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Giulia aveva nove anni e voleva un cane…

!cid_132082606@02092004-0769Giulia aveva nove anni e voleva un cane.
Io e sua madre eravamo perplessi.
Pensavamo che fosse un impegno gravoso e un limite agli spostamenti della famiglia ( e posso confermare, con l’esperienza di poi, che E’ COSI’).

Ma come mi è già capitato di dire, avere una figlia è più bello di avere un padrone, ma il risultato non cambia: alla fine ti tocca ubbidire.
Così alla fine cedemmo ed entrò nella nostra famiglia Daisy, una dolcissima cagnetta.
Era figlia di una bassottina a pelo lungo di un compagno di classe di Giulia.
Il padre invece era ignoto.
Ricordo che questo, nei primi tempi, era oggetto di conversazione continuo tra me e Giulia.
Temevamo che il padre di Daisy fosse un cane di grosse dimensioni e che anche lei fosse in procinto di diventare a sua volta un cane enorme.

Era diventato un tormentone. Indicavo a Giulia per strada cani di diverse razze e dimensioni e le facevo sempre la stessa domanda: “E se ci diventa così?”.
Poi lei un giorno pose fine alle discussioni.
Ricordo la frase esatta ( anche perchè è uno dei ricordi più belli dell’infanzia di mia figlia):
“La maestra ha detto che i cani grossi delle cagnette piccole NON DI INNAMORANO.

Passano gli anni… Giulia ne ha ormai 15 ed è in piena crisi adolescenziale.
Daisy è affezionata a tutti i membri della famiglia ( compreso il fratello di Giulia, che all’inizio la snobbava e adesso le concede addirittura di dormire nel suo letto) ma stravede per mia moglie, fino al punto che quando lei esce si sdraia vicino alla porta di casa ad aspettarla.

Giulia decide che lei ha diritto ad un’altra possibilità.

Insomma vuole un’altra cagnetta, che questa volta si affezioni a lei più che a tutti gli altri.
Perplessità come al solito, poi….CEDIAMO CON FERMEZZA.
Questa volta, poi, è addirittura un cane di razza. Una domenica di febbraio ci facciamo 80 chilometri per raggiungere un allevamento e torniamo a casa con Cuba, una cucciola di beagle di tre mesi.

Passano gli annii e Giulia va a Milano a studiare.
Alla fine degli studi, come era immaginabile, trova lavoro lì.
Qual’è la morale di tutto ciò?
Se comprate un cane ai vostri figli, mettete nel conto anche questo: che un giorno sarete voi , e solo voi a…. pascolarlo.

 

DOMENICA POMERIGGIO

40pgDomenica pomeriggio.

Pranzo abbondante. Adesso me ne sto sdraiato sul divano cercando di leggere il giornale.

Palpebre pesantissime, il giornale scivola sul pavimento.Mi abbandono al sonno, ma solo per pochi secondi. Poi una piccola mano mi sfiora leggermente la spalla.

E’ Giulia, 4 anni

“Papà, che facciamo?” chiede decisa.

Guardo di sfuggita l’orologio. Sono le due e tre quarti. Sta sfumando il mio pisolino domenicale. Faccio un tentativo quasi disperato:

Che ne diresti di giocare con le Barbie mentre papà si accascia una mezz’oretta per un riposino?”

“Non passa” fa lei scimmiottando una frase che mi ha sentito dire “lo so come va a finire, poi dormi per delle ore”.Mi rassegno : “Vuoi che guardiamo le foto?

Non è entusiasta, ma non ha un’idea migliore, così afferra un pesante album e comincia a sfogliarlo.

Cerca le foto più strane.Soprattutto quelle nelle quali io ho un’aria ridicola.

Ne trova una di qualche anno fa, nella quale ho una tremenda barba da padre cappuccino che mi arriva quasi a metà del petto. La afferra divertita, poi, ripetendo una frase che, in circostanze analoghe le ho detto il giorno prima, mi fa:

“Guarda, sei stato così” Sto al gioco: “Perché cosa c’è che non va?

“Non lo vedi che sei orrendo?”. “No” rispondo, negando l’evidenza.

“Facciamo un dolce?” risponde lei in maniera del tutto incongrua.

“Non se ne parla nemmeno” cerco di reagire ”tra una mezz’oretta tua madre, che, diversamente da me, si sta facendo un bel sonnetto, si alza e lo fai insieme a lei”

Segue un’estenuante trattativa. Inutile dire che soccombo.

“Non sono un uomo” protesto alla fine “sono solo un pupazzo nelle tue mani”.

“Non fare il solito, poi ti diverti anche tu a fare il dolce”.

Sai che ti dico, Giulia? Qualcosa mi dice che diventerai una gran donna”.

“Perché?”.

“Te lo spiego un’altra volta. Che dolce vuoi fare?”

“Facciamo la ciambella allo yogurt?”.

“Ok, ma non facciamo come le altre volte che poi, se non viene bene, me la devo mangiare tutta io”

RICETTA PER CIAMBELLA ALLO YOGURT:

Ingredienti:
250gr. di farina 00
250gr. di zucchero
3 uova
1 vasetto di yogurt alla frutta
olio di semi
1 bustina di lievito
un po’ di latte

Procedimento:
Montate le uova con lo zucchero finché diventano una crema. Sempre mescolando aggiungete la farina e lo yogurt. Riempite il vasetto vuoto dello yogurt con l’olio di semi e versatelo, sempre mescolando, all’impasto. Sciogliete il lievito in pochissimo latte (circa un dito della tazza) e mescolate fino a quando diventa una spuma, poi versatelo al composto e girare il tutto.
Imburrate lo stampo per la ciambella e versate dentro l’impasto. Fate cuocere a 170°C nel forno fino a quando la ciambella si sarà dorata, controllate con lo stecchino se è asciutta.
Si può anche spolverare con lo zucchero a velo.
Si possono aggiungere all’impasto anche le noci tritate o i pinoli.