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Piazza Navona? La colpa dei disordini è delle sinistre. Che bello avere una tv di Regime!

Alcuni giovani di estrema destra, non si sa come, visto che tutte le strade del centro di Roma sono bloccate, raggiungono, con un pulmino carico di mazze di ferro avvolte in bandiere tricolori, Piazza Navona.

L’intento è quello di creare dei disordini nella manifestazione Anti- Gelmini.

I ragazzi della manifestazione li individuano come i provocatori che sono e afferrano sedie e tavolini e cominciano a tirarli addosso ai mazzieri.

A quel punto la polizia, che non aveva bloccato i mazzieri quando scorrazzavano liberi e indisturbati, si è precipitata in loro soccorso, portandoli in questura.

Due osservazioni:

Chi va in piazza con le spranghe, ci va sicuramente perchè è intenzionato a compiere atti di violenza. Chi tira le sedie o i tavolini, reagisce sicuramente in maniera sbagliata ad una provocazione, ma, appunto, reagisce, non è certo all’origine degli incidenti.

Questo invece ci hanno fatto credere alcuni resoconti governativi, ma, soprattutto, alcuni vergognosi servizi televisivi.

Per fortuna c’è Anno Zero.

Per fortuna c’è Youtube.

Cuore Nero: “Non siamo solo fascisti!”. Nessuno gli crede, scontri e tensione.

Milano, scontri polizia-centri sociali davanti al Cimitero MaggioreIl presidio antifascista davanti al Cimitero Maggiore

MILANO (6 settembre) – Momenti di tensione al presidio organizzato dai centri sociali e il comitato antifascista in piazzale del Cimitero Maggiore, a Milano, contro la riapertura del circolo di estrema destra “Cuore nero”.

Un consigliere di zona della Lega Nord, Costante Ranzini, vestito con una camicia nera e un foulard della Lega Nord, si è avvicinato alla zona della manifestazione. La polizia gli ha prima chiesto di allontanarsi, quindi i manifestanti hanno cercato di avvicinarsi all’uomo sfondando il cordone di polizia a protezione della piazza. Ne è nata una prima leggera carica in cui è anche scoppiato un petardo.

L’esponente del Carroccio si è quindi allontanato dichiarando: «È una piazza libera».

Poco dopo un secondo scontro tra manifestanti e polizia, nel quale sono partite anche alcune manganellate e delle bottiglie di vetro. La situazione, dopo un breve proclama dal palco da parte degli organizzatori della manifestazione, è ritornata alla normalità.

E’ saltata la conferenza stampa dei militanti di “Cuore nero” prevista per questo pomeriggio. Sono stati gli stessi aderenti al movimento di estrema destra ad annunciare che non avrebbero parlato con la stampa.

«A chi serve ribadire che siamo un circolo neofascista? – hanno chiesto – Per carità, non è che ce ne vergognamo, ma ci sembra di cogliere della malafede in chi ha voluto liquidarci con un’etichetta per darci in pasto all’opinione pubblica. Siete proprio sicuri che l’opinione pubblica, fatta dalla massaia che non riesce a far quadrare i conti della famiglia, dall’operaio che a 40 anni è frustrato perché non riesce a mettere su famiglia, dalla giovane coppia che deve misurarsi con esosi fitti mensili o esorbitanti rate del mutuo per mantenersi la casa, voglia ancora comprare i vostri giornali per leggere di fascisti e antifascisti?. La nostra campagna di informazione ha messo a conoscenza i cittadini dei nostri progetti, quali introduzione del mutuo sociale, lotta all’usura e alle banche, raccolta fondi per le battaglie contro la pedofilia, assistenza fiscale gratuita, raccolta di beni di prima necessità per le famiglie italiane bisognose».

Raid del Pigneto, smontata la favola dei neonazisti?

E’ sempre più difficile capire quello che succede in Italia.

Anche perchè spesso accade che i fatti ci vengano raccontati adattandoli forzosamente a schemi precostituiti, a luoghi comuni mediatici.

Uno dei luoghi comuni mediatici più diffusi in questo momento è quello che attribuisce esclusivamente a chi milita nei partiti di estrema destra comportamenti xenofobi o atti di violenza.

E’ quello che è accaduto per quanto riguarda i fatti del Pigneto, il quartiere romano in cui sono stati recentemente devastati alcuni esercizi commerciali gestiti da extracomunitari.

Puntualmente si è parlato di naziskin.

Puntualmente si è detto che a favorire incidenti del genere è il nuovo clima che soffia nel paese dopo la vittoria elettorale delle destre.

Per fortuna poi esistono i bravi giornalisti che sanno fare il loro mestiere che non è quello di fare delle congetture, ma di andare alla ricerca dei protagonisti delle storie e dei fatti.

E’ quello che ha fatto Carlo Bonini di Repubblica. E’ andato a cercarsi il protagonista del fatto ( che gli inquirenti cercano ancora) e gli ha dato voce.

E’ un’intervista che fa riflettere e che ci dimostra che i fenomeni sono molto più complessi di come ci vengono schematicamente raccontati.

Forse, e sottolineo forse, il fatto che ci sia un nuovo governo di centrodestra favorisce il verificarsi di incidenti come quello del Pigneto.

Sicuramente leggendo questo articolo si ha la conferma di un fatto di cui è consapevole chiunque, anche se imbottito di ‘verità” televisive, viva in mezzo ai suoi simili in questo paese.

E il fatto è questo : l’insofferenza nei confronti di comportamenti illeciti o semplicemente incivili degli stranieri residenti nel nostro territorio non appartiene solo a chi si nutre di ideologie di estrema destra.

L’uomo del raid del Pigneto

Carlo Bonini- Repubblica 29 maggio 2008


L’uomo del raid del Pigneto, “l’italiano sulla cinquantina” cui la polizia cerca da cinque giorni di dare un volto, il più vecchio tra i mazzieri, il “Capo”, arriva all’appuntamento ai tavolini di un bar che è notte. Ha i capelli brizzolati, gli occhi lucidi come di chi è in preda a una febbre. Allunga la mano in una stretta decisa che gli fa dondolare il ciondolo d’oro al polso.

“Eccome qua, io sarei il nazista che stanno a cercà da tutti i pizzi. Guarda qua. Guarda quanto sò nazista…”. La mano sinistra solleva la manica destra del giubbetto di cotone verde che indossa, scoprendo la pelle. L’avambraccio è un unico, grande tatuaggio di Ernesto Che Guevara.

“Hai capito? Nazista a me? Io sono nato il primo maggio, il giorno della festa dei lavoratori e al nonno di mia moglie, nel ventennio, i fascisti fecero chiudere la panetteria al Pigneto perché non aveva preso la tessera”. L’uomo ha 48 anni. Delle figlie ancora piccole. Una storia difficile di galera e di imputazioni per rapina. E, naturalmente, un nome. “Quello lo saprai molto presto. Il giorno che mi presento al magistrato, perché quel giorno il mio nome non sarà più un segreto. Mi presento, parola mia. La faccio finita cò ‘sta storia. Ma ci voglio andare con le gambe mie a presentarmi. Nun me vojo fà beve (arrestare ndr.) a casa. Perciò, se proprio serve un nome a casaccio, scrivi Ernesto… “.

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