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Il Maestro e il Generale: Alberto Moravia visto da molto vicino.

(Filippo Cusumano acrilici e olio 90×90)

Mi capitava spesso di incontrare Alberto Moravia a Venezia, all’inizio degli anni ‘80.

Aveva comprato una casa, che stava proprio di fronte alle finestre del mio ufficio ( i due stabili erano separati da un canale largo non più di due metri) .

Stava facendo ristrutturare l’immobile e ogni tanto veniva per verificare l’avanzamento dei lavori. Stando seduto alla mia scrivania, di tanto in tanto, lo vedevo affacciarsi al balcone e fissare, quasi sempre accigliato e pensieroso, l’acqua scura del canale.

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Qualche volta lo vedevo parlare con l’architetto che si occupava della ristrutturazione dell’appartamento. Lo ascoltava con rara concentrazione, dando poi risposte secche e nervose, come a chi fa domande ovvie o inopportune.

Ma più spesso lo incontravo al cinema Accademia, un vecchio esercizio che adesso non c’è più, come quasi tutti i cinema veneziani di trent’anni fa.

Si sedeva molto vicino allo schermo ed era sempre accompagnato da un amico che, per tutta la proiezione, era impegnato a ripetergli le battute del film che il Maestro, ormai mezzo sordo, non era riuscito ad afferrare.

Spesso zittiti dagli altri spettatori, i due facevano finta di non accorgersene.

Terminati i lavori della casa, Moravia cominciò a venire a Venezia per brevi periodi, sempre accompagnato da qualche amico.

Un giorno mi capitò di incontrarlo in macelleria. C’erano due o tre persone prima di lui, il Maestro aspettava tranquillamente il suo turno con la solita espressione accigliata.

Indossava un elegante giubbotto di panno di stile militare, come nella foto che vedete qui sotto.alberto-moravia

All’improvviso entrò nella bottega e puntò immediatamente verso di lui un signore di un’ottantina d’anni, un vecchio generale in pensione che conoscevo di vista.Il generale si portò immediatamente davanti allo scrittore e iniziò a rimproverarlo aspramente.

Tutti i presenti fissavano la scena incuriositi, cercando di capire.

Alla fine fu chiaro a tutti che il generale, vicino di casa del Maestro, si lamentava del chiasso che, fino alle prime ore del mattino, proveniva dall’appartamento di quest’ultimo.

– Tutte le sere, tutte le sere!- urlò gesticolando il generale.

Il Maestro lo guardava con gli occhi sbarrati, incerto tra il desiderio dare delle spiegazioni e l’impulso ad abbandonare la macelleria.

– In fondo vengo qui poche volte all’anno e sempre per pochi giorni – provò a dire alla fine.

– Che significa? ribattè l’altro, implacabile- Che in quei pochi giorni lei e i suoi amici avete il diritto di disturbare i vicini con i vostri schiamazzi notturni?” .

– Schiamazzi? Era solo una discussione…- rispose debolmente il Maestro, guadagnando l’uscita della bottega e rinunciando alla sua ordinazione

– Schiamazzi, schiamazzi, schiamazzi, caro signore – si mise a scandire implacabile il generale, incalzandolo verso l’uscita e piazzandosi in mezzo alla calle, mentre l’altro si allontanava il più velocemente possibile.

Finito il suo show, il generale rientrò nella macelleria con aria soddisfatta. “La prossima volta chiamo il 113!” ci annuncio con tono deciso.

“Non le sembra di avere esagerato?” gli disse gentilmente una signora molto distinta “ è un grande scrittore e lei lo ha trattato come uno scolaretto”.

Il generale la guardò per un attimo poi, del tutto inaspettatamente,  sorrise.

“Semmai era un grande scrittore, cara signora. Sono quarant’anni ormai che continua a scrivere senza aver più nulla da dire”

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FILIPPO CUSUMANO

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I mobili della nonna ( piccola confortante storia esoterica)

Flickr imageTempo fa sono andato da un vecchio artigiano, qui a Venezia, per comprare una credenza dell’Ottocento.Lui mi porta in un grande magazzino pieno di mobili lerci e malandati e mi dice: “Scelga quello che vuole; non badi a come lo vede, glielo restauro e glielo consegno come se fosse nuovo”.

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Poi mi racconta questa curiosa storia:

“All’inizio degli anni 60 una vecchia signora mi chiama per chiedermi di sgomberare di una decina di vecchi mobili una grande soffitta

Porto i mobili in questo grande magazzino e li lascio qui per vari anni. Restauro un mobile, anche a distanza di venti, trent’anni da che ce l’ho in casa e lo faccio solo se c’è qualcuno che me lo chiede.

Passano venticinque anni e viene a trovarmi la nipote della vecchia signora.

I mobili antichi sono tornati di moda e lei, che sta per sposarsi, ne vorrebbe acquistare alcuni.

L’accompagno nel mio magazzino dove sono stivati, come vede, più di 500 mobili e, con mia grande sorpresa, la ragazza sceglie con convinzione, uno dopo l’altro, proprio i dieci mobili dei quali la nonna aveva voluto disfarsi vent’anni prima.

Mobili che la ragazza non aveva mai visto, essendo usciti dalla casa della nonna prima della sua nascita”

Flickr image

Un invito ad una mostra

Se passate da Venezia tra l’8 e il 29 gennaio. potete visitare la mia prima esposizione di quadri .

La galleria che la ospita, l’Imagina Cafè ( lunedì è il giorno di chiusura) è facile da trovare.

Partendo da piazzale Roma, basta chiedere di Campo Santa Margherita ( è sulla strada che conduce alle

Gallerie dell’Accademia ) .
Da lì, chiedete del Ponte dei Pugni ( è a cinquanta metri dal Campo )

Quando siete di fronte al Ponte dei Pugni, direzione Accademia, siete arrivati: la galleria Imagina Cafè è alla vostra sinistra.

Imagina Cafè ( Filippo Cusumano 8- 29 gennaio 2008)

Ponte dei Pugni Santa Margherita –

Dorsoduro 3126, Venezia 30123
Tel +39 041 2410625
http://www.imaginacafe.it).

Il mestiere della memoria

Vecchie foto di famiglia, scorci della mia bellissima città, immagini tratte dai film che ho amato: non appena uno di questi soggetti mi appare come un soggetto possibile, mi metto all’opera.

L’intento è sempre quello di consentire alla memoria di fare nelle migliori condizioni possibili il suo mestiere di memoria: adularci con immagini più luminose e vivaci di quelle reali.

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Intrigo internazionale Marylin provenza rio

 

 

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