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Incredibile a Ballarò: in una giornata in cui succede di tutto il problema è ancora la leadership di Veltroni.

veltroni-1Ero contento del ritorno di Ballarò dopo la pausa natalizia.

Pensavo: stasera ci sono tanti argomenti succosi da trattare: il blitz di Maroni sulla tassa agli immigrati,  che in maniera plateale smentisce il premier che si era espresso in maniera diametralmente opposta, la censura di Fini al governo per la scelta della fiducia, l’avvio ufficiale della compagnia privata di bandierina (di cui è stata garantita, a tempo, l’italianità, in attesa di proclamarne, a breve e a spese nostre, la “francesità”).

Insomma, solo a voler toccare i temi di attualità, come dovrebbe fare ogni onesta trasmissione di approfondimento, ce ne era di carne da mettere al fuoco.

Invece di che si parla? Della crisi del partito democratico.

Forse l’esca l’ha fornita il povero Veltroni, presentatosi dopo tanto tempo in trasmissione .

Impossibile, giornalisticamente, non approfittare della sua presenza per fare al segretario alcune domande su quella specie di via crucis che è diventato il suo compito.

Impossibile non commentare con lui il sondaggio shock di Ipsos che attribuisce il 25% al Pd nelle intenzioni di voto ( con il 9,5 a Di Pietro e l’11,5 alla lega, con il Pdl al 38).

Ma che della crisi del Pd si parlasse per tutta la trasmissione, mettendo il povero Veltroni al centro del bersaglio,  proprio non me l’aspettavo.

Veltroni si è difeso bene, ma era allibito.

Ad un certo punto ha anche detto: “Spero che poi parleremo anche dei grossi problemi del paese”.

Pia illusione, il martellamento è durato sino alla fine.

Una nota di chiusura la voglio dedicare all’ineffabile Belpietro, che si spaccia per giornalista libero in ogni occasione, mentre è semplicemente un addetto alle relazioni esterne del Partito Azienda.

Con il suo sorrisetto di superiorità e di compatimento stampato in viso,  l’addetto alle relazioni esterne del Partito Azienda ha cercato di infierire su Veltroni, predicendo la sua inevitabile caduta di qui a qualche mese, quando ci sarà l’inevitabile redde rationem delle elezioni europee.

Mi è piaciuta la risposta di Veltroni, articolata in due punti:

– è vero che c’è un dibattito squassante nel nostro partito  ma come mai non ci si preoccupa delle tensioni interne della maggioranza che oggi esplodono in maniera così devastante?

– preferisco appartenere ad un partito in cui esiste il confronto piuttosto che al partito delle adunate oceaniche in cui parla solo il Capo e non ci si arriva mai a contare nei congressi.

Belpietro, che contende a Mario Giordano la palma di Primo Maggiordomo alla reggia di Arcore ha continuato a sorridere, come avrebbe scritto Hemingway, “con pietà ed ironia”.

Non si fa curare la paresi, ho saputo, perchè la considera uno strumento professionale.

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Domenica nervosa di Berlusconi: Sogna di passare dal predellino al trono, ma Calderoli lo sgambetta.

berlusconi-berretti-vari

“Per ‘ismo’ conosco solo il federalismo”.

Così Calderoli commenta, sarcastico e irriverente come sempre, l’uscita di Berlusconi sul presidenzialismo.

E aggiunge in un’intervista: “Berlusconi è un vero democratico (sic!) ma il modello presidenziale può essere incarnato anche da persone diverse da lui. Meglio mantenere in piedi il sistema attuale con un responsabile dell’esecutivo che trova nel capo dello Stato il suo contrappeso in termini di controllo delle regole della democrazia”

Insomma il premier si trova allo scoperto.

Annuncia il presidenzialismo, per coronare finalmente il suo sogno riposto, ma non segreto, di passare dal predellino al trono.

Ma la lega si mette di traverso ( anche Bossi ha sparato a zero sul tema).

Non basta.

Torna alla carica sulle intercettazioni.

E qui lo stoppano quelli di An.

Ecco cosa dice Giulia Bongiorno, penalista, presidente della commissione Giustizia alla Camera: «Sono stragarantista ma cancellare le intercettazioni può significare garantire a corrotti e corruttori l’impunità. Se non ti devi nemmeno più alzare per consumare un reato sei oggettivamente agevolato nel commetterlo. E non si può colorare di consuetudine un reato e giustificarlo dicendo che ormai “è prassi”.

La linea è la stessa contenuta nel disegno di legge sulle intercettazioni, del quale la Bongiorno è relatrice, ormai in dirittura di arrivo in commissione, sul quale il  premier sabato scorso aveva annunciato  emendamenti restrittivi  in arrivo da parte del governo.

Insomma, è comprensibile lo stato d’animo del premier, del quale i giornali di stamanedescrivono il nervosismo domenicale.

“Povero Silvio!” direbbe Cornacchione.