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“C’è differenza tra un certo giornalismo e la prostituzione: ci sono cose che una prostituta non fa”.

Non era mai successo, in Italia, nella storia del Web, che 130.000 pc si collegassero contemporaneamente per lo streaming di una trasmissione telvisiva.

E’ successo con “Rai per una notte”, la trasmissone televisiva di “resistenza” al bavaglio dell’informazione che ieri sera ha preso il posto di Anno Zero.

A questi 130.000 pc collegati, ovviamente vanno aggiunte le centinaia di migliaia di televisori collegati con le varie stazioni del digitale terrestre o del satellitare collegate all’evento e con le piazza dotate di maxischermo. E naturalmente nel conto vanno inseriti anche i seimila spettatori del Paladozza di Bologna, il palazzetto dello sport nel quale è andato in scena l’evento.

Il programma inizia con alcune immagini di Mussolini che arringa le folle, seguite poi da alcune immagini di Berlusconi che fa altrettanto.   Le analogie tra l’oratoria del dittatore e quella del premier sono impressionanti. Stesso procedere con domande retoriche alle quali la folla risponde compatta con monosillabi (SI o NO a seconda dei casi).

Subito dopo c’è un servizio sul “partito dell’amore” alla manifestazione di Sabato scorso. La folla riconosce il giornalista di Anno Zero e lo invita ad andare a lavorare. Ma io sto lavorando, replica lui. No, devi andare a raccogliere i pomodori, dicono loro.

Segnaliamo poi, per coloro che se le fossero perse, alcune fasi del programma che sicuramente verranno ricordate e che costituiranno motivo di polemica nei prossimi giorni:

1) La puntigliosa ricostruzione fatta da Sandro Ruotolo delle affannose telefonate del premier al membro dell’Autorità delle Telecomunicazioni Innocenzi e al direttore generale della Rai  Masi nel tentativo, andato a vuoto, di impedire ad Anno Zero di trattare la vicenda Mills in una delle ultime puntate.

I fatti rappresentati erano noti a molti perché oggetto di varie ricostruzioni giornalistiche, ma mai erano mai stati raccontati dalle grandi tv generaliste.

Quello che avevamo letto in vari giorni, a pizzichi e bocconi, è stato inserito in un racconto organico di una dozzina di minuti: il racconto di un’Italia che intuivamo.

2) L’esibizione di Daniele Luttazzi. Sparito dalla tv dopo l’editto bulgaro, ieri sera è tornato in scena anche lui (le altre vittime erano Biagi, passato a miglior vita, ma rappresentato al Paladozza dalla figlia, e Santoro, che “vive e lotta con noi” come si sarebbe detto una volta).

La metafora scelta dal comico per raccontare l’attuale momento politico e l’assuefazione al “regime” berlusconiano di una parte cospicua della popolazione- quella di una penetrazione anale- non era per stomaci deboli o, come si suol dire, per educande.   Il comico finisce l’esibizione dicendo testualmente: “Quando quel fazioso di Berlusconi vi dirà che siete mossi dall’odio, rispondete con Quintiliano che dice che odiare i mascalzoni è cosa nobile!”

Le battute più applaudite sono quelle sulla libertà di stampa: “C’ è qualche differenza tra un certo giornalismo e la prostituzione: ci sono cose che una prostituta non fa”.

Oppure: “Se non capite la differenza tra giornalismo e propaganda, non preoccupatevi, non lo sa neanche Minzolini e se la passa bene lo stesso!”

3) L’intervista ad Emilio Fede. A lui la palma della battuta – involontariamente- più divertente: “Tutto si può dire di Berlusconi, tranne che non abbia sensibilità comunicazionale, mai avrebbe voluto chiudere Anno Zero”

4) L’intervista di Sandro Ruotolo a Roberto Benigni. Il comico toscano sceglie la strada dell’ironia e magnifica la situazione dell’Italia, molto più avanti di ogni altro paese. “L’Italia è il paese della libertà . Ci provi Obama a fare una legge solo per sé, mica gliela fanno fare, in America!”

5) L’intervista a Mario Monicelli, che pronuncia alcune parole forti sull’attuale momento politico: “Questo popolo è schiavo di tutti da tre generazioni, deve riscattarsi!”

6) Il disagio espresso dalle lavoratrici dell’Omsa che stanno per perdere il lavoro. Una signora tra le tante che prendono la parola grida: “Vorrei vedere altri vivere con 700 euro al mese”.

Insomma, molte cose l’una dietro l’altra, con un filo conduttore ben preciso: dare voce, in maniera piena e completa, finalmente senza censure, all’Italia che “non ci sta”.


Unico neo nell’andamento della serata l’apparizione di uno stralunato e confuso Morgan.

Non era serata per lui, Santoro stesso era visibilmente imbarazzato per i suoi farfugliamenti.
Nell’accingersi a cantare con lui, Venditti ci ha avvertito che non avevano fatto le prove.
Ce ne siamo accorti.

Attenti a quei P2: Oggi Travaglio se la prende con il Maestro (Angelo Rizzoli) e col “Muratorino” ( Silvio Berlusconi)

veronicaAttenti a quei P2– Marco Travaglio- L’Unità 28 giugno

Veronica Berlusconi protesta con il Corriere della sera per la vergognosa intervista dell’altro giorno ad Angelo Rizzoli che, per difendere Al Pappone, s’è permesso di criticare le amiche della signora e financo di intrufolarsi nelle
convinzioni religiose del figlio Luigi.“Non si sa da quale pulpito”, aggiunge Veronica, visto che “nonho mai conosciuto” né lui né la moglie Melania,che sempre sul Corriere “era già stata prodiga diconsigli non richiesti e non graditi”.

Beata ingenuità: il pulpito è quello della loggia P2, di cui Rizzoli era “maestro” (tessera E.19.77), mentre Silvio era solo “apprendista muratore” (tessera 1816).

I fratelli, si sa, si vedono nel momento del bisogno. A fine anni 70 il Corriere, che Rizzoli aveva appena regalato alla P2 di Gelli, Ortolani e Tassan Din, scoprì un giovane virgulto del giornalismo italiano: tale Silvio Berlusconi, subito ingaggiato per vergare sapidi commenti di economia.

Ora, trent’anni dopo, riecco il maestro correre in soccorso del muratorino
in difficoltà, sempre sul Corriere.

La coppia, peraltro, non s’era mai separata: Angelo, già celebre per una strepitosa bancarotta fraudolentacon arresto incorporato, lavora da anni per Raifiction (già feudo del berlusclone Saccà) e per Mediaset con due società di produzione: la Rizzoli Film e la Jules Verne Film.

Quest’ultima, nel 2004, dichiarò di aver finanziato An, il partito del ministro Gasparri che aveva appena regalato al muratorino l’omonima legge salva-Mediaset.

Bello vedere che, dopo tanto tempo, i sentimenti di fratellanza sono
rimasti intatti.

I valori della famiglia.

Letteronzi: anche oggi Marco Travaglio colpisce duro. Tra le vittime di oggi: Silvio, Gianni Letta e due giudici costituzionali.

BERLUSCA NON è UN PAESE PER VECCHIAnche oggi Marco Travaglio colpisce duro. Tra le vittime di oggi: Silvio, Gianni Letta e due giudici costituzionali.

LETTERONZIMARCO TRAVAGLIO- L’UNITA’ – 27 giugno

Ha ragione Al Tappone: bisogna chiudere la bocca ai giornalisti. Anche quando non vogliono prenderlo per i fondelli, provvede la cronaca per loro.

L’altro giorno i quotidiani davano conto della solita dose giornaliera di squillo per l’Utilizzatore Finale, e nella pagina seguente annunciavano
che «slitta la legge anti-prostituzione».

È l’associazione delle notizie che diventa esplosiva.

Giovedì Gianni Letta consegnava al Capo dello Stato una copia originale della Costituzione.

Ieri l’Espresso rivelava che Letta ha partecipato a una cena carbonara col premier e due giudici costituzionali, Paolo Napolitano e Luigi Mazzella, a casa di quest’ultimo.

AngelinoAlfanoC’erano anche l’on. Vizzini, indagato per corruzione mafiosa e il Guardagingilli Angelino Jolie.
Agli insigni convenuti Al Tappone ha esposto il suo progetto di abolire i pubblici ministeri e sostituirli con «avvocati dell’accusa» scelti nella classe forense e universitaria.

Chi pensasse che i presenti abbiano chiamato l’ambulanza per far visitare
l’eversore resterebbe deluso. Due giorni dopo, scrive l’Espresso, uno dei due giudici costituzionali ha tradotto la geniale trovata in una bozza consegnata
a Palazzo Chigi.

Naturalmente i due valuteranno fra breve la costituzionalità del lodo Alfano che regala l’impunità al premier, ma Mazzella ha già annunciato che non c’è motivo per astenersi, anche se va a cena con Alfano e col premier. Anzi, proprio per questo.

Quanto a Letta, si spera vivamente che non metta più piede al Quirinale, peggio se con la Costituzione sottobraccio, onde evitare che ne perda qualche articolo per la strada.

Travaglio continua a massacrare Minzolini. Oggi lo chiama “utilizzatore iniziale”. Poi ci parla dell’inviato del Tg1 a Bari: “sordomuto” per scelta…del suo Direttore.

berlusca news Anche oggi Marco Travaglio non rinuncia ad infilzare , attraverso la sua affilatissima rubrica Zorro, il collega Minzolini, giunto all’apice di una brillante carriera di giornalista, grazie al fatto di aver messo da parte, strada facendo, la regola fondamentale del suo mestiere, cioè il dovere di raccontare i fatti.

Regola che il neo direttore del Tg1 non solo conosceva benissimo, ma teorizzava in maniera decisa  pochi anni or sono.

L’Utilizzatore Iniziale di MARCO TRAVAGLIO– 25 giugno 2009- L’Unità

marco-travaglioSuggestiva la scena di un presidente del Consiglio, uno a caso, che, tra un vertice con Netanyahu e uno con Bill Gates, dialoga a distanza sulle colonne di «Chi» con una squillo, che lo mette a posto con un fermo comunicato («Se ha le prove che sono una teste prezzolata, le porti al giudice»).

Intanto, dopo la «escort», l’«imprenditore » (cioè il pappone), la ragazza-immagine, la meteorina, la billionairina, l’Utilizzatore Finale e lo Scodinzolini, s’affaccia una nuova figura professionale: l’inviato sordomuto.

Si chiama Pino S., lavora al Tg1 da una vita, era anche bravo a portar notizie, poi il nuovo direttore gli fece un discorsetto: «Chi porta notizie nonfa carriera, e viceversa: guarda me».

Ora Pino sta a Bari e passa le sue giornate a scansare le notizie. Non dorme mai, perché si sa come sono le notizie: ti cascano in testa quando meno te l’aspetti, a tradimento. Indennità-rischio, come in guerra: l’inviato sordomuto è mestiere usurante.

Come lo Scodinzolini, che già dà segni di cedimento.

Aveva giurato di non fiatare su Puttanopoli e ora ne parla solo perché ne parla il capo.

Non vorremmo fosse influenzato da quel suo omonimo, Augusto Minzolini, che il 29.10.94 teorizzava:

«Se avessimo raccontato di più la vita privata dei politici forse non saremmo arrivati a Tangentopoli, li avremmo costretti a cambiare o ad andarsene… Il politico èunuomopubblico in ognimomento della sua giornata e deve comportarsi e parlare come tale. La distinzione pubblico-privato è manichea. Se uno non accetta questa regola, rinunci a fare il politico».

Discorsi da Utilizzatore Iniziale

Delusione Santoro: chiacchiere di portineria, le migliori Guerritore e Bonino.

berlusconi partyDeludente la trasmissione di Anno Zero di ieri sera che avevamo previsto come esplosiva .

Capita anche ai grandi del giornalismo come Santoro.

Hai in mano materiale esplosivo, ma la miccia è corta e ti esplode tutto in mano, il nemico invece non si fa nulla e ha pure modo di fare la vittima.

Per tutta la puntata a più riprese ci si accanisce a raccogliere chiacchiere di portineria e a fare illazione sui perchè e i percome dei misteriosi rapporti tra Elio Letizia, padre di Noemi, modesto impiegato dello stato e Silvio Berlusconi, l’Imperatore ( come lo chiama la moglie Veronica) del nostro sfortunato Paese.

Troppa la distanza sociale tra i due, troppe le reticenze dell’interessato sul tema ( come se fosse stato ammaestrato a dire senza dire).

Insomma i sospetti su questo curioso rapporto sono legittimi.

Ma al di là di questi sospetti, come ha dimostrato al puntata di ieri sera, non c’è nulla.

Il che dà  favorevole terreno dialettico al bravissimo- e sgradevolissimo – avvocato Ghedini .

Qual’è la tesi che fa passare Ghedini? Che Berlusconi è un vero democratico, che ama stare con tutti, farsi fotografare con tutti, abbracciare tutti, e che la sinistra che lo attacca per questo in realtà è acida, spocchiosa e snob..

La trasmissione andava centrata su un altro registro.

Le notizie sulle candidature delle veline le avevano date per primi e con maggior risalto proprio i giornali di destra ( LIbero e il Giornale) e che le prime riserve forti e severe sull’operazione le aveva espresse FAREFUTURO, la rivista on line di destra legata a Gianfranco Fini.

Ebbene , quello a mio avviso era il tasto da battere.

Un presidente del consiglio viene raccontato in un certo modo dai suoi giornali, rampognato in pubblico dalla  moglie e, per riflesso pavloviano, cosa riesce a dire? Che è un complotto della sinistra.

Ridicolo e patetico, come giustamente ha detto qualcuno.

E questo mentre il Paese ha i suoi problemi che tutti conosciamo, ma dei quali nessuno parla più.

Occasione persa da Santoro quella di non aver enfatizzato di più questo aspetto della vicenda ( lo ha fatto bene solo Travaglio all’inizio).

Di tutta la trasmissione salvo però tre cose: oltre l’esordio di Travaglio, la straordinaria perfomance di Monica Guerritore che  ha letto  le dichiarazioni di Veronica Lario e gli interventi di Emma Bonino, che ha ben documentato con parole vibranti di altissima indignazione, il comportamento irriguardoso del premier verso le donne che dice di amare e la sua tendenza a fare il giullare nei consessi internazionali, con grande perdita di immagine del paese che rappresenta.

La palma del più villano e arrogante spetta Ghedini, che però ha avuto buon gioco  a sfruttare le debolezze di impianto della trasmissione.

berlusconi palp fiction

Mancano solo Bontate & Badalamenti: a Porta a Porta il santino di Andreotti.

Marco Travaglio (l’Unità 15/01/09)

badalamenti

andreotti-mafioso

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Anche la terza Camera del Parlamento,“Porta a Porta”, ha festeggiato il 90˚ compleanno di Giulio Andreotti.

Alla tetra cerimonia hanno partecipato: Cossiga, il palo; Macaluso, il difensore non retribuito «de sinistra»; Giulia Bongiorno, la difensora retribuita «de destra»; Pisanu, l’Andreotti sardo; Piercasinando, il lattante; Massimo Franco, il biografo autorizzato; e naturalmente Vespa, il maggiordomo.

Mancavano solo Bontate e Badalamenti, prematuramente scomparsi. La Bongiorno tentava per l’ennesima volta di dimostrare l’assoluzione del suo cliente (in realtà salvato dalla prescrizione per il delitto di mafia commesso fino al 1980) e ci riusciva benissimo, visto che non c’era nessuno a contraddirla e a rammentare che, per un’accusa così grave, alla prescrizione si dovrebbe rinunciare.

Macaluso biascicava le solite giaculatorie sulla «responsabilità morale», come se lamafia non fosse un reato.

Pisanu delirava sul «processo Andreotti per distruggere la Dc», senza spiegare a quale partito fosse mai iscritto Mattarella.

Piercasinando invocava la riforma della giustizia per evitare processi come quello.

Ogni tanto, a svegliare lo scarso pubblico superstite, provvedeva l’emerito Cossiga con i toni pacati tipici dello statista: bava alla bocca, occhi iniettati di sangue, violente minacce a Caselli, ovviamente assente («in un altro paese lo prenderebbero a calci nel sedere»).

Eppure la pompa funebre di “Porta a Porta” è stata utilissima: se l’insetto la fa franca anche stavolta, nessuno potrà più invocare il «contraddittorio» o protestare contro la «gogna mediatica» e le trasmissioni «a senso unico». Grazie, Bruno.

Se Capezzone diventa Daniel Big Nipple (grosso capezzolo) : un irresistibile Travaglio

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Ecco l’ultimo impagabile pezzo di  Zorro-Travaglio. Irresistibile la traduzione in inglese dei nomi Italiani. Angelo Panebianco diventa Angel Whitebread, Pecorelli Little Ship, Anna Finocchiaro Anne Fennel ( finocchio), Capezzone Big Nipple ( grosso capezzolo), Massimo D’Alema MaxLittle Moustache ( baffino). Il più bello è Berlusconi tradotto con Swarf, che vuol dire sfrido, truciolo, materiale di scarto della produzione del legno. Grande!

Easy handcuffs

Arrestato per corruzione e frode il governatore democratico dell’Illinois, Rod Blagojevich: dopo mesi di intercettazioni, è accusatodi aver tentato di vendere la poltrona senatoriale liberata da Obama.

L’Fbi – rivela il Chicago Tribune- indagava su di lui da tre anni per tangenti in cambio di assunzioni. «Le accuse sono sconvolgenti», dichiara il procuratore Fitzgerald: «Blagojevich ha preso tangenti e usato il suo incarico per frenare la libertà di critica della stampa».

Immediate le reazioni.

George Neapolitan è «allarmato per l’ennesima guerra fra politica e magistratura» e chiede gli atti alla procura. Il Csm siprepara a trasferire Fitzgerald in Alaska. Silvio Swarf è solidale con Blagojevich,«vittima del giustizialismo delle toghe rosse che calpestano la privacy». Sull’Evening Courier, Angel Whitebread domanda: «Era proprio necessario questo arresto-spettacolo?». Casparr, Chikkitt, Bondy e Little Sheep denunciano in una nota «l’abuso di intercettazioni e il circuito mediatico-giudiziario, impensabili nelle vere democrazie come gli Usa».
angelinoalfano2Little Angel Alphanous invia gli ispettori a Springfield e invita i democratici a «votare le mie riforme della giustizia e delle intercettazioni».

Max Little Moustache e Anne Fennel aprono al dialogo.

Per Lucian Violator «i giudici han troppo potere sui politici,dobbiamo riscrivere la Costituzione con Blagojevich, non appena sarà scarcerato». Daniel Big Nipple sfida i democratici: «Ora chiedano scusa ad Al Capone.” In un pizzino rinvenuto per caso, Nicholas The Tower scrive: «Io non posso dirlo, ma queste intercettazioni cominciano a starmi sul cazzo».

marco-travaglio4Marco Travaglio . L’Unità, 10 dicembre 2008

Ordine del Minculpop: confondere le idee a tutti sul caso De Magistris.

Il  caso De Magistris? Un vero guazzabuglio. Chi ci capisce qualcosa è bravo.

E’ una specie di “tutti contro tutti”, una situazione così aggrovigliata che si fa prima a dar la colpa a tutti i contendenti che a cercare  di capire i torti degli uni e le ragioni degli altri.

Lo fa con la consueta chiarezza Marco Travaglio su Unità di oggi, spiegandoci quali sono i ruoli in campo e come avrebbero dovuto essere giocati.

L’articolo ancora una volta, come spesso accade con gli articoli di Travaglio, ci racconta anche come funziona ( male!) l’informazione in questo paese.

Per malafede, sciatteria, incompetenza giuridica dei giornalisti, per conformismo contagioso.

Ecco l’articolo di M. Travaglio.

marco-travaglio2

Corriere della sera: “Guerra tra pm”. Repubblica:“Guerra tra pm”. Stampa: “Guerradei pm”. Giornale: “Guerra tra giudici”. Mattino: “Guerra tra procure”. Unità:“Guerra totale tra procure”. Riformista: “Toga contro toga”. Europa: “Guerra civile fra magistrati”.

In attesa del Partito Unico, abbiamo il Giornale Unico.

Tutti a sostenere che Salerno uguale Catanzaro, anche se Salerno indaga su Catanzaro per un obbligo di legge, mentre Catanzaro indaga su Salerno contro la legge (su Salerno è competente Napoli).

Insomma avrebbero torto tutti: De Magistris, i suoi persecutori e chi li ha scovati.

Come scrive su Repubblica il superprocuratore coi baffi, “nessuno si salva”. Anche perché “le inchieste di De Magistris sono state valutate da gip, Riesame e Cassazione: sempre De Magistris ha avuto torto”.

Ma non è vero: delle tre inchieste che han suscitato il putiferio, due – Poseidone e Why Not – sono state scippate al pm dai suoi capi in corso d’opera; la terza – Toghe lucane – è dinanzi al gip con una raffica di richieste di giudizio.

Se poi De Magistris fosse un pm incapace sempre bocciato dai giudici, non si vede perché levargli le indagini anziché lasciarle bocciare dai giudici.

Ma la manovra è chiara: De Magistris “deve” avere torto, e così chi ha le prove che ha ragione.

Nessuno – salvo noi e il Carlo Federico Grosso sulla Stampa – denuncia l’abominio dei pm di Catanzaro che indagano i pmdi Salerno che indagano
su di loro.

Vien da rimpiangere il Minculpop: allora i titoli dei giornali li dettava direttamente il regime.

Ora non ce n’è bisogno: si obbedisce agli ordini ancor prima di riceverli.

Fini: da camerata a cameriere. Esemplare carriera dell’Uomo-Pecora.

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Numero 2 del Popolo delle Libertà. Forse domani numero 1, questo almeno è il suo sogno.

Un sogno al quale ha sacrificato pochissimo.

Soltanto la dignità personale.

Fini sicuramente è tra quelli che pensano che sia prova d’intelligenza riconoscere i propri errori.

Peccato che non lo faccia mai.

Certo, è lecito cambiare idea, anche su temi importanti.

Ma, se si è uomini pubblici, si deve dare conto del proprio percorso interiore, indicare i fatti o i ragionamenti nuovi che hanno prodotto convincimenti nuovi.

In mancanza di ciò, noi elettori siamo costretti a qualificare questi nuovi orientamenti semplicemente come delle giravolte, come atti di volgare trasformismo.

Va detto che Fini non è il solo maestro della giravolta della politica italiana.

Ma ci piace citare lui perchè di recente ha fatto sforzi inimmaginabili per entrare nel Guiness dei Primati della Giravolta.

Ecco quello che ha detto nel giro di poche settimane:

18 novembre 2007:” Il nuovo partito di Berlusconi? Comportarsi come sta facendo Berlusconi non ha niente a che fare con il teatrino della politica: significa essere alle comiche finali. Berlusconi con me ha chiuso, non pensi di recuperarmi, io al contrario di lui non cambio posizione”

23 novembre 2007: “Abbiamo vissuto l’epoca berlusconiana con disagio. Le vignette che rappresentavano Berlusconi come uno scodinzolante cagnolino intorno a Bush hanno fatto il giro del mondo”.

16 dicembre 2007: “Il Cavaliere ha distrutto la Casa della Libertà e ora dovremmo bussare alla sua porta con il cappello in mano e la cenere in tasca. Non siamo postulanti. io tornare all’ovile? Sono il presidente di An, non una pecora”

8 Febbraio 2008: “Condivido la proposta di Berlusconi di dare al popolo del 2 dicembre, al Popolo della Libertà, un’unica voce in parlamento. E’ una pagina storica della politica italiana: il 13 aprile nascerà un nuovo soggetto politico”

Come definire quest’uomo?

Come lui stesso ha scelto di definirsi: come una pecora che torna all’ovile , come colui, che, uscito sprezzante da una casa amica dichiarando di non volerci tornare, vi fa ritorno come un postulante con il cappello in mano e la cenere in tasca.

L’altro giorno la Comica finale ha trovato il suo epilogo: Silvio, ha sciolto Forza Italia in venti minuti, per confluire nel Pdl insieme ad An.
Talmente sicuro di sè è il Cavaliere che AN non l’ha praticamente nominata ( eppure AN è uno dei due fiumi affluenti nel nuovo bacino).
E Fini?
Ormai intrappolato e imbalsamato nella carica di Presidente della Camera, l’Uomo Pecora non ha battuto un colpo.
Una carriera esemplare.
Un percorso invidiabile.
Come dice Travaglio oggi su l’Unità :da camerata a cameriere.

Sofri è cambiato? Macchè, parola di Travaglio, ragiona sempre come il mandante

Sull’Unità di oggi Marco Travaglio scrive un altro capitolo del duello a distanza che da anni conduce con Adriano Sofri.

Qual’è l’episodio scatenante ?

Sofri, uno dei mandanti dell’omicidio Calabresi ( ci tocca chiamarlo così perchè questo è il risultato finale cui è giunto il processo a suo carico) desiste dal tentativo portato avanti per anni di attribuire l’assassinio del commissario ai servizi segreti ( vecchia panacea: ai servizi segreti in questo paese sembra agevole dare la colpa di tutto e del contrario di tutto).

Non solo, desiste anche dal tentativo di attribuirlo alla destra.

Non ammette di essere il mandante, anche se, essendo il mandante, avrebbe il diritto di farlo.

Ma ammette che gli assassini erano di sinistra e che l’omicidio “fu l’azione di qualcuno che, disperando nella giustizia pubblica e confidando sul sentimento proprio, volle vendicare le vittime di una violenza torbida e cieca” ( cioè Pinelli e i caduti di piazza Fontana).

Nota a questo punto Travaglio:

“Solo chi per tutti questi anni ha rimosso o ignorato la condanna di Sofri, facendo finta di niente o elevandolo addirittura a maitre à penser perchè “da allora è molto cambiato”, può stupirsi delle sue parole”

Cambiato, un par di ciufoli, sotiene Travaglio!

Che implacabile cita  quanto Sofri scrisse 36 anni fa all’indomani dell’uccisione del povero commissario Calabresi:

“Ucciso Calabresi, il maggiore responsabile dell’omicidio Pinelli”- “Un atto in cui gli sfruttati riconoscono la propria volontà di giustizia”

e lo mette a confronto con quanto ha scritto in questi giorni sul FOGLIO:

“Gli esecutori dell’omicidio erano mossi da sdegno e commozione per le vittime”.

E’ cambiato Adriano Sofri?

No, non è cambiato.

Giustificava l’omicidio allora, continua a giustificarlo adesso.

Cosa aspettarsi di diverso dal mandante?