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Anche con Obama Silvio proverà a fare la politica del Cucù?

berlusconi bagaglino

Oggi a Washington va di scena il Bagaglino.

Obama ancora non lo conosce bene e forse non è preparato.

Nel dubbio ha fatto sapere che a Silvio non è concessa più di un’ora.

Prenderanno solo il caffè insieme.

Un caffè amaro per Silvio, abituato agli inviti a cena, alle passeggiate  nel ranch di Bush, invitato addirittura a parlare in Senato.

E l’incontro, sembra, sarà collegiale, quindi ci sarà meno spazio per le performance stile Bagaglino del Nostro.

C’è però da scommettere che, come il cumenda di quel film degli anni 70 (il magnifico Michel Simon de  “La contestazione generale”, vedi nota sotto) cercherà di raccontare barzellette modello vecchia Brianza.

In particolare quella la cui battuta finale è ”

“Alegher, alegher, ch’el bus del cul l’è negher!”.

N.B.  Vedi sul tema anche  il mio post che descrive l’episodio del film cui facevo riferimento:

Breve nota sul senso dell’umorismo del Berlusca

“Venga a prendere il caffè da noi”. Silvio furioso per la freddezza di Obama ( sperava di restare almeno a cena!)

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Da Repubblica, Claudio Tito

«Dobbiamo preparare l’ incontro con la massima cura. Dobbiamo convincere Obama, adesso».

La preoccupazione è altissima.

Il summit di lunedì prossimo alla Casa Bianca non lascia affatto tranquillo Silvio Berlusconi. Il facciaa faccia con Barack Obama sta provocando apprensione a Palazzo Chigi. Un nervosismo provocato non solo dalle incomprensioni dei mesi scorsi e dai pasticci diplomatici che hanno accompagnato la visita di Gheddafi in Italia.

Anche il format imposto da Washington al colloquio, infatti, ha messo in allarme il Cavaliere. Segnali piccoli e grandi che però vanno in un’ unica direzione: il rapporto tra la nuova amministrazione Usa e il premier italiano non corre su binari sicuri come negli anni dell’ era Bush.

L’ attenzione di Palazzo Chigi è stata calamitata persino dal cerimoniale e dalla paura di una sorta di “declassamento”.

Non a caso, la parola d’ ordine lanciata ieri dal Cavaliere è stata: «sono il secondo premier occidentale ricevuto da Obama dopo Gordon Brown». Eppure lunedì prossimo Berlusconi varcherà il portone della Casa Bianca nel pomeriggio, per un caffè. Nel linguaggio diplomatico, hanno spiegato al premier, è un modo per dare meno peso al colloquio.

Nei tanti precedenti tra il presidente del consiglio e l’ «amico» George Bush, l’ ospitalità della Casa Bianca prendeva sempre le forme di una «colazione di lavoro».

Ossia, colloqui che venivano seguiti da un pranzo o da una cena.

BerlusconiBushCmpDavidL’ ultima volta di Berlusconi da capo del governo nella capitale americana,è stata il 28 febbraio 2006. Colloquio di quasi un’ ora e, appunto, «colazione di lavoro». In quell’ occasione, poi, ci fu addirittura un intervento al Congresso. Il primo contatto tra Bush e il Cavaliere, invece, ci fu il 15 ottobre 2001. Anche in quel caso «incontro e colazione di lavoro».

Quasi tutte le successive visite hanno seguito il medesimo programma. La stessa procedura è stata seguita il 3 marzo scorso, quando Obama ha accolto alla Casa Bianca il primo ministro inglese Gordon Brown, in qualità di responsabile del G20 (ruolo paragonabile a quello di presidente del G8 ricoperto quest’ anno dall’ Italia): incontro e «pranzo di lavoro».

bandanaTanti particolari che stanno innervosendo lo staff di Palazzo Chigi. Ieri ha dovuto puntualizzare che non esiste alcuna modifica al programma del vertice dopo l’ attacco sferrato da Gheddafi agli States nel corso visita a Roma.

«Non c’ è niente che possa far pensare ad irritazionio a possibili scenari diversi», ha chiarito Bruno Archi, consigliere diplomatico di Palazzo Chigi.

Anche l’ ipotesi di un incontro a quattr’ occhi – senza le rispettive delegazioni – viene smentito: «Rimane tutto confermato, come concordato con la controparte americana.

Ossia con l’ Ambasciata Usa a Roma, il Consigliere alla Sicurezza nazionale alla Casa Bianca e, per tramite, l’ Ambasciata italiana a Washington». Sebbene nessuno può escludere una variazione in extremis.

Non solo.

Berlusconi fin dall’ insediamento di Obama non ha nascosto i suoi timori ai collaboratori: «È indispensabile creare un rapporto. Solo questo mi può creare dei problemi».  In particolare per i rapporti intrattenuti con il premier russo Putin: una «diplomazia del gas» non coordinata con le autorità americane. Un insieme di fattori che stano allarmando il premier: «Dobbiamo convincere adesso Obama». – CLAUDIO TITO

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Moriremo Berlusconiani? ( il Paese del VECCHIO CHE RESISTE e del PEGGIO CHE NON MUORE)

obama_shep_print_final21Trovo sul MANIFESTO un interessante articolo di Ida Dominijanni.

Il titolo è musica per le orecchie di molti ( “L’onda di Obama travolgerà Berlusconi”)

Nell’articolo si sostiene che l’elezione di Obama accellererà la fine della vecchia politica.

E quindi anche di Silvio Berlusconi .

Che è stato sicuramente un innovatore per quanto riguarda la comunicazione politica, ma che, come uomo di Governo,  non ha saputo dare quei segnali di novità che aveva promesso.

Partito con la volontà di rappesentare il NUOVO CHE AVANZA, ha dimostrato di essere solo IL VECCHIO CHE RESISTE.

Non a caso chi, in questo particolare momento, gli crea più grattacapi, nella sua coalizione, è la componente con maggiori ansie di cambiamento, cioè la Lega.

L’articolo, come dicevo,  esprime l’auspicio che l’elezione di Obama possa travolgere Berlusconi.
Non da un momento all’altro ( c’è ottimismo nell’articolo, ma non fino a tanto), ma a poco a poco, per effetto del prosciugarsi di un certo humus che è quello che ha fatto crescere in questi anni il consenso di una certa politica.

Trovo ragionevoli alcune delle considerazioni contenute nel testo che trascrivo qui sotto, ma, nonostante la mia natura di persona portata all’ottimismo, non ho le stesse certezze di chi l’ha scritto.

Almeno per quanto riguarda il nostro Paese.

Per accelerare la fine del VECCHIO CHE RESISTE dovrebbe avere appeal IL NUOVO CHE AVANZA.

Purtroppo non solo IL NUOVO CHE AVANZA non ha appeal, ma nemmeno consistenza.

Chi riesce a vederlo è bravo.

Servono volti nuovi, serve anche a noi un piccolo Obama.

Ammesso e non concesso che esista in natura e che sia già in età sufficiente a consentirgli di fare politica in questo Paese per Vecchi.

Spero solo che non stia nascendo in questi giorni e che non ci tocchi aspettare una quarantina d’anni per vederlo all’opera.

Perchè se così fosse, una disgrazia  è certa.  Dopo aver temuto di morire democristiani, si avvererebbe un incubo ben peggiore: morire Berlusconiani.

Perchè il nostro, oltre ad essere il paese del VECCHIO CHE RESISTE è anche quello del PEGGIO CHE NON MUORE MAI.

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L’onda di Obama travolgerà Berlusconi

di Ida Dominijanni

Per quanto si affanni a seminare ottimismo e a ingiungere consumismo, a promettere sfracelli sulla giustizia e a costruirsi pioli per il Quirinale, a tenersi incollati Fini e Bossi e a emettere decreti legge, Silvio Berlusconi appare ormai un uomo di governo e un capo politico fuori dal tempo e dalla storia.

E per quanto possa sembrare una fantasticheria dirlo a fronte della nuda realtà dei numeri del parlamento e dei sondaggi, il suo astro appare destinato a tramontare nella svolta politica, geopolitica e culturale provocata dall’elezione di Barack Obama.

Berlusconi è stato un fenomeno prettamente italiano, radicato nella modernizzazione degli anni 80, concimato da una più lunga storia di cittadinanza debole e di «uomini forti» al comando, sbocciato nella crisi del sistema politico degli anni 90, alimentato dal consenso di un immaginario sociale ricalcato su di lui dalle sue tv.

Tuttavia, non è stato solo un fenomeno italiano: ha anticipato tendenze più larghe, o le ha imitate o ne ha risentito.

Leadership mediatica, personalizzazione della politica, svuotamento e deformazione della democrazia (attacco allo stato di diritto, de-costituzionalizzazione, rafforzamento dell’esecutivo e indebolimento del parlamento e della rappresentanza), retorica dell’antipolitica, concezione imprenditoriale dello stato, della società e della «riuscita» individuale, alleanza con i teo-con e con le ossessioni identitarie a sfondo razzista: questi ingredienti della ricetta berlusconiana sono stati gli stessi dell’era ispirata, negli Usa e dagli Usa in tutto il mondo, dal neoliberismo e dal neoconservatorismo.

Con l’elezione di Obama questo contesto internazionale, questa onda che ha disegnato il profilo di un’epoca, sono finiti.

Ed è questa fine che consegna alla sua fine anche Silvio Berlusconi e la sua «impresa» politica, come se una nuova reazione chimica rivelasse improvvisamente l’obolescenza e le rughe del materiale plastico di cui è fatto.

Non si tratta di attribuire alla nuova presidenza americana un effetto immediato di trascinamento dei nostri equilibri politici, e di immaginare per domani mattina un impossibile ribaltone della maggioranza di governo qui in Italia.

Una fine può essere lenta, travestirsi di livida potenza, combinare molti guai. E nemmeno la prevedibile erosione di consensi che a Berlusconi verrà dal dispiegarsi nei prossimi mesi della crisi economica autorizza l’opposizione a mettersi nella passiva attesa di una automatica alternanza di governo.

Si tratta di percepire, registrare e interpretare questo cambiamento dell’epoca, questo smottamento di egemonia, questa nuova energia.

E di reinventarsi un’alternativa politica, sociale e etica in questo «dopo» in cui siamo già sospinti.

Quando un’epoca finisce, travolge nella sua fine i vincenti, ma anche i perdenti se restano attaccati a ciò che in quell’epoca sono stati. Ne può derivare una catastrofe o una rinascita.

Prima l’immaginazione che non è al potere comincerà a realizzerà che l’incubo è finito, a smettere di tenere in vita i propri spettri o più banalmente di continuare a occuparsi del caso Villari, a far vivere nelle maglie di un presente ancora afferrato dal passato le possibilità del futuro, prima si chiarirà se c’è una catastrofe o una rinascita ad aspettarci dietro l’angolo.

L’intelligenza di Gasparri e l’esistenza di Dio.

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In un messaggio di Al Qaida appaiono pesanti Insulti al presidente eletto degli Stati Uniti, Barack Obama, definito «negro» e contrapposto a «rispettabili neri americani» come Malcolm X.

Il messaggio è attribuito al numero due dell’organizzazione, Ayman al Zawahri, ed è stato  diffuso sui principali  siti web islamisti.

«Con Obama alla Casa Bianca Al Qaeda forse è più contenta» aveva  detto Gasparri  (ascolta l’audio) poche ore dopo l’elezione del nuovo presidente degli Stati Uniti.

Una piccola considerazione.

Due cose sono estremamente difficili al mondo: la prima è dimostrare l’esistenza di Dio, la seconda è credere nell’intelligenza di Gasparri.

Continuiamo ad applicare i nostri sforzi ad entrambi gli obiettivi.

Ma sentiamo che il secondo ci sfugge.

Ogni giorno di più.

C’è una strategia dietro la battuta dell’abbronzato? Oppure Silvio è semplicemente uno che non si tiene?

berluconi-nano-con-parruccaSecondo alcuni ( vedi anche il commento di un lettore su uno dei miei post sulla vicenda della battuta su Obama) Berlusconi attraverso quella battuta è riuscito a realizzare una strategia ben precisa, quella di comunicare ai nuovi amministratori USA : “State attenti non siete piu’ i padroni intoccabili del mondo a cui vi si deve obbedienza e rispetto assoluto.”.

Non sono d’accordo.

Quelli che la pensano così attribuiscono a Berlusconi una sottigliezza che evidentemente non ha.

Silvio è solo un cummenda brianzolo che dice stupidate e fa battute del cavolo.

Per nostra sfortuna non è solo questo: è anche un grande combattente che è riuscito a rientrare nel ristretto novero dei Grandi della terra

Cosa che deve in egual misura :
1)alla sua grinta,
2)al suo potere mediatico
3) alla inadeguatezza dei suoi antagonisti,
4) ( ma non meno importante) alla credulità del popolo italiano

Questa nuova collocazione tra i grandi della terra non gli suggerisce purtoppo una maggiore compostezza.
E’ più forte di lui.
I suoi fan lo hanno convinto di essere spiritoso ( mentre il suo umorismo è stantio e deprimente, da bar sport).
Non si rassegna, perciò, al fatto che questo suo greve umorismo non possa affermarsi nel mondo.

In quanto ad Obama, vede lucciole per lanterne chi ritiene che l’irriverenza nei suoi confronti contenuta nella pseudobattuta smitizzante dell’abbronzato, sia l’avvisaglia di una politica di maggiore indipendenza dagli Stati Uniti.
In realtà c’è un altro istinto nel Berlusca quasi altrettanto forte di quello che lo spinge a fare battute stupide: ed è quello di leccare i piedi al presidente degli Stati Uniti, di qualsiasi colore e partito egli sia.

“Alegher, alegher, ch’el bus del cul l’è negher!”. Breve nota sul senso dell’umorismo del Berlusca.

michel-somonLa gaffe di Berlusconi su Obama non solo ha messo in ridicolo il nostro premier in tutto il mondo, con conseguente ulteriore caduta d’immagine per il paese che si ostina a votarlo, ma ha evidenziato il suo stantio senso dell’umorismo e la sua pochezza culturale, come bene ha evidenziato Michele Serra ( v. post di ieri).

A me Berlusconi ha ricordato  il personaggio di un film a episodi del 1970 “La contestazione generale ” di Luigi Zampa.

In uno dei tre episodi del film un industriale brianzolo, rappresentato dal formidabile Michel Simon (v.foto) va in America per affari con un dirigente della sua ditta che conosce bene l’inglese ( Nino Manfredi) e, nel goffo tentativo di creare un feeling con alcuni manager americani racconta una vecchissima barzelletta.

Non ricordo la trama della barzelletta, ricordo solo che è una storiella un po’ greve che trova la sua degna conclusione in una battuta finale in dialetto milanese : “alegher, alegher ch’el bus del cul l’è negher” .

Finita di raccontare la barzelletta, il vecchio industriale brianzolo sorride compiaciuto di se stesso e aspetta, sempre sorridendo, che il suo dipendente traduca in inglese il tutto.

Ovviamente nessuno ride.

E, ovviamente, il protagonista della storia se la prende con il suo dipendente che non capisce niente e non sa raccontare le barzellette.

Quando la racconto io in Italia, ridono tutti! ” ringhia .

Berlusconi assomiglia molto a quel personaggio: in Italia, quando fa dell’umorismo, ridono in molti e lui si è illuso di essere spiritoso.

Poi va all’estero e le sue battute ricevono reazioni che vanno dal glaciale all’indignato.

Ma come l’industriale brianzolo di quel film, lui se la prende con gli altri.Una vera macchietta.

Il dramma è che, invece, quando va nei consessi internazionali e parla di cose serie, le risate arrivano.

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“Siamo nelle mani di un comico “: anche oggi Scalfari prende a pugni il vecchio Silvio.

big_scalfariScrive oggi Scalfari nel suo pastone domenicale:

Il clamore sulla “abbronzatura” del presidente eletto degli Stati Uniti ha indignato il premier italiano.

Era una carineria – ha detto – e la stampa imbecille di tutto il mondo non l’ha capita.

Io penso che Berlusconi abbia ragione, il clamore è stato eccessivo.

Dovrebbe esser chiaro a tutti che l’Italia ha liberamente scelto di affidare il governo nazionale ad un comico. E’ un comico un po’ invecchiato ma pur sempre di prim’ordine.

Chi se ne stupisce e se ne indigna è male informato.

Si tratta di un attore della premiata ditta del Bagaglino. Barack Obama che è intelligente l’ha capito e gli ha telefonato. Forse qualche risata se la sarà fatta anche lui.

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Possiamo dargli torto?

Carla Bruni dopo la gaffe del Cavaliere “Felice di non essere più italiana”

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“Mi fa uno strano effetto ascoltare Silvio Berlusconi prendere alla leggera” l’elezione di Barack Obama alla Casa Bianca e “scherzare” sul fatto che il presidente eletto Usa è “sempre abbronzato: lo ha detto in un’intervista al Journal du Dimanche la ‘first lady’ francese Carla Bruni, precisando “a volte di essere felice” per il fatto di aver acquisito la nazionalità francese.

Credo che adesso siamo tutti pieni di speranza, di attesa. Per contrasto, quando sento Silvio Berlusconi prendere l’evento alla leggera, e scherzare sul fatto che obama è ‘sempre abbronzato’, mi stranisce. Si farà pure dell’umorismo… Ma certe volte sono molto felice di essere diventata francese!”.

da  Carla Bruni dopo la gaffe del Cavaliere “Felice di non essere più italiana” – esteri – Repubblica.it

Obama chiama Palazzo Chigi: “Passatemi il nano”.

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Barack Obama chiama palazzo Chigi per ringraziare Berlusconi degli auguri ricevuti per la sua elezione.

Sul tono e sui contenuti di questa telefonata, definita lunga e cordiale dallo staff del premier,  si possono fare varie congetture.

Conoscendo il nostro premier è difficile pensare che non abbia cercato di peggiorare la situazione con frasi del tipo:

Pensa Barack, qui in Italian i comunisti mi hanno criticato per quella battuta. Ma non era una battuta, io ti invidio veramente perchè sei alto, bello e abbronzato“.

A questo punto Barack potrebbe aver detto : “Non ti preoccupare, Silvio, capisco benissimo l’invidia”.

A noi piace immaginare però uno  scenario, meno probabile, ma assai più divertente: Barack, che ,  nel chiamare palazzo Chigi , volendosi mettere in sintonia con l’umorismo becero a sfondo razziale del suo interlocutore, esordisce con un giocoso e goliardico : “Passatemi il nano con la testa dipinta”.berlusconi-tronfio

Pasticcione, gaffeur, vanesio, omettino ridicolo: i giornali stranieri sbeffeggiano il premier dopo l’ennesima gaffe.

berlusca-pagliaccioDérapage di Berlusconi su Obama, così titola il Figarò.

E il Sun cosa dice? Definisce Berlusconi BUNGLING ( pasticcione) e gaffe prone ( gaffeur).

Poi c’è The Times che evidenzia maliziosamente :The Italian leader himself boasts a perma-tan, and has had plastic surgery in an attempt to make him look younger ( Il premier italiano ostenta anche lui una perenne abbronzatura e si è sottoposto ad operazioni di plastica per sembrare più giovane).

Berlusconi bromea sobre Obama ( Berlusconi scherza su Obama) scrive lo spagnolo Abc.

Der Spiegel parla di bizarren Lob ( elogio bizzarro) di Berluscono al neoeletto.

Publico, quotidiano portoghese, nella sua edizione Internet pubblica il video della conferenza di Belusconi, chiedendo un commento ai lettori.

Il primo commento è questo:

Porca miseria…que homenzinho ridículo.
Omettino ridicolo ( non è il mio pensiero, è la traduzione: io penso che non c’è niente da ridere)

Certo che all’estero è proprio pieno di comunisti!!!

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