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Dove sono i casalesi onesti? (Commento politicamente scorretto sul popolo di Gomorra)

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Ogni volta che la mafia o la camorra colpiscono chi osa ribellarsi alla criminalità organizzata, c’è qualcuno pronto a dire: ” I mafiosi sono in minoranza, la stragrande maggioranza dei cittadini sta dalla parte delle vittime, della giustizia, della legalità”.

Belle parole. Confortanti.

Anche per i casalesi è così?

Difficile crederlo dopo aver letto l’articolo di Giuseppe D’Avanzo su Reubblica di ieri

“Hanno ucciso mio padre e io vado via, ormai qui ci evitano come lebbrosi”

D’Avanzo intervista Massimo Noviello, al quale la camorra un mese fa ha ucciso il padre.

Ucciso come un cane, con venti colpi di pistola ( una calibro 9 e una calibro 38, per la precisione) per essersi rifiutato di pagare il pizzo.

Ucciso dagli uomini di quel clan Bidognetti di Casal di Principe, le cui “gesta” sono state recentemente “premiate” a suon di ergastoli.

Cosa dice Massimo Noviello? Ecco un estratto delle sue dichiarazioni:

E’ giunto il tempo di andar via da Castelvolturno dove abbiamo sempre vissuto. Siamo ormai stranieri nella nostra terra.

Al funerale c’ era soltanto la nostra famiglia, le associazioni antiracket, la polizia.

La gente ci guardava da lontano, indifferente.

Non c’ è stato un negozio che ha ritenuto di calare la saracinesca in segno di lutto.

Peggio è andata alla messa del trigesimo.

Non c’ era nessuno.

I nostri amici, anche quelli più cari, ci evitano come se fossimo dei lebbrosi. C’ è sempre un motivo che impedisce loro di venire a casa o di raggiungerci in pizzeria. Abbiamo avuto accanto, per ora, soltanto lo Stato. Avere fiducia nello Stato è la sola opportunità che ci resta.

Parole pesanti come pietre.

E che mi costringono a farmi questa domanda, politicamente scorretta, ma, credo, non paradossale :

DOVE SONO I CASALESI ONESTI?

E ce ne sono a Corleone, a Scampia, a Secondigliano ?

La mafia al nord? Per carità siamo sotto elezioni, facciamo finta di niente

Da Chiamamilano del 6 marzo 2008

A Palazzo Marino la maggioranza  del Consiglio Comunale di Milano  boccia la proposta dell’opposizione di istituire una commissione d’indagine sugli interessi mafiosi nella città, nonostante l’allarme lanciato dall’Antimafia

Milano e La Lombardia rappresentano la metafora della ramificazione molecolare della ‘ndrangheta in tutto il nord.”
Inizia così il capitolo VII della relazione della Commissione parlamentare Antimafia pubblicato il 20 febbraio scorso.
“Sunrise”, “Caracas Express”, “Stupor Mundi”, “Dirty Money”: non sono i nomi dei nuovi cocktail animatori dell’happy hour milanese, ma quelli che caratterizzano alcune delle più importanti operazioni eseguite dalla Squadra Mobile di Milano negli ultimi anni.
Non solo ‘ndrangheta, con la capostipite cosca dei Morabito-Palamara-Bruzzaniti, non solo criminalità albanese, russa e ucraina, non solo traffico di droga e riciclaggio di denaro.

Il quadro del rapporto è assolutamente impietoso.
Parla di “preoccupanti segnali della persistenza di organizzazioni di tipo mafioso che si caratterizzano per una capillare occupazione di interi settori della vita economica e politico-istituzionale”.
Parla di usura, sfruttamento alla prostituzione, estorsioni in danno dei pubblici esercizi.
Parla soprattutto del grande business del settore edilizio “nel quale va compreso quello degli scavi e del movimento terra, delle costruzioni vere e proprie, sino all’intermediazione realizzata da agenzie immobiliari collegate, del settore ristoranti, bar, del settore delle agenzie che forniscono addetti ai servizi di sicurezza, del settore dei servizi di logistica”.
E’ una mafia “invisibile”, riprodottasi attraverso una “strategia di inabissamento” anche a causa delle “scarse risorse specializzate messe in campo” e dal “contesto di disattenzione” dell’opinione pubblica, allarmata più da fenomeni di microcriminalità collegata alla presenza di stranieri che dalla percezione di una radicale infiltrazione ambientale di tipo mafioso.

E allora non è poi così scontato che tutti i cittadini siano a conoscenza dello spaccato di Quarto Oggiaro, “vera e propria zona franca per l’illegalità”, in cui settecento delle quattromila case popolari gestite dall’Aler sono occupate abusivamente “con l’accesso controllato direttamente dagli uomini della ‘ndrangheta”.
Non è così automatico che il pensionato che non arriva a fine mese si interroghi sul giro d’affari che ruota attorno a quella frutta e quella verdura che trova a buon prezzo all’Ortomercato. Area che, “nonostante la gestione comunale”, è descritta nel Rapporto della Commissione come “zona franca controllata da un caporalato aggressivo, padrone del lavoro nero e all’interno della quale il Presidio di Polizia risultava (nel 2004 ndr) chiuso da anni, mentre i Vigili Urbani evitavano quasi sempre di intervenire”.

E’ in questo quadro che si situa la proposta avanzata dall’opposizione di Palazzo Marino di istituire una Commissione speciale di inchiesta “sugli interessi mafiosi attivi nel territorio cittadino”.
Una Commissione “conoscitiva”, spiega Carmela Rozza ( ascolta l’intervista), consigliera del Pd e prima firmataria della mozione, in grado di fotografare le situazioni riconducibili al fenomeno della mafia.
Accendere i riflettori sulla realtà radicata e capillare della tratta di donne e bambini, colmare la zona grigia relativa ai controlli dei subappalti, alzare la guardia sulle irregolarità nel comparto immobiliare, intervenendo dove possibile con le prassi amministrative, e collaborando con la magistratura senza sovrapporsi o interferire con l’attività giudiziaria: questi i punti chiave della mozione consiliare.
Proposta caduta nel vuoto, con la maggioranza contraria alla creazione di uno “strumento inutile”. Lo sostiene Giulio Gallera , capogruppo di FI e lo ribadisce Carlo Fidanza, capogruppo di An, preoccupato del rischio di un’eventuale “strumentalizzazione politica”.
“La maggioranza ignora il problema -sostiene Carmela Rozza-. La mafia si nutre proprio dei soggetti che vogliono ignorare la sua esistenza”-.
“Si tratta di una forma di chiusura a riccio da casta della politica che ritiene che con queste indagini si voglia colpire questa o quella amministrazione” Afferma Basilio Rizzo della Lista Uniti con Dario Fo, ricordando il successo di altre commissioni analoghe istituite all’inizio degli anni ‘90.
“C’è una distanza tra le volontà manifestate e le realizzazioni pratiche”. Denuncia Lorenzo Frigerio, referente dell’Associazione Libera in Lombardia. “Se la maggioranza voleva veramente affrontare il problema doveva accogliere la proposta della minoranza, invece ci si limita a parlare di queste cose con i giornali quando la questione viene sollevata. Così non si va da nessuna parte.”
La politica faccia la politica, chi ha il dovere di contrastare il crimine lo faccia con la divisa o la toga”, ribatte Fidanza.
“A Milano ed in Lombardia, più che altrove, l’aggressione al cuore economico delle mafie deve rappresentare la vera sfida”, conclude il rapporto della Commissione Parlamentare Antimafia relativo al nostro territorio.
Sfida in cui, a quanto pare, il Comune di Milano non può, non vuole o non deve avere voce in capitolo.Giulia Cusumano