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Derisi e umiliati da Gheddafi: si decide ad ammetterlo anche Il GIORNALE ( era ora!)

Gheddafi_Muammar-BIeri in un post, intitolato TRE GIORNI ALLA MERCE’ DI UN BEDUINOaccusavo il Giornale di essere stato omissivo e reticente nel prendere in considerazione alcuni degli aspetti più ridicoli e imbarazzanti della visita di Gheddafi.

Mi smentisce oggi questo articolo, apparso proprio sul Giornale di Ida Magli, che condivido al 100%  e che pubblico, anche per fare ammenda delle mie forse troppo malpensanti e frettolose valutazioni di ieri.

DISPREZZO BEDUINO

La visita di Gheddafi a Roma è stata come minimo imbarazzante.

Imbarazzante per gli italiani, si intende.

Da parte sua, Gheddafi ha avuto tutto quello che si aspettava di avere (è stato lui a non volere far visita al presidente della Camera, quindi non possiamo neanche consolarci con il fatto che Fini non l’ha aspettato oltre le due ore), ma anche molto di più di ciò che noi crediamo di avergli dato.

Questo è il punto, infatti: non siamo in grado di valutare fino in fondo quello che è successo perché c’è un’assoluta distanza fra il modello culturale dell’Occidente, un Occidente come quello italiano, imbevuto di Storia, della civiltà giuridica romana, di un cristianesimo e di un umanesimo raffinatissimo in tutte le sue espressioni, assertore del valore e della uguaglianza di ogni «persona» e il modello culturale musulmano, fedele alle leggi e ai costumi fissati da Maometto sulla falsariga di quelli dell’Antico Testamento, ossia di circa 8000 anni fa.

A questa distanza bisogna poi aggiungere il gusto africano per l’esibizione, per l’ampliamento del significato del proprio corpo attraverso abiti, acconciature, colori, cui nessun uomo di potere, stregone, sciamano, capo tribù rinuncerebbe mai in quanto ne certifica la dimensione trascendente e la superiorità davanti ai sudditi.
Bisogna supporre, da quanto è avvenuto in questi giorni, che il nostro governo abbia creduto che sotto le apparenze (per esempio, la pretesa installazione della tenda da nomade), ci fosse comunque un normale Capo di Stato in visita a Roma, per il quale quindi fosse un onore tenere una lezione all’Università La Sapienza e affacciarsi dal balcone del Campidoglio ad ammirare l’antica Roma.

Nulla di più grottesco. O meglio di più grottescamente tragico per noi, gli italiani.

Il signor Gheddafi disprezza altamente, e ha ben ragione di farlo, la nostra storia, la nostra civiltà, nella quale non vede nulla che gli sembri migliore di quello che possiede lui, e i cosiddetti «onori» che ha ricevuto, gli sono apparsi semplicemente il segno della sottomissione, della piaggeria, della nostra debolezza nei suoi confronti.

Insomma, non ha bisogno di bombe o di missili per esibirci al popolo musulmano, a tutto il popolo musulmano, non soltanto a quello africano, come suoi accoliti, ed è questo che sta preparando da lungo tempo e che ha ormai quasi ottenuto: aggregare l’Africa e diventare la guida politica dei musulmani sparsi nel mondo.

L’Italia (non dimentichiamocelo mai) è stata sempre ed è ancora adesso la terra di conquista indispensabile per la conquista dell’Europa.
Naturalmente questo viaggio è stato presentato come un grande affare economico, e può darsi che lo sia (anche se sussiste qualche dubbio a rigor di cifre).

Ma l’onore di un popolo, la sua dignità, non possono essere scambiati con il denaro, e credo che si possa essere sicuri che non era nelle intenzioni dei nostri politici questo tipo di scambio.

L’errore di non valutare le differenze culturali è tipico di tutto l’Occidente, inclusa l’America.

È rimasto nella memoria dell’antropologo come prova di un madornale errore di questo tipo, la precisa scadenza di tempo data dal Presidente degli Stati Uniti a Saddam come «ultimatum» prima dell’attacco. Norme di civiltà bellica prive di senso per popoli presso i quali è del tutto diverso il senso del tempo e che non possono non considerare stupido preavvertire di un attacco. Errori, però, che dipendono sempre dalla nostra arroganza, dall’antica convinzione che la nostra sia l’unica vera civiltà alla quale tutti dovrebbero conformarsi.

Fa parte di questa errata prospettiva farsi prendere in giro da un dittatore che mantiene ferma la legge dell’antico testamento sull’assoluto potere maschile, sull’inferiorità delle donne, sulla lapidazione delle adultere, preparandogli un incontro con 700 rappresentanti delle nostre associazioni femminili.

Certamente si sarà molto divertito nell’affermare che ci vuole una rivoluzione, visto che in Libia nessuno si può azzardare neanche ad aprire bocca, figurarsi le donne.
Possiamo soltanto sperare che l’esperienza di questa umiliazione abbia aperto gli occhi ai politici, convincendoli a tenere sempre presenti le differenze culturali e la difficoltà di superarne le barriere.

Tre giorni alla mercè di un beduino: la Libia adesso siamo noi ( meno male che Fini c’è)

gheddafi-silvio1

Volge al termine la visita di Stato di Gheddafi.

Con vero sollievo per tutti.

E’ vero, molti decenni fa, il nostro paese si è comportato malissimo con il suo. E lui è venuto in Italia per rinfacciarcelo.

Il fatto che si sia presentato con una foto di un martire della resistenza libica non mi ha turbato.

Sia pure quasi cento anni fa, il nostro Paese ha sbagliato, sia pure arrivando per ultimo tra le grandi potenze al banchetto delle invasioni coloniali.

Che il rappresentante di quel popolo venga in Italia con il proposito scoperto di sottolineare quel sopruso, ci può anche  stare.

Ma il resto?

Per tre giorni il colonnello è stato ricevuto dappertutto, accolto come un re e ossequiato da tutti.

In ogni occasione si è presentato in ritardo di almeno un’ora ,  pare per la necessità di presentarsi con un’abito diverso- o dovremmo dire costume?- ad ogni “recita”.

Ha parlato in ogni occasione, ascoltato come un oracolo, anche quando diceva corbellerie grandi quanto una casa.

Tutti intorno a lui sembravano preoccupati di assecondarlo. Interessi economici enormi ( si è parlato di commesse in Libia per le imprese italiane per l’ammontare di 20 miliardi) l’accordo sui respingimenti : troppi interessi in gioco per potersi permettere di scontentare il colonnello.

Hai visto mai che si offende e se ne va sbattendo la porta?

Abbiamo così assistito ad un vero contrappasso.

Fummo potenza coloniale e trattammo i libici come sottoposti.

Adesso arriva questo e tratta noi come gli italiani hanno trattato i libici.

gheddafi5Insomma la colonia siamo noi.

Poi ieri sera l’apoteosi della maleducazione.

Il colonnello è atteso alla Camera alle 17,  ma alle 19 non solo non è arrivato, ma non ha avvertito del suo ritardo. Come se fossero tutti a sua disposizione.

Sul ritardo ha poi dato versioni contrastanti: stavo male, stavo pregando.

Tutte cavolate. Poco dopo la “buca” data a Fini, il colonnello si è tolto lo sfizio di fare una passeggiata nel centro di Roma, seguito dal codazzo delle sue amazzoni e degli agenti dei servizi segreti libici.

Insomma ha fatto bene Fini a “rinunciare” all’onore di incontrarlo.

Un’ultima annotazione per il premier e i giornali che lo fiancheggiano: cosa avreste detto se le cose dette da Gheddafi ( “gli Usa come Bin Laden”) le avesse dette al Parlamento un qualsiasi leader politico italiano?

caruso01gProvate a immaginare che ne so? Francesco Caruso, il leader noglobal eletto con Rifondazione Comunista che fa un’affermazione del genere. Apriti cielo! Articolesse indignate, sferzanti corsivi, linciaggi mediatici di ogni genere e grado.

Le stesse cose le dice Gheddafi e che succede? Si minimizza, in nome della ragion di stato.

E’ proprio vero: ormai la Libia siamo noi.

Meno male che Gianfranco c’è , tocca dire.

Almeno lui è riuscito, unico tra tutti i maggiorenti di questa penosa Repubblica, a lanciare un segnale diverso , a dare una risposta dignitosa.

Nella tarda  serata, in compenso, per riequilibrare il comportamento di Fini, il nostro Premier è corso a Villa Pamphili e si è infilato per mezz’ora buona sotto la tenda.

Non si sa mai…


Papi bacia il Colonnello (forse era meglio quando baciava Noemi)

berluscagheddafi

Alle molte immagini che non avremmo mai voluto vedere che nel tempo il nostro amato premier ci ha inflitto ( facendoci vergognare di essere da lui rappresentati nel mondo) in questi giorni se ne è aggiunta un’altra: il bacio al colonnello.

Capisco le esigenze della diplomazia, tante volte evocate in questi giorni, ma non riesco a capire perchè oltre che fare accordi con questo individuo, sia necessario anche riempirlo di salamelecchi e scodinzolii.

Meglio le feste a Casoria, Presidente.

Ci fanno sorridere di lei e del suo gallismo da ultra settantenne che si gioca le ultime cartucce, ma non ci fanno vomitare come le premure e le attenzioni rivolte ad un dittatore sanguinario.

P.S. Avete notato la somiglianza tra Gheddafi e Rocki Roberts ( quello di “Stasera mi butto”)?

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Portatore Nano di democrazia: l’ultima definizione per Silvio di Marco Travaglio.

berlusconi-scapagnini

Marco Travaglio, 14 novembre

Siccome, all’insaputa del Parlamento, ci ritroviamo alleati del regime russo del fasciocomunista Putin (“l’amico Vladimir”), anche a costo di attaccare l’ex “amico George” per una delle poche cose buone da lui fatte, cioè lo scudo spaziale in Europa dell’Est.

Siccome, all’insaputa del Parlamento, siamo diventati addirittura alleati militari del regime bananoterrorista del Col. Gheddafi (“leader di libertà”), al quale verseremo in vent’anni 5 miliardi di dollari per “risarcirlo” di nonsisache.

Siccome, all’insaputa del Parlamento, il portatore nano di democrazia ha appena promesso di dimezzare i tempi per l’ingresso in Europa del regime Turco di Erdogan, repressore di curdi e violatore di diritti umani. Siccome, mentre tutti si fissavano su Obama abbronzato, il Cainano si faceva paladino dell’invasione russa della Georgia arrivando a sostenere – per l’imbarazzo dello stesso Medvedev – che è stata la Georgia a invadere la Russia.

Siccome Al Tappone ha ribadito anche ultimamente, sulla libertà di stampa e di satira, il medesimo concetto che ne hanno gli amici Putin, Erdogan e Gheddafi.

Siccome l’ometto di Stato ha portato i brasiliani del suo Milan al vertice col presidente Lula, come già fece col presidente venezuelano Chavez passandogli al telefono Aida Yespica.

Ecco, siccome abbiamo deciso di farci governare dalla destra, non è che gli amici americani ci prestano John Mc Cain anche solo per quattro anni? Volendo, secondo il “prendi uno paghi due”, si trova un posto pure per Sarah Palin, purchè disarmata. Alle Pari Opportunità sarebbe proprio un bijou.