane voltagabbana ha le doti che in certi ambienti contano di più : aggressività, falsi toni patriottici, ipocrisia, voglia e capacità di prevaricazione.

Credevo che il massimo della pena fosse Gasparri, ma mi sbagliavo.

Capezzone lo surclassa. Lode al nuovo Talebano di questo Goiverno.

Sparito Robin Hood (chissenefrega dei poveri..) meglio tutelare i banchieri. Parola di Scalfari.

Pubblico qui una sintesi, come al solito non autorizzata, dell’editoriale domenicale di Eugenio Scalfari.

Riflette sul grande clamore mediatico che circonda l’azione del governo durante la crisi economica internazionale. Sembra che il nostro governo e il nostro premier stiano al centro dell’universo, vero centro motore di tutto.

Ovviamente non è così.

Nella seconda parte dell’articolo fioccano le critiche su Tremonti, bravo nel prevedere la crisi, ma patetico nelle scelte con le quali cerca di contrastarla.

Ecco la sintesi:

GUARDANDO le nostre televisioni e sfogliando le pagine dei nostri giornali emerge un aspetto consolante: il patrio governo e il suo leader hanno guadagnato molti punti in tema di prestigio internazionale. Tutti ci cercano, vogliono i nostri consigli, valutano con apprezzamento i nostri programmi, chiedono la nostra mediazione. Tra i grandi della Terra il nostro peso è crescente.

Che cosa si vuole di più ?

Questa crescita di autorevolezza trae conferma dalle dichiarazioni degli interessati e in particolare da quelle del presidente del Consiglio e del ministro dell’Economia che i nostri “media” riportano con la massima evidenza e il dovuto compiacimento

In questa immaginaria rassegna dei primati italiani conta poco che gran parte dei progetti siano soltanto scatole vuote, annunci generici, espedienti mediatici .
Per il pubblico italiano, istruito dai media nostrani e dalle dichiarazioni dei nostri governanti, il motore della lotta contro la crisi planetaria  sta a palazzo Chigi.
Perfino il voto contro la politica “climatica” dell’Europa, che ha comportato due mesi di stallo, è  presentato come il segno della nostra forza internazionale e della nostra lungimiranza.

Queste esaltazioni mediatiche sono prive di rapporto con la realtà e con la verità .

Un diffuso esercizio mediatico è quello della scoperta dell’acqua calda presentata come la prova della intelligenza e della vigilanza dei governi e delle istituzioni internazionali. Quell’esercizio non è limitato all’Italia ma si estende a tutto l’Occidente.
Si è scoperto pochi giorni fa che la crisi finanziaria sta incidendo sull’economia reale.
E ve ne accorgete adesso? Non era chiaro fin dall’inizio? Quando le crisi finanziarie superano una certa soglia e una certa dimensione, i loro effetti tracimano inevitabilmente al di là dell’aspetto congiunturale e avviano processi più o meno lunghi di ristagno e recessione.
Invece no, non se n’erano accorti, anzi davano dello stolto o del catastrofista a chi fin dall’inizio raccomandava di attuare provvedimenti capaci di arginare o rallentare le conseguenze negative sull’economia reale.

Da questo punto di vista la palma del primato spetta alla Banca centrale europea e alla Commissione di Bruxelles.

La prima per aver mantenuto testardamente il tasso di interesse al 4.25 senza poter esercitare nessun freno sull’inflazione ma provocando invece deleteri effetti sul costo dei mutui immobiliari e dei prestiti alle imprese.

La seconda
difendendo rigidamente la soglia di stabilità del 3 per cento nel rapporto deficit/Pil e martellando i governi affinché perseguissero politiche di tagli di spesa e pareggio dei bilanci.

In questo panorama Giulio Tremonti rappresenta un caso anomalo e per certi aspetti patetico. Fu tra i primi a dare l’allarme nel giugno scorso sulle dimensioni della crisi finanziaria e bancaria in arrivo. Indicò gli scenari e le opzioni che si aprivano e, sia pure in termini generici, le politiche che si sarebbero dovute adottare.

Ma poi, una volta messo alla guida dell’Economia, fece esattamente il contrario di quanto aveva indicato.

Fece approvare in nove minuti e mezzo (ricordate?) una legge finanziaria triennale che non merita altra definizione se non quella di configurare una politica economica deflazionistica. Una legge come quella, che punta ad abbassare la spesa per molte decine di miliardi con tagli “orizzontali”, adottata da chi vede arrivare – e lo predice – una tempesta finanziaria con evidenti conseguenze recessive, è un comportamento inspiegabile.

Altrettanto inspiegabile la vicenda della “Robin-tax” che campeggiò nelle prime pagine dei giornali per almeno un mese e su cui Tremonti costruì una parte del suo fascino mediatico. Fu il fiore all’occhiello del nuovo ministro dell’Economia tassare i ricchi per dare ai poveri, tassare le banche per finanziare la “social card” da distribuire ad un milione di italiani con redditi inferiori agli 8 mila euro annui. Totale preventivato 400 milioni.

Sono passati quasi cinque mesi da quel piccolo colpo di teatro mediatico: la “social card” sarà distribuita a dicembre ma nel frattempo le banche hanno cessato d’esser ricche, il governo anziché tassarle deve sostenerle e per farlo ha varato un decreto dove prevede: “cifre illimitate” pur di evitare fallimenti.
Robin Hood se n’è andato dalla foresta di Sherwood, lo sceriffo di Nottingham gira col saio e il bastone del pellegrino e noi contribuenti attendiamo di sapere quanto costa il suo sostentamento.
Non è patetico?

Eugenio Scalfari