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A Fini diciamo: FORZA PECORA!

berlusconi-sbabila1Vogliamo ricordare come è nato il Popolo della Libertà?

Un bel giorno un signore, di nome Silvio, è salito sul predellino di una Mercedes per guadagnare quella ventina di centimetri che gli consentisse di dominare la folla di aficionados che aveva preventivamente radunato in una piazza, e ha fondato il Partito, diramando gli inviti.

Destinatari Fini e Casini.

Della serie: con noi o contro di noi.

Casini respinse l’invito in maniera quasi garbata.

Fini addirittura in maniera irridente. Alcune delle frasi che disse in quella circostanza passarono alla storia: “Siamo alle comiche finali” – “Sarei una pecora se tornassi indietro”.

Poi sappiamo come è finita: Casini non ha aderito all’invito, Fini si comportò da “pecora” ( la definizione- per sua sfortuna-  è dell’interessato).

Adesso sorge il problema dell’unificazione,  in quel partito fondato dal predellino, dei due partiti che vi sono confluiti: il Partito Azienda del premier, il partito vero Alleanza Nazionale.

Sarà un’annessione? Il partito vero, con alla sua guida l’uomo” pecora” ( la definizione, lo ripetia è By Gianfranco Fini) recalcitra.

Se deve esserci un partito unico, che sia un partito vero, sostengono dalle parti di Alleanza Nazionale.

Ci siano organi di gestione del partito eletti democraticamente ( e non per acclamazione) . Ci sia una vera dialettica. Ci siano congressi e non adunate oceaniche in cui parla solo il Capo.

Questi sono i dubbi che affiorano alla vigilia dell’unificazione.

Unificazione che il leader maximo vuole affrettare e che l’uomo pecora vuole rimandare per capire meglio dove si va a finire.

Che accadrà?

Ci sarà un nuovo partito vero, oppure, molto più semplicemente, si allargherà il Partito Azienda?

Lo scopriremo vivendo, diceva Battisti.
Molti di noi però credono di sapere come andrà a finire.

Chiudiamo con un incoraggiamento al Presidente della Camera: Forza Pecora! Fatti coraggio e tira fuori gli attributi!

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Gianfranco Fini: da leader a pecora

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Numero 2 del Popolo delle Libertà. Forse domani numero 1, questo almeno è il suo sogno.

Un sogno al quale ha sacrificato pochissimo.

Soltanto la dignità personale.

Fini sicuramente è tra quelli che pensano che sia prova d’intelligenza riconoscere i propri errori.

Peccato che non lo faccia mai.

Certo, è lecito cambiare idea, anche su temi importanti.

Ma, se si è uomini pubblici, si deve dare conto del proprio percorso interiore, indicare i fatti o i ragionamenti nuovi che hanno prodotto convincimenti nuovi.

In mancanza di ciò, noi elettori siamo costretti a qualificare questi nuovi orientamenti semplicemente come delle giravolte, come atti di volgare trasformismo.

Va detto che Fini non è il solo maestro della giravolta della politica italiana.

Ma ci piace citare lui perchè di recente ha fatto sforzi inimmaginabili per entrare nel Guiness dei Primati della Giravolta.

Ecco quello che ha detto nel giro di poche settimane:

18 novembre 2007:” Il nuovo partito di Berlusconi? Comportarsi come sta facendo Berlusconi non ha niente a che fare con il teatrino della politica: significa essere alle comiche finali. Berlusconi con me ha chiuso, non pensi di recuperarmi, io al contrario di lui non cambio posizione”

23 novembre 2007: “Abbiamo vissuto l’epoca berlusconiana con disagio. Le vignette che rappresentavano Berlusconi come uno scodinzolante cagnolino intorno a Bush hanno fatto il giro del mondo”.

16 dicembre 2007: “Il Cavaliere ha distrutto la Casa della Libertà e ora dovremmo bussare alla sua porta con il cappello in mano e la cenere in tasca. Non siamo postulanti. io tornare all’ovile? Sono il presidente di An, non una pecora”

8 Febbraio 2008: “Condivido la proposta di Berlusconi di dare al popolo del 2 dicembre, al Popolo della Libertà, un’unica voce in parlamento. E’ una pagina storica della politica italiana: il 13 aprile nascerà un nuovo soggetto politico”

Come definire quest’uomo?

Come lui stesso ha scelto di definirsi: come una pecora che torna all’ovile , come colui, che, uscito sprezzante da una casa amica dichiarando di non volerci tornare, vi fa ritorno come un postulante con il cappello in mano e la cenere in tasca.