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Lodo Alfano, fine di un incubo. Peccato che il programma prevedesse ben altro…

E’ passato il Lodo Alfano. Andrò con la mia famiglia a festeggiare. Sceglieremo un ristorante di lusso, uno di quelli che si scelgono per le grandi occasioni.

E parleremo del nuovo Governo e della felicità che ci sta dando con le sue iniziative.

Grande impatto sulle urgenze del paese ha questo governo, non c’è che dire.

Messasi al petto la medaglietta dei rifiuti (dove ha fatto meglio di chi lo ha preceduto perchè peggio era impossibile) il nuovo Governo

1) ha tentato di far passare un vergognoso emendamento su Rete 4, ha dilapidato soldi per l’abolizione dell’Ici sulle case di maggior valore ( sulle altre aveva provveduto Prodi)

2) ha confermato i livelli di prelievo fiscale del governo precedente dopo averli criticati in maniera asfissiante per tutta la campagna elettorale

3) ha beccato dall’Europa una tirata d’orecchi da levare il fiato sui condoni del 2002 e del 2004 ( ma quasi nessuno ne ha parlato e Tremonti ha minimizzato: “OK, abbiamo capito, non lo faremo più”).

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4) si è mosso in modo confuso e contraddittorio sulla sicurezza ( facendosi richiamare dall’Europa anche in questo caso)

5)ha tentato di bloccare 100.000 processi per annullare quello del premier.

Poi alla fine ha portato a casa il lodo Alfano.

Grande gioia tra i pensionati, i disoccupati, i senza casa, insomma tutti quelli che venivano blanditi prima delle elezioni e che adesso però, nonostante li si prenda giornalmente per il culo, sono felici ugualmente perchè l’incubo del processo Mills non ce l’hanno più.

E’ per questo che andremo a festeggiare…

Craxi uno statista? Parliamone…

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“Hanno messo le mani nelle tasche degli italiani” questo il martellante slogan della campagna elettorale della destra alle ultime elezioni.

Quando le premure e le attenzioni di tutti andavano, Santanchè in testa, alla drammatica situazione dei ceti deboli.

Sia in campagna elettorale sia dopo la chiusura delle urne, Silvio Berlusconi, aveva garantito “meno tasse sulla famiglia, sul lavoro, sulle imprese”.

“Vogliamo ridurre la pressione fiscale sotto il 40 per cento del Pil nei prossimi anni”, aveva detto il 2 aprile.

Ma non lo farà.

E non lo farà nei prossimi 5 anni, parliamoci chiaro

L’ha messo nero su bianco nel Dpef, il Documento di programmazione economico-finanziaria, il Super ministro dell’Economia, Giulio Tremonti.

Lo ha confermato il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, nella sua audizione davanti alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato: “La pressione fiscale rimarrebbe invariata nel quinquennio dopo la riduzione di 0,3 per cento punti di Pil attesa per il 2008 (al 43 per cento)“.

Resterà al livello già raggiunto durante il biennio in cui a guidare la politica fiscale c’era Vincenzo Visco.

Continuità, insomma, con quello che sprezzantemente era stato definito ” il vecchio galleggiamento del governo Prodi”.

Luca Ricolfi, docente di Analisi dei dati all’Università di Torino, commenta:

“Qui, nel tradimento della promessa sulle tasse, c’è anche il maggiore “scarto” tra il programma elettorale e la realtà. Mi sembra troppo sostenere che in quattro mesi c’è stata un’accelerazione della crisi tale da obbligare il nuovo governo a rimangiarsi tutto. In ogni caso qualcuno dovrebbe assumersi la responsabilità di spiegare perché ha cambiato idea”.

L’Italia è smarrita perché vive una condizione sociale drammatica, tanto dura quanto non la si conosceva da anni.

Un’emergenza non più rinviabile: altro che lodo Alfano e norme salvapremier, l’Italia ha bisogno di ripartire sul piano economico. crollano, insieme con il potere d’acquisto, i consumi e, di conseguenza, i profitti delle imprese, in una spirale di concatenazioni reciproche di cui è difficile prevedere gli esiti.

Ma il governo sembra in tutt’altre faccende affaccendato. Crolla la produzione industriale e il governo risponde aumentando le tasse e diminuendo gli investimenti., oltre che con tagli a sicurezza (altra grande promessa mancata!, inutile inasprire le pene se poi si sottraggono risorse alle forze dell’ordine) , scuola e sanità.

Senza dimenticare che la tanto decantata Robin Hood tax voluta da Tremonti si è rivelata una presa in giro sia perchè il 70% del ricavato resterà allo stato ( diversamente da quanto annunciato in prima battuta) sia perchè il restante 30% servirà a finanziare un’invenzione parecchio discutibile: la “social card” per i più poveri, una specie di tesserino per avere riduzioni di prezzo su generi alimentari e servizi.L’avesse fatta il Governo Prodi questa iniziativa, l’opposizione di destra l’avrebbe definita una mancia, un sollievo quantificabile in una tazzina di caffè al giorno,un’elemosina, un atto di carità pelosa, la fanno loro e spunta fuori Robin Hood!, lode al ministro immaginifico).

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Sulla partita delle tasse Veltroni sembra fermamente intenzionato a incentrare una volontà di opposizione sicuramente più sostanziosa e utile per il Paese di quella impostata sulla giustizia da parte del suo “alleato” Di Pietro.

La speranza è che non continui all’infinito questo assurdo ed inquietante balletto chi sta al Governo dice che le tasse non si possono abbassare, chi sta all’opposizione dice il contrario, poi, a cambio della guardia avvenuto, i ruoli si invertono.

Occorre una svolta.

Una riduzione drastica della spesa pubblica ( ma tagliando gli sprechi, il personale in sovrannumero, gli enti inutili, le province, non i servizi essenziali) una maxivendita di beni demaniali, insomma una gigantesca manovra alla fine della quale questo Stato di trovi gravato in maniera meno pesante dall’attuale macigno del debito pubblico.

E dire che negli anni 80, in cui le cose andavano così bene, e si poteva ridurre a livelli accettabili il debito pubblico, una politica irresponsabile ed euforica lo ha portato fuori controllo, trascinandolo negli anni dei Governi Craxi dal 72% al 93%

Oggi si cerca di riabilitare Bettino Craxi. come uomo e come statista.

Come statista lasciamo perdere.

Come uomo …parce sepulto.