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Quando Berlusconi era il ragazzo “Coccodè”- Piccolo ripasso di storia patria.

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Berlusconi è stato spesso sottovalutato dai suoi avversari.

In passato

Oggi, dopo le infinite prove di vitalità che ha dato, la situazione si è esattamente rovesciata.

A quasi 15 anni di distanza dalla sua discesa in campo, è diventato l’uomo che non si sa come battere.

Alcuni sostengono che va attaccato in maniera decisa e durissima, altri pensano che questo sia il sistema migliore per garantirgli la vittoria.

Ma facciamo un piccolo sforzo di memoria e ritorniamo al giorno della fatidica discesa in campo e alle reazioni che questa sortita suscitò tra i maggiori commentatori del tempo.

Come ci ricorda Bruno Vespa nel suo “L’Italia di Berlusconi”, il discorso di autocandidatura fu accolto dal gelo della Confindustria e dalle ironie dei più importanti quotidiani.

Un tema da quarta elementare” fu la sentenza de “La Stampa”.

Il commento più feroce fu quello di Eugenio Scalari che intitolò un editoriale di Repubblica Scende in campo il ragazzo coccode, alludendo al soprannome attribuito in un varietà televisivo di Renzo Arbore ( “Indietro tutta”) alle ballerine della trasmissione.

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L’articolo cominciava contestando seccamente a Berlusconi la sua pretesa di accreditarsi come uomo nuovo della politica:

In realtà’ la decisione di Berlusconi di scendere nell’agone politico-elettorale non è neppure una notizia. Berlusconi è infatti in campo da sempre, da quando è nato come imprenditore perché se c’ è stato in questo paese un uomo d’ affari profondamente e direi radicalmente intrecciato con la politica con i partiti e con le correnti dei partiti, questo è stato lui”.

L’articolo concludeva così “Che spettacolo, ragazzi. Sembra la notte di Natale.Verrebbe spontaneo di intonare “Tu scendi dalle stelle…” con quel che segue, ma sarebbe un canto alquanto blasfemo. Assai più pertinente mi sembra la sigla di Renzo Arbore e delle ragazze Coccodé in “Indietro tutta”: Perché è così che si fanno i milioni/evviva le Televisioni/zum zum”.

Ma giàa poco meno di un mese dalla discesa in campo Sandro Viola, in un’inchiesta condotta nel profondo nord sempre per “la Repubblica”, accreditava alla nuova formazione addirittura il 25% dei consensi.

Ma interessante era soprattutto la scoperta delle caratteristiche del potenziale elettorato del Cavaliere.

Insieme con i giovani rampanti, affascinati dal mito della ricchezza e del successo che vedevano no in Berlusconi un modello di vita, c’era, come c’è ancora adesso, una marea di gente del ceto medio.

Non solo “nani e ballerine”, non solo “yuppies” di provincia, non solo calciatori e funzionari Fininvest. Sono gli stessi italiani che votavano per la Dc, per il Psi, per il Psdi, per il Pli, e che sul finire degli Ottanta hanno cominciato a votare per la Lega.

Malgrado l’ ignoranza, malgrado tante pecche (l’ insulto facile per l’ ambulante di colore, l’ evasione fiscale, la convinzione che i napoletani siano tutti ladri e i siciliani tutti mafiosi), brava gente.

Italiani.

Un’ Italia sgradevole, antipatica?

Forse.

Ma non più di quel che sino all’ altro giorno ad ogni sondaggio, indicava Andreotti come il migliore statista sulla scena “.

Il Cavaliere aveva fatto centro al primo colpo.

Privo di esperienza di politica(ma grande comunicatore ) aveva saputo intercettare la voglia di cambiamento del paese proponendosi, lui, uomo legato a doppio filo ai vertici del vecchio mondo politico al tramonto, come l’uomo nuovo dal quale attendersi un’inversione di rotta.

In un articolo scritto nel gennaio del 2004 sull’Espresso (“Videomessaggio e karaoke, così iniziò l’era del Cavaliere”), Gianpaolo Pansa rievocaquello che poi ebbe modo di considerare, come dice egli stesso, il suo errore fantozziano”:

Il tutto mi sembrò un costoso fuoco di paglia. Scrissi sull'”Espresso” che con la discesa in campo e la relativa cassetta, Berlusconi ci aveva fatto un grande favore: ci aveva regalato un avversario da battere”

Ma ancora più interessante è cioè che, sempre in questo stesso articolo, ci racconta del primo comizio politico di Berlusconi, svoltosi alla Fiera di Roma il 6 febbraio del 1994, con modalità molto assimilabili a quelle di una classica convention aziendale:

“Dopo un’attesa di alcune ore, ingannata con comunicazioni di contorno fatte da alcuni dei sostenitori di Forza Italia , il Cavaliere balza sul palco accolto da una folla impazzita di entusiasmo, gettando tutto intorno occhiate ammalianti da star televisiva”.

Quello che colpisce il cronista, e che insinua in lui il dubbio di aver fatto una previsione sbagliata, è la frase con la quale il leader inizia il suo discorso:

Fu ascoltando l’esordio che cominciai a pensare di aver sbagliato i miei pronostici. Berlusconi scelse un incipit che non sarebbe mai venuto in mente a nessuno dei leader politici vogliosi di sbarrargli il passo: “Mentre arrivavo qui, ho pensato di essere un matto che stava andando a incontrare altri matti… Quanti siete! La follia ci ha contagiato, sì! Diceva il grande Erasmo da Rotterdam che la vera saggezza non scaturisce dal cervello e dal ragionamento, ma da una lungimirante, straordianaria follia”.

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Il Cavaliere quella mattina, riferisce Pansa , era in gran forma.

Spostandosi da una parte all’altra del grande palcoscenico con “falcate da ginnasta”, parlò a braccio per più di un’ora senza leggere un appunto.

Alla fine, in mezzo ad una tempesta di applausi “liberatori, quasi feroci” ( è sempre Pansa che parla) partì l’inno di Forza Italia a tutto volume con le parole da cantare che scorrevano sullo schermo e Silvio si mise ad urlare : “Cantiamo tutti insieme” , lasciando Pansa sbigottito: pensava tra sé e sé : “è la prima volta che assisto ad un karaoke politico in trent’anni di professione.”

Come è andata a finire ce lo ricordiamo tutti…