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Imbecilli scesi in campo…

berlusca-berretto“Barack Obama? Giovane, bello e abbronzato”.

Parola di Silvio Berlusconi. Ieri, rivendicando la sua “anzianità”, aveva annunciato di “volergli dare consigli”.

Che dire?

Dopo la gaffe di Gasparri di ieri (” Con Obama saranno contenti quelli di Al Qaida”), che aveva consentito al capogruppo di Forza Italia alla Camera di accaparrarsi il premio “Gaffe dell’anno”,  oggi è Silvio che dimostra di non essere secondo a nessuno e spara la “Gaffe del secolo”.

“Se non hanno il sense of humour allora vuol dire che gli imbecilli sono scesi in campo, che se ne vadano a…” sibila il premier, fuori di sè quando gli riferiscono le reazioni sbigottite dell’opposizione in Italia.

Il dramma è proprio quello che indica lui: imbecilli scesi in campo.

Gasparri dice la sua su Obama e vince una bambolina ( l’intelligenza al potere)

“Con Obama alla Casa Bianca forse Al Qaida è molto più contenta”.

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Gasparri non delude mai. Proverbiale per intelligenza e tempestività. Un vero genio.

Anche oggi ha vinto una bambolina.

Quella destinata a chi la dice più grossa.

In questo genere di competizioni è una sicurezza. Ormai i bookmaker non accettano più scommesse su di lui.

Ancora su Almirante ( il tempo della melassa)

Ieri ho parlato nel mio blog della via che, a Milano, qualcuno vuole dedicare a Giorgio Almirante.
Una bella trasmissione di C-6 Tv ( una televisione via Web) che segnala i post ritenuti più interessanti ha citato il mio post dal titolo Una via ad Almirante? Perchè no? ( e a Mussolini quando?)
Non potendo collegarmi con la trasmissione, come mi era stato richiesto, ho inviato una mail al redattore che mi aveva interpellato per rappresentargli i motivi del mio interesse per il tema “Almirante”
Eccola:

Sono nato nel 1951, ho quindi fatto in tempo a vedere in Tv ( e qualche volta anche in piazza) Giorgio Almirante.
Ho di lui un ricordo fatto di ammirazione e di orrore.
L’ammirazione è quella che riservo sempre a coloro che hanno la capacità di parlare in maniera precisa e coinvolgente.
Insieme a Malagodi, Almirante era il politico più dotato sul piano della comunicazione. Non c’era obiezione che lo spaventasse, strettoia dialettica dalla quale non uscisse vincitore.
Ma soprattutto era chiaro. Difficile non capire qual’era il cuore del suo discorso, difficile fraintendere le sue intenzioni.
Tutto il contrario di quanto pensavo acoltando le tortuosità e i distinguo che circondavano i discorsi dei leader dei partiti di maggioranza.

L’orrore mi proveniva da quello che Almirante rappresentava.

Gli anni in cui ho cominciato a seguire la politica erano quelli immediatamente precedenti al ’68 e quelli, come me, che si appassionavano alla politica perchè credevano in un futuro di maggiore giustizia e di opportunità per tutti, provavano autentica ripugnanza per le idee delle quali Giorgio Armirante era portatore.
Chi era fascista allora lo era fino in fondo, ma anche chi era antifascista  lo era fino in fondo.
Eravamo due mondi contrapposti, inconciliabili, pianeti di galassie diverse.
La distanza che c’è oggi tra berlusconiani e antiberlusconiani assomiglia alla distanza che c’era allora tra fascisti e antifascisti, ma, dal punto di vista dell’intensità emotiva, non ne  è che il pallido riflesso..
Allora si parlava di dominatori ed oppressi, di ricchi e poveri, di borghesi e operai.
Gli interessi in campo e  le posizioni conseguenti erano ben distinti ( e i rampolli delle famiglie borghesi che stavano a sinistra erano solo l’eccezione che conferma la regola).
Oggi è tutta una melassa indistinta .
E’ di moda parlare di poteri forti e di consumatori.
Ma ognuno di noi, a seconda della materia di cui si tratta, si trova  a sostenere le ragioni dei primi o diritti degli altri.
Siamo confusi, manipolati da un’informazione più portata a nasconderci i fatti o a rappresentarli in maniera tendenziosa che semplicemente a raccontarceli.
Ci abbandoniamo ogni tanto , tra un’apparizione di Berlusconi o di Veltroni in tv e l’altra, tra una puntata di Ballarò e una di Anno Zero, a qualche soprassalto emotivo.
l resto è calma piatta, affano quotidiano, siamo ormai quasi del tutto privi di stelle polari.
E’ il momento giusto, quindi, da parte di chi si batte per farlo, per intitolare una via a Giorgio Almirante.
Operazioni come queste vanno fatte approfittando dei momenti di debolezza di un paese: quando l’angoscia per il lavoro, il mutuo da pagare, i soldi per arrivare a fine mese incombono, a chi vuoi che freghi qualcosa se viene intitolata una via o una piazza ad un ex gerarca fascista?
Ecco qui le ragioni del mio interesse per questo tema: non so se sono tanti o pochi, ma quelli che non vogliono accettare la glorificazione, sia pure postuma, di un ex gerarca fascista, ci sono ancora ed è bene dare spazio anche alla loro voce.

Una via ad Almirante? Perchè no? ( e a Mussolini quando?)

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“Esclusivamente e gelosamente fascisti noi siamo nella teoria e nella pratica del razzismo”.

“Il razzismo è il più vasto e coraggioso riconoscimento di sé che l’Italia abbia mai tentato”. Ipse dixit, Giorgio Almirante, difensore della razza, repubblichino di Salò, camicia nera contro i partigiani. Lo stesso a cui ora anche a Milano si pensa di dedicare una strada.
La proposta ricalca l’appello lanciato a maggio del neo sindaco Gianni Alemanno di intestare, nel ventennio della sua morte, una via dell’Urbe al leader missino.
Un’idea stroncata in pieno da Gianfranco Fini, ieri fedelissimo di Almirante, oggi in piena fase di revisionismo.

“Frasi vergognose che esprimono un sentimento razzista che, in quegli anni, albergava in tanti, troppi esponenti che dopo la guerra si collocarono a destra e, in altri casi, in altre formazioni politiche”, aveva risposto il Presidente della Camera.
Ma a Milano l’appeal del leader aennino va sempre più sbiadendo tra i militanti del partito, soprattutto dopo la recente netta presa di distanza dall’ideologia del Regime.
E così dall’ala destra del consiglio comunale meneghino, si rilancia la provocazione.

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“Almirante ha traghettato milioni di italiani alla democrazia” ha dichiarato Carlo Fidanza, capogruppo del partito e militante di Azione Giovani promotore della mozione depositata lunedì scorso. “Mi auguro si possa discutere sulla proposta in un clima di serenità, con la volontà di consegnare a una storia condivisa una personalità di indubbio valore”.
Il Sindaco Moratti è possibilista…

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Gasparri : l’intelligenza al potere.

La battuta migliore, a Ballarò ieri sera, non l’ha fatta Crozza, ma Antonio Di Pietro.

L’ex magistrato viene continuamente interrotto da Gasparri, il quale con la sua proverbiale finezza di spirito, continu a dirgli:” Stai dicendo delle fesserie”.

Così, a raffica, come una cantilena o un  di tormentone, pura azione di disturbo, senza argomentare ( cosa del resto superiore  sue..debolezze dell’uomo).

Il conduttore prova ad aiutare Di Pietro ad arrivare alla fine del suo discorso  (l’uomo è emotivo e questo influisce sulla qualità della sua esposizione, soprattutto se si continua ad interromperlo) e prega quindi Gasparri di stare zitto.

Qui schiaccia a rete Di Pietro.

Guardando fisso Floris risponde: “Ma no, lo sa che è meglio se lo lasciamo parlare?”

Come a dire: più si fa parlare questo indivuo, più chi ascolta si rende conto delle mani in cui siamo caduti.

Tessera dei poveri, chiamiamola “poor card”, ma resta una schifezza.

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Robin Hood Tremonti ne ha pensata una delle sue.

Ormai galvanizzato dal fatto che tutti hanno smesso di considerarlo un commercialista, preferendo etichettarlo piuttosto come unintellettuale o un pensatore, si è inventato la “tessera prepagata per gli indigenti anziani”.

Quello che è incredibile è che, per il combinato disposto dell’accortezza comunicazionale del “pensatore” e dell’acquiscienza mediatica che sta travolgendo tutto e tutti, questa incredibile proposta sta “bucando gli schermi”, appare come il trionfo della politica del fare del decidere.

Ma facciamo un piccolo gioco.

Ipotizziamo che un anno fa il Governo Prodi avesse attivato un’iniziativa del genere.

Cosa sarebbe successo?

Qualcuno avrebbe tradotto i quattrocento euro nel numero dei caffè che il pensionato indigente può prendere al bar .

Immagino già i titoli: “Il governo va incontro agli indigenti con una mancia equivalente a poco più di  un caffè al giorno”.

Bonaiuti, con il suo faccione da prelato di campagna in favore di telcamera, avrebbe parlato di governo allo sbando ( conosce probabilmente altre espressioni, ma questa è quella che gli piace di più e che usa imperterrito da anni per definire le condizioni di chi sia all’oopposizione rispetto al suo dominus).

Gasparri, che, inspiegabilmente,  si offende quando gli danno del cretino,avrebbe parlato di ripristino della tessera dei poveri di mussoliniana memoria ( tutte le volte che può cerca di prendere le distanze dal fascismo).

Cicchitto avrebbe arricciato il naso, uscendosene con le solite frasi sprezzanti.

E così via.

Invece questa idea geniale , di etichettare come poveri coloro che sono diventati tali per l’insipienza di chi governa e ha governato questo paese ( nessuno si senta escluso) l’ha avuta Tremonti.

E Tremonti è un genio ( almeno quanto Bruto è un uomo d’onore)

E’ un genio perchè attraverso questo documento la patente di fallito viene data a chi è povero, non a chi, governando il paese, avrebbe dovuto fare di tutto per impedirlo.

Qualcuno dirà: meglio che niente.

Certo, 400 euro sono meglio che niente.

Ma non si poteva trovare un altro modo per farli arrivare agli interessati.

O è stato preferito questo per l’evidenza che ha, perchè si traduce in un documento che circola, perchè ha maggiore risalto mediatico?

Temo di si.

Alla faccia del rispetto per i coloro che, attraverso questo tesserino avranno la più indesiderata delle patenti.

Su come sarà fatto questo tesserino non filtrano ancora notizie.

Per questo ripropongo la foto di una poor card del 1935 ( quando c’er lui, caro lei…).

Solo cha allora usare l’inglese per quello che si poteva dire benissimo in italiano non si poteva e quindi si parlava, molto più semplicemente, di tessera d’ iscrizione nell’elenco dei poveri.

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