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A salvare gli amici ci provano sempre…Per fortuna Tremonti non ci sta.

Cesare Geronzi, grande amico dell’attuale maggioranza, attuale presidente di Mediobanca, come è noto, è alle prese da tempo con seri impicci giudiziari per via dei crac Parmalat e Cirio.

Ma per gli amici e gli amici degli amici c’è sempre all’opera una fabbrica permanente di leggi ad personam.
Un emendamento, che all’inizio passa quasi insossevato, viene infilato da una “manina ” dentro  la legge Marzano sui salvataggi delle grandi imprese .

L’emendamento dice che per essere perseguiti penalmente per una mala gestione aziendale è necessario che l’impresa si trovi in stato di fallimento.

Se invece è guidata da un commissario, e magari va anche bene come nel caso della Parmalat, nessun pubblico ministero potrà mettere sotto processo chi ha determinato la crisi. Se finora lo stato d’insolvenza era equiparato all’amministrazione controllata e al fallimento, in futuro, se la legge dovesse passare com’è uscita dal Senato, non sarà più così.

I cattivi manager, in buona sostanza, verranno salvati se l’impresa non sarà definitivamente fallita. 



Il che vuol dire mettere definitivamente  In salvo Tanzi ( crac Parlmalat) e Cragnotti ( Crac Cirio) . 

Salvacondotto, ovviamente,   anche per Geronzi.

Per fortuna una giornalista se ne accorge . È Milena Gabanelli, l’autrice di Report, .

La quale Intervista, nel costruire una delle sue inchieste, quella su Alitalia ( ancora non andata in onda) un giurisra, Giuseppe Cascini,che le dice

“Se la norma verrà approvata non saranno più perseguibili i reati di bancarotta commessi da tutti i precedenti amministratori di Alitalia, ma neppure quelli compiuti da altri manager di società per cui c’è stata la dichiarazione d’insolvenza non seguita dal fallimento“.

L’obiettivo  dell’emendamento è chiaro. Finora perchè  i manager delle grandi imprese finissero sotto processo per bancarotta bastava la dichiarazione d’insolvenza.

Con il nuovo emendamento, l’azione penale resterà sospesa fino a un futuro, e del tutto incerto, fallimento definitivo.

Una moratoria sine die, un nuovo colpo di spugna .

Giorni fa abbiamo apprezzato la durissima richiesta di condanna ( 13 anni di carcere) del Pubblico Ministero per il principale responsabile del caso Parmalat, Callisto Tanzi. S’interromperà solo perché il commissario Bondi ha evitato il fallimento.

Per fortuna Tremonti non ci sta.

Pochi minuti in Senato fa il ministro Tremonti è stato lapidario : SE QUELLA NORMA PASSA, NON SARO’ PIU’ MINISTRO.

Insomma ci provano sempre….

Chiesti 13 anni per Tanzi ( e sono pochi per quello che ha fatto!)

In una giornata di Borsa da tregenda, con ribassi superiori a quelli dell’11 novembre del 2001, la procura di Milano chiede tredici anni di reclusione per Calisto Tanzi, ex patron di Parmalat per il crac dell’azienda emiliana.

La richiesta è stata formulata dal pm Eugenio Fusco che ha condotto la requisitoria insieme ai colleghi Francesco Greco e Carlo Nocerino.

A giudizio dei magistrati della procura, Tanzi non deve beneficiare di alcuna attenuante.

I pubblici ministeri fanno sul serio quindi…

Speriamo che faccia sul serio anche la magistratura giudicante….

Non è giustizialismo.

Semplicemente non se ne può più di  questi squallidi individui che, forti delle loro amicizie e della loro abilità nell’ottenere credito ( quel credito che invece viene negato ai poveracci) dopo rubato i risparmi di una vita ad un sacco di persone,  si ritirano da qualche parte a godersi il malloppo.