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L’arte del fotomontaggio satirico. Ecco alcuni esempi…

Emiliano Carli, come tutti i veri autori satirici, non ha bisogno di fantasia per trovare gli spunti per i suoi calambour e i suoi fotomontaggi.

Apre il giornale, ascolta la radio, guarda la tv e subito le idee per una vignetta cominciano ad affollarsi nella sua testa.

Sotto forma di immagini, titoli di libri o di film, versi di canzoni, frasi famose.

L’importante è mantenersi sul piano dell’attualità, commentare a modo suo (Carli’s way, direbbe lui) la notizia del giorno.

Scoppia lo scandalo Marrazzo ?

Più veloce della luce, Emiliano pubblica una vignetta che in poche ore fa il giro del Web, quella in cui Berlusconi appare sullo sfondo di una Ford modello Escort e Marrazzo con un Ford Transit.

Scajola lascia il governo dopo avere appreso che qualcuno gli ha pagato una parte della casa “a sua insaputa”?

Emiliano non esita a tirare in ballo Manzoni e il suo “Cinque maggio 1821” dedicata a Napoleone: ed ecco il ministro che appare perplesso nei pressi della sua casa con vista Colosseo, mentre in cielo campeggia una scritta: “Ei fu siccome immobile”…

Berlusconi perde le amministrative nella sua Milano e viene impallinato ai referendum?

Emiliano lo ritrae con una benda sul viso (come se avesse ricevuto di nuovo una statuetta in faccia) e trafitto dalle frecce come una specie di novello S. Sebastiano.

Emiliano è ineusaribile, grazie anche agli spunti comici che le cronache politiche gli consegnano continuamente.

Ogni giorno i suoi aficionados vanno sulla sua pagina facebook e trovano il suo “articolo di fondo”.

Difficilmente rimangono delusi.

L’arte del calambour, l’esercizio di deformazione delle parole o delle frasi cui Emiliano ricorre di continuo, è un po’ più difficile da esercitare di quella del fotomontaggio, in cui pure questo divertente vignettista eccelle: Un buon calambour richiede cultura, intelligenza, prontezza di spirito, ironia. E anche, a volte, capacità di dissacrazione.

E, se si tratta di dissacrare, Emiliano non si tira indietro.

Come in questa vignetta che ritrae Bossi che “battezza” Calderoli, il cui titolo fulminante è “la Pagania”

(Emiliano però ci direbbe che a dissacrare qualcosa, prima di lui, è stato il Senatur e che lui, come molti autori satirici di oggi, più che inventare battute umoristiche, a volte deve solo… trascriverle)

Biancaneve e l’ottavo nano: la migliore vignetta su Brunetta ( dal sito della Pubblica Amministraziona)

Come è noto, il ministro della Pubblica Amministrazione  Brunetta  ha invitato tutti gli italiani a spedirgli  le loro vignette satiriche sulle iniziative da lui assunte.

Mostrando, non c’è che dire, senso dell’ironia, ma anche grande capacità di autopromozione.

Nel sito del Ministero della pubblica Amministrazione troviamo le vignette che hanno superato la prima selezione.

Ho scelto e pubblico nell’ordine di ( mia) preferenza le prime tre:

Fare satira attraverso i manifesti elettorali

Un manifesto elettorale è di solito frutto di un grande sforzo.

Bisogna essere incisivi, colpire l’immaginazione dei fruitori, scegliere se possibile un solo tema tra i tanti considerati importanti dall’elettorato: la casa, il lavoro, la sicurezza ecc.
Bisogna essere autocelebrativi, ma evitare di apparire enfatici e pomposi.Questo è lo sforzo che richiede maggiore abilità.

Chi fa satira, poi, è sempre in agguato, pronto a ritoccare ( o “taroccare” come si usa dire) l’immagine o la frase che campeggiano sul manifesto per stravolgerle e trasformarle in barzelletta.
Tra i tanti manifesti taroccati ne ho scelti alcuni che mi sembrano particolarmente divertenti.

Eccoli.

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