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Anno Zero: il furore di Di Pietro contro la spocchia di Ghedini.

dipietro01Puntata sulla giustizia ieri sera ad “Anno Zero”.

Uno di fronte all’altro due personaggi lontani anni luce l’uno dall’altro: Antonio Di Pietro e Nicolò Ghedini

Alcune cose le hanno in comune: entrambi laureati in giurisprudenza, entrambi parlamentari, entrambi di destra, entrambi si definiscono liberali.

Ma il resto li divide.

Figlio di contadini del sud l’uno,  figlio di un importante avvocato padovano  il secondo.

Scuole professionali il primo, liceo  il secondo.

Emigrato in Germania per pagarsi gli studi Tonino, entrato nella professione sulla scia del padre il secondo.

Passionale e sconnesso a volte dal punto di vista sintattico e grammaticale l’ex pm,  sarcastico e controllato l’avvocato del premier.

Un abisso anche sui contenuti.

Di Pietro è un manicheo, con lui bisogna scegliere: o si sta dalla sua parte o dall’altra. E quelli che sono dall’altra parte per lui sono tutti birbaccioni.

Ghedini è uno slalomista dei distinguo. Dissemina il suo discorso di affermazioni di principio condivisibili, che però immediatamente annacqua con ammorbidimenti e giravolte. Ha una sua idea sulla giustizia e cerca anche di farci sapere in tutti i modi che è meno distruttiva e oltranzista di quella del premier. Insomma è sgusciante. Quando il suo antagonista gli cita alcune frasi del premier, che dimostrano la volontà di mettere in difficoltà la magistratura più che di sanare i problemi della giustizia, cerca di uscire dall’angolo minimizzando.

Si attacca a tutto. Approfitta di ogni più piccolo errore dell’antagonista per cercare di ridicolizzarlo.

Un esempio: Di Pietro dice che bisogna mettersi sul tavolo a discutere per trovare soluzioni condivise e lui se ne approfitta per sottolineare l’imprescisione linguistica del leader dell’Italia dei Valori.

Dice, con tono di spocchiosa superiorità,  ” Evidentemente dalle sue parti ivece che intorno al tavolo si discute sopra il tavolo”.

Conclusioni?

Vorremmo un Di Pietro più preparato sul piano sintattico e dialettico, ma queste sue lacune non ci fanno dimenticare per un secondo che è lui quello che ha ragione.

Alla fine viene interpellato un insigne giurista, il professor Grevi, ordinario di procedura penale e lui, con nostro grande sollievo, dice , con molta più compostezza ed eleganza di lui, le stesse cose che ha detto Di Pietro.

Cioè: che l’unico modo possibile per mettere in ginocchio il malaffare che sta invadendo a tutti i livelli la gestione della cosa pubblica e rafforzare le possibilità di intervento e di indagine della magistratura e che tutte le dichiarazioni del premier vanno purtroppo nella direzione opposta.

La concezione della giustizia di Berlusconi, d’altronde è nota.

Diceva il giurista Francesco Carnelutti: «La legge è uguale per tutti. Come la pioggia. Ma se è vero che la pioggia bagna tutti, è vero anche che  chi ha l’ombrello si ripara».

Berlusconi di ombrelli ne ha tanti e ne vorrebbe sempre di più. Uno dei suoi fabbricanti di ombrelli stava ieri sera ad Anno Zero