L’ultima gag di Silvio il Comico: “Chissenefrega della legge. Anche se l’ho scritta io”.

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“Se il Porcellum non finisce mai di stupire, non prendetevela solo con Calderoli.

Il decreto-legge n. 75 dell’8 marzo 2006 (poi convertito nella legge 20 marzo 2006, n.121) non porta la sua firma, ma quella di Berlusconi e dell’allora ministro dell’Interno Beppe Pisanu.

Stabilisce le regole per il disegno delle nuove schede elettorali.

Norme rigide e vincolanti, che il Viminale si è trovato costretto ad applicare anche per queste elezioni. A prescindere dalla loro assurdità.

Il decreto non si limita ad indicare che «sulle schede i contrassegni delle liste collegate appartenenti alla stessa coalizione sono riprodotti di seguito, in linea orizzontale, uno accanto all’altro, su un’unica riga» (con il rischio evidente che l’elettore tracci la sua croce su più di un simbolo).

Al testo sono allegati anche due fac smile (clicca per vedere il pdf), che indicano nei dettagli come disegnare le schede.

Le indicazioni che condizionano il disegno della scheda per le elezioni del 2008 sono due.

La prima dice che non ci possono essere più di cinque righe orizzontali.

Dunque è impossibile disporre tutti i 15 simboli in verticale, uno sotto l’altro.

L’altra stabilisce che una coalizione può avere una riga tutta per sé solo se comprende almeno cinque partiti. Altrimenti bisogna affiancare sulla stessa linea i simboli di altri partiti minori. Ed è proprio questo il caso dei mini raggruppamenti di Veltroni e Berlusconi.

Il risultato?

Simboli affiancati uno all’altro, coalizioni inserite alla rinfusa. Non bisogna avere un particolare genio per la grafica per capire che con queste indicazioni, tagliate su misura per le mega coalizioni del 2006, la scheda elettorale non poteva che essere disegnata in un modo: quello scelto, ob torto collo, dal Viminale.”

sanBerlusca.thumbnail.jpg

Questo dice l’Unità di stamattina . Berlusconi come sempre è bravo nell’individuare gli errori altrui, poco propenso a riconoscere i propri.

Amato ha detto una cosa giusta: “Non si può pretendere che tutti conoscano le leggi, si può però sperare che le abbiano lette almeno quelli che le firmano”

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